Il marrone, «tesoro» d’autunno che quest’anno potrebbe avere «un’annata straordinaria» parola di Pifferi

Riccardo Isola - C’è un colore che più di altri racconta al meglio l’autunno alle porte: il marrone. Non solo come tinta, dai toni caldi, rassicuranti, quasi famigliari che punteggia i boschi dell’Appennino tosco-romagnolo, ma anche come frutto che da secoli accompagna la vita delle comunità di montagna. Il marrone, infatti, non è una semplice castagna. È la sua evoluzione nobile, frutto selezionato nei secoli attraverso innesti e cure particolari, capace di regalare chicchi più grandi, dolci e dalla buccia più facilmente staccabile. Una differenza sostanziale che, oltre a risiedere nella qualità organolettica, si traduce anche in un impiego più versatile in cucina. Se la castagna racconta di raccolte spontanee e di antiche zuppe povere, il marrone ha trovato spazio in ricette molto più elaborate. Basti pensare ai succulenti, dolci marrons glacés alle creme per pasticceria, dalle farine per dolci e paste ripiene fino ad arrivare a composte, birre artigianali e liquori. È, di fatto, il simbolo di una cucina che sa coniugare tradizione e creatività contemporanea. Le sue proprietà nutrizionali non sono secondarie. Fonte naturale di carboidrati, vitamine e minerali, privo di glutine, il marrone è stato per secoli chiamato «il pane dei poveri». Oggi torna sulle tavole come alimento evocativo ma anche come proposta salutare: energetico e digeribile, ricco di fibre, dolce e leggermente vanigliato, con sfumature di miele e di frutta secca. L’Appennino tosco-romagnolo è la culla di questa ricchezza. Qui i castagneti rappresentano un patrimonio agricolo e culturale che continua a vivere grazie all’impegno di produttori, consorzi e comunità locali. Non senza fatica e sudore. Per quanto riguarda la stagione che si sta aprendo la situazione vede «un’annata che potrebbe essere quasi storica, o per o meno di quelle che non si vedevano da tanti, troppi, anni. Addiritttura siamo in anticipo, almeno nel nostro caso, visto che inizierà la raccolta una settimana prima rispetto al recente passato». Lo attesta Francesca Pifferi giovane produttrice, assieme alla famiglia, di marroni a Casola Valsenio che rimarca inoltre come «stiamo parlando sia di quantità che di qualità. Dai primi sondaggi abbiamo pezzature medie e grosse, fondamentali per il mercato della piccola e grande distribuzione, e quindi per il valore stesso della materia prima e della remunerabilità, sia per il fresco che per il lavorato. Abbiamo anche aspettative alte dal punto di vista del grado di dolcezza dei marroni e quindi siamo fiduciosi». Adesso però è il tempo dell’assaggio. Tra settembre e novembre, il calendario e il territorio si arricchisce di sagre e feste dedicate al marrone: da quelle storiche, capaci di richiamare migliaia di visitatori, a quelle più intime e paesane, dove il profumo delle caldarroste si intreccia con musiche e racconti di memoria contadina. Il marrone non è soltanto un frutto. È una narrazione collettiva che parla di resilienza e capacità di trasformare un dono della natura in risorsa economica, gastronomica e culturale. Un legame che oggi restituisce valore identitario e senso di appartenenza, anche e soprattutto a tavola. In fondo, basta passeggiare in un bosco d’autunno e stringere tra le mani un riccio appena caduto per capire che il marrone non è solo cibo. È simbolo, memoria, radice e futuro dell’Appennino.
Tutti gli appuntamenti con sagre e feste
Tanti gli appuntamenti dedicati a questo frutto: si parte dalla Sagra del Marrone Igp di Castel del Rio (Bo), che si svolge tutte le domeniche fino al 26 ottobre nel centro del paese, con mercato dei marroni, degustazioni e piatti tipici come castagnaccio, bruciati e capaltaz. Palazzuolo sul Senio (Fi) ospita la Sagra del Marrone e dei Frutti del Sottobosco per quattro domeniche: 5, 12, 19 e 26 ottobre. Anche Marradi (Fi) celebra la castagna: durante le quattro domeniche di ottobre, il borgo si anima con stand, spettacoli e mercato del «marron buono di Marradi». Nel territorio romagnolo, troviamo altre feste: a Verghereto la Sagra della Castagna è nelle domeniche centrali di ottobre (12 e 19 ottobre). Inoltre, nel borgo di Alfero (Verghereto) la Pro loco organizza la sagra nelle seconde e terze domeniche di ottobre. Nel comune di Premilcuore (Fc), la Sagra della Castagna si svolge anch’essa in ottobre: per il 2025 è annunciata tra il 12 e il 19. Un’altra festa è la Sagra della Castagna di Zocca (Mo), che pur essendo in Emilia, è vicina al confine appenninico: si tiene nelle domeniche di ottobre (5, 12, 19, 26). Altri eventi affini: a Bagno di Romagna (Fc), in tutte le domeniche di ottobre (e il 1° novembre), si tengono sagre con menù autunnali e castagne presenti nelle proposte gastronomiche e a Sarsina - Ranchio (Fc) si tiene la Sagra della Castagna domenica 12 ottobre.