L'assemblea delle cooperative culturali di Legacoop Romagna: 80 imprese, 10mila soci e 600 lavoratori

Romagna | 28 Aprile 2026 Economia
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Nuovo dialogo con le Istituzioni e bandi pubblici da rendere maggiormente attuali e sostenibili, ma non solo: riconoscimento del ruolo delle cooperative, impegno contro la concorrenza sleale, intelligenza artificiale, accesso e valorizzazione dei luoghi della cultura, tutela delle produzioni teatrali, rilancio dell’attrattività verso i giovani, nuove funzioni strategiche per il patrimonio identitario delle Case del Popolo, sostegno al pluralismo dell’informazione. Queste le priorità del settore Culturmedia di Legacoop Romagna discusse nel corso dell’assemblea svolta martedì 28 aprile.

A riunirsi all'ex asilo Santarelli di Forlì è stato un mondo che in Romagna esprime un’ottantina di cooperative – tra case del popolo, realtà culturali, editoriali e del turismo –, oltre 10mila soci e quasi 600 occupati, con un valore della produzione di oltre 37 milioni di euro.

 

Dopo i saluti del presidente di Legacoop Romagna, Paolo Lucchi, è intervenuto il vicepresidente nazionale di Legacoop Culturmedia, Luca Pavarotti, che ha fatto il punto in particolare sul lungo lavoro svolto fino ad oggi al fianco delle cooperative di giornalisti all'interno del tavolo Mediacoop.

 

i numeri e le sfide del comparto sono stati presentati dai responsabili di settore Armando Strinati, Federico Morgagni e Emilio Gelosi. La cooperazione culturale associata a Legacoop Romagna offre un quadro completo di tutti i comparti, dalle produzioni teatrali, dall’audiovisivo alle cooperative di giornalisti e alle Case del Popolo, fino ai servizi alla cultura (Biblioteche e archivi). 

 

Primo tema sul piatto, il riordino normativo e lo snellimento del carico burocratico che ingessa progettazioni e sviluppo di molte attività. In aggiunta, bandi pubblici con tempistiche di creazione di graduatorie ed erogazione dei contributi non coerenti con le esigenze di programmazione, oltre ad appalti purtroppo sempre più orientati su meccanismi di massimo ribasso che sviliscono il lavoro culturale.

 

Nel dibattito sono emersi i principali temi del settore: la valorizzazione di strumenti di partenariato e collaborazione di pubblico-provato, l’esigenza di mettere in campo un’offerta turistica strettamente legata al territorio, il cambiamento apportato dalle nuove tecnologie in termini di conservazione e accessibilità del patrimonio culturale, disponibilità a portare avanti progetti di messa a disposizione per finalità sociali e culturali di parte del patrimonio delle Case del Popolo, la necessità di superare la normativa Crimi che rischia di affossare il pluralismo dell’informazione in Italia.

 

In rappresentanza delle cooperative presenti hanno preso la parola, tra gli altri, Ruggero Sintoni, (Accademia Perduta/Romagna Teatri), Stefano Bellavista (Sillaba), Marco Molduzzi, (E! Cooperativa), Serenella Vasini (Cooperdiem), Alessandro Argnani (Ravenna Teatro), Alessandro Quadrifoglio (Atlantide), Elisa Giovannetti (Ebla Coop), Marco Mulana (Tiresia Media) e Giovanni Monti (Circolo dei Cooperatori).

 

I lavori sono stati conclusi dal direttore nazionale di Legacoop Culturmedia, Massimo Gottifredi, che ha ricordato le iniziative svolte per il cinquantesimo anniversario del settore e ha tracciato il piano di lavoro che porterà all’appuntamento congressuale nazionale.

 

«Il settore Culturmedia – dice il presidente di Legacoop Romagna, Paolo Lucchi – esprime un valore identitario particolarmente importante, perché in esso confluisce il lavoro di chi operando nella cultura, nei media e nell’audiovisivo è in grado di dare voce quotidianamente ai principi che caratterizzano l’economia cooperativa, in particolare in un territorio che ha subito eventi particolari come l’alluvione. I contributi emersi dal dibattito hanno sottolineato questa capacità di elaborazione: rappresentano il punto di partenza non solo per  sviluppare il dialogo con gli interlocutori pubblici e privati a tutti i livelli, ma per una nuova progettualità di rete, in grado di proporre risposte nuove ai bisogni dei cittadini».

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