Lavoro, stagionali cercasi nel ravennate, sempre meno le disponibilità estive

Romagna | 08 Luglio 2018 Cronaca
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Barbara Gnisci e Silvia Manzani - «Pochissimi curricula, abbiamo fatto fatica a trovare le persone». Riccardo Francesconi, titolare del bagno Corallo Beach di Marina Romea, fino a quattro o cinque anni fa vedeva arrivare, in vista della stagione estiva, decine e decine di richieste di lavoro: «Poi è iniziato il calo e quest'anno abbiamo toccato il fondo. Per un po' abbiamo pensato che magari qualcuno si sarebbe presentato di persona. Invece no. La tendenza si è confermata nei mesi. Le poche domande, ultimamente, arrivano da persone straniere. Non a caso, nel nostro stabilimento, sono rappresentate moltissime nazionalità: dall'Albania al Marocco, passando per lo Zimbabwe». Si contano sulle dita di una mano anche le persone adulte con esperienza: «Per fortuna noi, rimanendo aperti anche d'inverno, abbiamo uno zoccolo duro sia in cucina che per servire ai tavoli. Perché va bene essere alle prime armi per fare il bagnino in spiaggia ma per le altre mansioni bisogna essere un po' rodati». Una spiegazione precisa del fenomeno, al Corallo, ancora non se la sono data: «Forse pochi giovani sono inclini al sacrificio e all'impegno che la stagione richiede. Forse oggi c'è la tendenza dei genitori a non far fare esperienze lavorative ai ragazzini. Ma c'è anche chi, magari, è senza lavoro ma preferisce andare un po' avanti con la disoccupazione. So per certo che in altri bagni il personale non è ancora al completo. E siamo a luglio».
 
I CENTRI PER L’IMPIEGO: «TREND CONFERMATO»
A confermare il trend è Andrea Capucci, operatore dei Centri per l’impiego di Ravenna: «Da un paio di anni, in effetti, le aziende ci dicono che è sempre più difficile trovare personale. Discorso che non riguarda alcune figure in particolari ma che si estende a 360 gradi, così come a 360 gradi è l’offerta di lavoro: bagnini, chef, camerieri, baristi». Non avendo una banca dati di chi, poi, il lavoro stagionale lo va a fare, è quasi impossibile capire, per ora, i motivi della questione: «Ci sono troppe variabili in gioco. Quel che è certo è che, sempre più spesso, le aziende continuano a cercare per tutta l’estate, anche fino a Ferragosto in certi casi, anche se in maniera ovviamente meno consistente rispetto a maggio e giugno».
 
LE STORIE DI GIUSY E FEDERICO
Ma c’è anche chi, per i motivi più vari, vede la stagione come una salvezza, una scelta o un modo per tamponare alle difficoltà. «Non è facile alla mia età vivere nella precarietà. Niente è sicuro e a volte penso: ‘Se dovessi ammalarmi, se dovesse abbandonarmi la salute?’». A parlare è Giusy Albicini, 55 anni, di Ravenna, che per arrivare a fine mese fa i tanti lavori che prova a conciliare con la gestione della sua famiglia. Cameriera, barista, baby sitter ogni tanto, fino a che, d’estate, si aggiunge la stagione a Mirabilandia, che per fortuna arriva a darle un sollievo da un punto di vista economico: «Ho cominciato a fare questo tipo di vita dodici anni fa, quando mi sono separata da mio marito». Nel parco di Mirabilandia Giusy sta alle attrazioni e questo le permette di mantenere, in un certo qual modo, un rapporto con i bambini che ama tanto, essendo stata per più di quindici anni educatrice di un nido di cui è ancora socia: «Purtroppo nel 2016 ho dovuto interrompere il mio lavoro come educatrice: lo stipendio andava via tutto in tasse e mi sono dovuta arrendere». Nonostante questo, Giusy riesce comunque a pagare un mutuo, a mantenere se stessa e le sue figlie, anche se ormai grandi, rispettivamente di 23 e 25 anni: «La stagione a Mirabilandia è una cosa che mi piace molto fare: il contatto con le persone, la qualità e le condizioni del lavoro sono tutti elementi a favore. Ormai mi sono abituata a conciliare impegni lavorativi differenti, e sebbene a volte sia difficile, so di potercela fare. Finora è andata bene, forse perché sono una donna e noi donne abbiamo tante capacità, e poi perché ci ho messo tanta testa, forza e determinazione».
Diversa la situazione di Federico Fileti, 43enne, ravennate anche lui, che da quindici anni ormai lavora solo d’estate come bagnino di salvataggio. «Ho iniziato quasi per gioco perché un’estate mi sono trovato improvvisamente senza lavoro. E da allora non ho più smesso».  Federico, essendo nato e cresciuto al mare, amante del surf, aveva preso un brevetto come bagnino mentre studiava all’università e quella che era una passione è diventata un lavoro: «La mia è una scelta: lavoro come assistente ai bagnanti da fine maggio a metà settembre, a volte allungo la stagione di un mese, quando mi occupo anche della manutenzione e della consegna dei materiali, e poi parto e giro il mondo. Ciò è possibile anche perché questo è un lavoro che è pagato abbastanza bene e ti permette di mettere dei soldi da parte».  Insieme a lui anche architetti, ingegneri, laureati in scienze ambientali: «Siamo più di 100 tra Casal Borsetti fino a Lido di Savio, cioè in tutto il comune di Ravenna, e tra di noi ci sono molti laureati. In tanti abbiamo scelto di rinunciare alla professione per la quale abbiamo studiato e di dedicarci a questa occupazione. Per me è un lavoro speciale, con tante responsabilità, che mi permette di essere utile alle persone e anche di stare tutto il giorno a contatto con il mare, elemento che amo».
 
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