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Mario Baldini anticipa l’estate di Primola, senza arena ma con balconi, ex macelli e maestri pugilatori

Romagna | 26 Giugno 2020 Cultura
Federico Savini
«Primola è nel mezzo di una metamorfosi. E sembrerà incredibile, ma l’arrivo di questo virus ha sciolto le nostre riserve, ci ha costretti a far qualcosa su cui già ragionavamo». Mario Balbini sa sempre muoversi con efficacia tra le altezze oniriche della profezia e il rispetto contadino che si deve alla terra. Fuor di metafora, l’uomo che insieme all’associazione Primola di Cotignola ha dato vita a quell’Arcadia effimera che si chiama «Arena delle Balle di Paglia» - e che da anni è l’evento culturale più atteso in assoluto nel territorio della Bassa Romagna -, quest’anno non si è visto i sogni mozzati dal Coronavirus ma ha approfittato della situazione per scommettere un’altra volta, far tornare l’Arena alle rigini attraverso la riappropriazione comunitaria dei piccoli spazi, con una sana indole situazionista che si sposa a un gusto per la socialità che - ci scommettiamo - non verrà meno neanche nell’estate «distanziata» che si profila. «La metamorfosi era già in atto, nelle discussioni interne a Primola - spiega Baldini -. Tutto è nato da una specie di bilancio di questi 11 anni di Arena delle Balle di Paglia».
Un bilancio positivo a dir poco, sulla cui continuità quasi tutti speculerebbero. Cosa non andava?
«Non c’è nulla che “non andasse”, ma l’interrogativo su come proseguire era nell’aria. Ogni esperienza ha alti e bassi. Noi abbiamo avuto picchi notevoli, ma questo non esclude che si possa procedere poi anche in altre direzioni. Ci era venuta voglia di ricreare situazioni più intime, per tornare a una dimensione ristretta, simile all’arena del primo anno, quando ci venivano 300 persone. E’ un modo per “esplorare nuove emozioni”, per forza diverse rispetto a quando fai un evento da 11mila persone. I numeri sono sempre uno stimolo, ma cambiano anche la narrazione di un evento. Stavamo riflettendo su questo».
Poi è arrivata la pandemia…
«Esatto, è arrivato il Covid e, all’improvviso, l’intimità di cui ragionavamo è diventata una condizione necessaria. Questo virus ha lasciato tracce su di noi, non tutte visibili. Il cambiamento delle abitudini di vita e delle attenzioni è evidente. E certo la depressione è qualcosa che si è fatta strada in tutti o quasi tutti noi. Re-incontrarci per progettare l’arena, pur in un quadro di difficoltà, ha suscitato  emozioni pofonde, dovute anche all’aver attraversato nuovi turbamenti e contesti inediti».
Che tipo di «desiderio» vi siete trovati a gestire?
«Se in anni normali la paglia già costituiva un anti-depressivo, quest’anno le balle saranno un sollievo ancor più necessario, perché serviranno a favorire incontri. Non saremo nell’Arena, ma saremo vicini ai cotignolesi, tra i parchi e la piazza, ricostruendo letteralmente un sentimento, come abbiamo imparato a fare negli anni. E lo faremo anche attraverso eventi su prenotazione. Porteremo con noi una luna colorata, sopra un carro, per congiungere i diversi spazi».
Nell’area della golena sul Senio ci saranno tracce, memorie dell’arena?
«Stiamo ampliando la zona normalmente dedicata al bar. Non ci saranno spettacoli, ma punteremo sulla land art, con due opere lungo il percorso, che faranno da “lascito” dell’esperienza dell’arena. Opere ammirabili nel mezzo di una camminata nella natura, cosa che noi promuoviamo sempre».
L’arena, insomma, dovrà essere «dentro» le persone che parteciperanno. In attesa di un calendario formalizzato, dove si terranno gli eventi e cos’avete in programma?
«Il primo appuntamento sarà nel parco dell’ex macello di Cotignola, il 3 luglio alle 21. Vicino alle mura del macello hanno vissuto Michele ‘Bucàza’ Gordini, grande ciclista degli anni ’20, e suo figlio Meo, maestro di boxe e soprattutto di vita. Per l’occasione presenteremo il libro scritto su Meo e suo padre, I Gordini. Una fameja ad fénómen. Un padre, un figlio. Storie romantiche tra ciclismo e boxe, sport di sacrificio per capire la vita, coi giornalisti sportivi Flavio Dell’Amore e Dario Torromeo. Per questo appuntamento ci sono già molti partecipanti che hanno prenotato. Bisogna tenersi aggiornati sul sito di Primola e prenotare via mail a info@primolacotignola.it».
Altri eventi?
«Il 19 luglio avremo Racconti al mondo di Elena Bucci, una performance teatrale in un luogo ignoto! Si prenoterà sulla fiducia e il luogo sarà raggiungibile da cinque percorsi, con la guida dei volontari di Primola. Sarà un luogo dell’anima. Il terzo appuntamento sarà su un balcone, con tre attori che “racconteranno chewingum”, dal diario di Afra Bandoli, che da bambina usciva dalla guerra e scoprii la gomma da masticare grazie ad alcuni soldati americani. Visse questa scoperta come un segno tangibile, addirittura masticabile, della libertà e dell’emancipazione. Il balcone diventerà così un palcoscenico, separato dalla gente ma letteralmente inserito in mezzo alle abitazioni. In agosto saremo anche in piazza».
Le idee non vi sono mai mancate. E, onestamente, neanche lo spirito. Quest’anno sarà diverso?
«Quest’anno sarà più importante e quindi è proprio sullo spirito di questa estate di Primola che voglio insistere. E’ uno spirito di rinascita, l’idea di uscire dalla pandemia con tanta energia, da trasmettere ai cotignolesi e non solo».
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