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La storia di Fatim, dal deserto a Ravenna: «Mi ha dato uno schiaffo, pensavo fosse normale»

Romagna | 24 Novembre 2021 Mappamondo
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Barbara Gnisci
«Intorno a me c’era solo deserto. Il nulla. Non potevo uscire da casa da sola, non potevo parlare con nessuno, perché non conoscevo la lingua, non avevo un soldo. Mio marito mi proibiva anche di andare a trovare mia sorella che viveva non troppo lontano da noi. Dovevo stare a casa e  occuparmi dei suoi tre fratelli. Successivamente delle nostre due figlie». Fatim (nome di fantasia), 33 anni, arriva dalla Tunisia nel 2008 e va a vivere con suo marito in un paese in provincia di Ravenna: «Ci siamo sposati senza conoscerci e dopo qualche mese dal matrimonio, lui è venuto in Italia per lavoro e io sono rimasta a vivere con la sua famiglia. Tornava una volta all’anno. In realtà era come non conoscerlo».
Eppure quando Fatim lo raggiunge a Ravenna è contenta: «Ero emozionata di stare finalmente con lui, di vivere la nostra vita, ma quando sono arrivata non ho trovato quello che mi ero immaginata. Lui era proprio un altro uomo».
Tensione e litigi scandiscono le loro giornate sin dalle prime settimane: «Ero come un uccellino in gabbia, non mi era permesso niente. Ma io volevo imparare l’italiano, volevo prendere la patente. Un giorno, mentre stavamo discutendo, mi ha preso a schiaffi e mi ha dato dei calci». 
Questa non è la prima volta che Fatim subisce violenza da parte del marito: «Era già successo nel nostro Paese, ma una volta sola. Era un giorno di festa e, per non farlo bere, gli avevo nascosto il vino. Non mi piaceva quando beveva, perché diventava tutto agitato. E allora discutendo mi diede uno schiaffo. Ho pensato che fosse normale, che tra moglie e marito potesse accadere».
Le discussioni tra i due aumentano, specie quando l’uomo è agli arresti domiciliari per problemi di droga: «Continuavamo a litigare. Avevo scoperto che precedentemente si era visto con altre donne, con le quali era ancora in contatto. Quel giorno io volevo andare al parco con le bambine, ma lui non voleva. Cominciammo a litigare. Io avevo paura, perché aveva tutti gli occhi infuocati, forse dalla rabbia, forse dal fumo. Lui mi gettò tutti i miei vestiti addosso e mi disse che se tanto volevo andar via, potevo. E così ho fatto. Mi sono precipitata in un negozio del quartiere a chiedere aiuto». È la solidarietà dei vicini e il supporto delle associazioni del territorio come Demetra e INnconTRAdonne, che si occupano proprio di violenza contro le donne, a dare la spinta a Fatim per prendere in mano la propria vita: «Per qualche giorno me ne sono andata in un albergo, poi sono tornata a prendere i documenti, qualche vestito e le mie figlie». 
Inoltre Fatim fa rottamare la macchina che è intestata a lei: «Avevo paura che mi mettesse nei guai. Aveva già aperto una Partita Iva a mio nome, cosa che non mi ha permesso più di tanto di usufruire dell’aiuto delle associazioni alle quali mi sono rivolta, a causa di un reddito sufficientemente alto per non poter accedere ad alcuni servizi».
Oggi Fatim ha una casa dove vive con le sue figlie, un lavoro, parla bene italiano, ha preso la patente e non ha più nessuna Partita Iva: «Lui ha provato a convincermi a farmi tornare, ma io non sono un gioco. Non sono più tornata, nel frattempo ho lavorato come badante, in una fabbrica, persino come saldatrice. Ora sono in una cooperativa che si occupa di pulizie».
Fatim è stata denunciata dal marito per aver portato via le figlie. Lei, a sua volta, lo ha denunciato per le violenze. Sono andati in Tribunale e ora aspetta il divorzio: «Ho cercato di essere forte, ho guardato avanti, l’ho fatto per me e per le mie figlie. Mi piacerebbe un giorno, quando tutto sarà finito, parlare della mia storia pubblicamente per essere un esempio per altre donne. Perché ci si può liberare dalla violenza e tornare a essere libere».
 

Gli appuntamntri i INconTRAdonne ad Alfonsine

Per celebrare il 25 novembre, la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, l’associazione di promozione sociale INconTRAdonne, grazie al Comune di Alfonsine e all’assessorato alle Pari opportunità e con la collaborazione di altre associazioni presenti sul territorio come Arci, Demetra, Cif, l’Ic Matteotti e la Cgil-Spi ha organizzato vari eventi e iniziative: «Abbiamo allestito un banchetto informativo nella piazza del mercato - spiega Giovanna Visani presidente di INconTRAdonne - per far conoscere lo sportello d’ascolto di Demetra. Sabato 13 c’è stata una rievocazione teatrale delle violenze subite dalle donne all’epoca di Dante». 
Le occasioni di incontro continuano anche il 25 novembre: «Durante la mattinata – prosegue Giovanna Visani – saremo in varie piazze di Alfonsine con banchetti dedicati alla raccolta fondi per iniziative contro la violenza sulle donne. Inoltre ci sarà un’installazione con palloncini rossi davanti al municipio». Alle ore 20 sarà il momento della camminata in rosso: «La camminata sarà accompagnata da letture e riflessioni dedicate alle vittime della violenza sulle donne. Inoltre, sarà l’occasione per inaugurare un’altra panchina davanti alla Cgil-Spi in via Mameli, 24». L’arrivo sarà al cineteatro Gulliver: «Si concluderà con la proiezione del corto “La storia di Gio” realizzato dagli studenti della scuola secondaria di primo grado di Alfonsine e con la visione del film “La vita che verrà” di Phyllida Lloyd» coclude Visani.
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