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L'allenatore di pallavolo maschile Berruto: «Anche lo sport sia strumento di pacificazione»

Romagna | 16 Dicembre 2025 Blog Settesere
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Emanuele Malavolti - Il 5 ottobre 2023 il Comitato olimpico russo ha violato la Carta olimpica includendo, tra i suoi membri, le organizzazioni sportive regionali di Donetsk, Kherson, Luhansk e Zaporizhzhya, che si trovano sotto l’autorità del Comitato ucraino. La conseguenza della violazione ha comportato la sospensione della Russia dal Cio (Comitato olimpico internazionale).  L’attacco in larga scala dell’Ucraina da parte della Russia è iniziato molto prima, il 24 febbraio del 2022, violando la tregua per i Giochi di Pechino, che avrebbe previsto una sospensione di tutti i conflitti. Infatti la Tregua olimpica entra in vigore nei sette giorni antecedenti ai Giochi Olimpici e dura fino ai sette successivi a quelli Paralimpici. La sospensione del Comitato russo non vieta ai suoi atleti di partecipare, ma possono farlo solo a titolo individuale. Possono cioè gareggiare solo quelli che praticano una disciplina individuale e non fanno parte di gruppi sportivi appartenenti all’esercito. Inoltre devono dimostrare di non sostenere la guerra: non indossano la maglia nazionale, non mostrano la bandiera e non cantano l’inno nazionale. Infine, in caso di vittoria, le medaglie non sono conteggiate tra i trofei della loro nazione, ma tra quelli degli atleti indipendenti. Naturalmente non possono partecipare nemmeno alla cerimonia d’apertura con la loro bandiera. Queste norme, oltre che agli atleti russi, si estendono anche ai bielorussi. Con tali regole alle Olimpiadi di Parigi (26 luglio-11 agosto 2024) hanno partecipato 17 sportivi bielorussi e 15 russi, definiti traditori, questi ultimi, da parte di alcuni politici del loro paese. Considerando il trattamento loro riservato, pare lecito interrogarsi sulla legittimità della partecipazione di Israele alle Olimpiadi di Milano-Cortina, che si terranno dal 6 al 22 febbraio 2026. Per il direttore esecutivo del Cio, Christophe Dubi, Israele rispetta la Carta Olimpica, perciò sarebbe un caso diverso da quello di Russia e Bielorussia.  Anche nel mondo del calcio si sono registrati trattamenti diversi tra Russia e Israele: il presidente della Fifa Gianni Infantino si è giustificato davanti ai giornalisti affermando: «La Federazione non può risolvere i problemi geopolitici. Ma può e deve promuovere il calcio in tutto il mondo sfruttandone i valori unificanti, educativi, culturali e umanitari». Di fatto Israele ha sempre partecipato a tutte le competizioni internazionali, mentre la Russia è stata squalificata appena quattro giorni dopo l’invasione dell’Ucraina, avvenuta il 24 febbraio del 2022. Il 27 febbraio si era arrivati alla decisione di non escludere la Russia dal calcio internazionale, ma di farla giocare sotto il nome di Rfu (Russian Football Union), in rappresentanza della Federcalcio, senza la bandiera nazionale e con la proibizione di eseguire l’inno russo. Si sono però rifiutate, di giocare contro la Russia, sei federazioni europee (di Polonia, Repubblica Ceca, Svezia, Galles, Scozia e Inghilterra), rischiando così di compromettere i mondiali in Qatar. La Fifa ha pertanto deciso di escludere la nazionale russa dal calcio internazionale, ma non la Bielorussia, che ha fornito supporto logistico all'invasione dell’Ucraina. La differenza principale tra Russia e Israele consiste dunque nel fatto che dal 2023, fino ad oggi, nessuna federazione europea ha rifiutato di giocare contro Israele. Mauro Berruto, allenatore della nazionale italiana maschile di pallavolo dal 2010 al 2015 e attuale deputato della repubblica in quota Pd, sostiene che sia stata applicata una doppia morale, svalutando la pressione della società civile. «È chiaro -afferma- che nel caso della Russia la politica si è mossa affinché venisse squalificata, mentre per Israele non è stato così». Il parlamentare è critico anche con la posizione di Infantino: «Chi dice che sport e politica debbano restare separati dice una stupidaggine e un’inesattezza, sotto l'aspetto storico, facilmente verificabile: il Sudafrica, ad esempio, rimase fuori dalle competizioni sportive negli anni in cui Nelson Mandela era in carcere, per poi tornare a partecipare quando fu liberato, nel 1995». Secondo Berruto, quindi, il dovere di un organismo come il Cio è mettere in luce questi problemi, senza fare eccezioni tra uno stato e l'altro.  Usare lo sport come «strumento di pacificazione» significa ora più che mai, per il deputato, comminare una squalifica sportiva a Israele. D'altronde Israele ha distrutto il 95% delle infrastrutture sportive nella Striscia di Gaza, come riporta il Comitato olimpico palestinese e la conseguenza è l’impossibilità di praticarvi sport, per almeno 10 anni. «Lo sport -per Berruto- deve essere uno strumento che rende il mondo un posto migliore. Distruggerlo significa distruggere il senso di unità, di passione, il desiderio di rinascita. Ci sono momenti in cui lo sport ha unito un paese, annientarlo ha un significato politico».  Visto il suo prestigioso curriculum come allenatore di pallavolo, Berruto è stato per qualche giorno, su invito del Comitato olimpico palestinese, allenatore della nazionale di pallavolo maschile e della Federazione palestinese di pallavolo. «Sono convinto -conclude- che lo sport possa essere un linguaggio di riconciliazione. Allenare una nazionale, in qualunque parte del mondo, è sempre un privilegio. Allenare quella palestinese, oggi, è qualcosa di più grande: è un atto di fiducia nello sport come respiro di libertà»

 

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