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Lugocontemporanea ricorda Franco Ranieri nella sedicesima edizione

Romagna | 28 Luglio 2020 Cultura
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Oltre alla settimana lughese del Ravenna Festival il Pavaglione quest’anno ospiterà anche la sedicesima edizione di Lugocontemporanea, festival dedicato alle contaminazioni musicali che non si è mai tirato indietro di fronte alle sfide, denunciando sottilmente le tante ipocrisie sottese al mondo dell’arte, e che quest’anno sarà intitolato «Festival della Morte e della Palingenesi», tanto per non girarci intorno.
L’edizione 2020 nasce nel segno della scomparsa di uno dei direttori artistici, Franco Ranieri, lo scorso 23 marzo, e così i restanti soci John De Leo e Monia Mosconi gli hanno dedicato Lugocontemporanea 2020.
«Morte è una parola che fa paura - scrivono i curatori -, è la parola più rimossa nella cultura occidentale. Ed è associata alla parola dolore: altro concetto rimosso». Era Franco Ranieri a ragionare di questi temi, nel febbraio scorso, e anche per questo l’appuntamento introduttivo del festival, martedì 28 alle 21, sarà «Fino in fondo - Il diritto a vivere e morire», conferenza del dottor Francesco Terrasi, dirigente medico della Casa di Cura Villafranca di Trento. «Se non si muore per fatti traumatici o malattie iperacute - spiega Terrasi -, pochi muoiono nel proprio letto, circondati dai propri cari. La morte è un evento che non è più considerato naturale, per cui la si medicalizza, nel tentativo di posporla, con mezzi che nulla hanno di umano e scientifico». Alle 21.30 partirà la musica, con le improvvisazioni radicali del pianista Antonello Salis e del fisarmonicista Simone Zanchini, seguiti alle 22.30 dalla proiezione del film Orphée Et Eurydice di Romeo Castellucci, che interverrà in seguito insieme al musicologo Sandro Cappelletto.
Lugocontemporanea proseguirà mercoledì 29, alle 21, con Ilaria Dall’Olio dell’associazione Italiana Giovani per Unesco e la sua riflessione su «L’umanità in viaggio», per poi lasciare spazio al padrone di casa John De Leo e la sua spettacolare Grande Abarasse Orchestra in «Tutto è bene quel che finisce», che coinvolgerà un gran numero di quotati musicisti come Dimitri Sillato, Piero Bittolo Bon, Silvia Valtieri, Fabrizio Tarrosi, Franco Naddei e altri ancora. Alle 22.30 a chiudere sarà il «Tempo recital» del cantante e percussionista Peppe Barra, accompagnato al pianoforte da Luca Urciolo. Dal 24 al 30 luglio, nella sala Baracca della Rocca Estense saranno esposte le polaroid di Stefano Questorio nella mostra «Death is not the end».
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