L’attore Virginio Gazzolo racconta Dante a Ravenna

Romagna | 10 Settembre 2019 Cultura
Elena Nencini
82 anni e non sentirli, l’attore Virginio Gazzolo ritorna a Ravenna per «Dante 2021» e porta un testo di Boccaccio sul grande poeta toscano con Questi fu quel Dante (mercoledì 11, ore 21, Chiostri Francescani). Lucido e implacabile, capace di scorgere oltre le parole di Dante e di ‘vederle’ nell’attuale presente, racconta la sua frequentazione con i testi e le parole del Poeta, ma anche un ritorno a Ravenna affettuoso.
Da diversi anni viene a Ravenna a leggere Dante. Che cosa rappresenta oggi la figura di questo Poeta?
«La risposta meriterebbe uno stage universitario. Molto recentemente mi sono occupato de il De Vulgari Eloquentia e mi hanno colpito alcune frasi: “Io ho il mondo come patria, come i pesci hanno il mare”. Una frase che non può non colpire in questo momento storico. Non si finisce mai di scoprire delle cose nuove, degli squarci imprevisti in Dante. Ma richiede molto tempo, richiede tanto lavoro, bisogna impegnarsi, tradurlo non nella nostra lingua, ma tradurlo nelle nostre immagini, farlo diventare nostro. Sono comunque passati 700 anni, ma lui riesce a scavalcarli come un tiro di freccia».
Cosa esce di nuovo nel rapporto tra Dante e Boccaccio in questo testo che leggerà?
«Non leggo nulla, non sono un attore portato a leggere i fogli, il diaframma che viene creato dal foglio non lo ritengo una bella cosa per un attore. E’ una barriera che metti tra te e il pubblico. Studia e dilla a memoria. Comunque questo Trattello di Boccaccio mi era capitato di ripassarlo per un lavoro in Umbria, Boccaccio racconta Dante e la sua storia, con grande amore e ammirazione. Anche se Boccaccio non l’ha mai conosciuto di persona, racconta il grande poeta con tante piccole curiosità. Come le sue terribili ire. Riesce a renderlo piu vicino a noi che ci accostiamo, alle volte, con imbarazzo, e nella sua grandezza rischia di sfuggirci l’aspetto umano, nel bene e nelle debolezze. Ma sono anche piccole curiosità che aggiungono qualcosa alla figura di Boccaccio, un grandissimo novelliere, che deve tenere viva l’attenzione del lettore. Fu tra i primissimi a leggere Dante, alla badia di Firenze, in piazza, lo commentava parola per parola. Ma Dante non lo hanno mai laureato a Firenze, gliel’hanno messa a Ravenna sulla tomba la corona di alloro».
Durante la sua carriera ha avuto frequenti rapporti con la Romagna e con Ravenna, cosa apprezza di questa città?
«Parliamo di oltre 40 anni fa, ho lavorato in tutti i teatri dell’Emilia Romagna, come capita a un attore in piena attività. A Ravenna in particolare abbiamo fatto un lavoro nelle scuole con l’Ater sull’analisi degli spettacoli che mi ha portato per due anni in città. Abbiamo lavorato dentro al teatro Alighieri perché per insegnare a leggere uno spettacolo ci vuole proprio il teatro. Dissezionavamo lo spettacolo davanti ai ragazzi, lo cambiavamo con loro, gli spiegavamo come funzionava. E’ stato molto soddisnte. Dante 2021 mi ha riportato dopo tanti anni a Ravenna, ma sono affezionatissimo a questa città».
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De Crescenzo
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