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IL CASTORO | Suicidio assistito ed eutanasia, la civiltà va al voto

Romagna | 17 Giugno 2021 Blog Settesere
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Chiara Perini

Con una legge apposita, in vigore da questo mese, la Spagna è il settimo paese al mondo a permettere il suicidio medicalmente assistito e l’eutanasia. In Italia il referendum per la legalizzazione dell’eutanasia è stato depositato il 20 aprile in Cassazione dall’associazione «Luca Coscioni» e prevede una parziale abrogazione dell’articolo 579 del codice penale («omicidio del consenziente»), mantenendo invece le aggravanti nel caso siano coinvolte persone fragili. Da luglio ci sarà tempo tre mesi per raccogliere le adesioni di 500mila persone.

«Non è un argomento sufficientemente discusso in Italia» afferma Piero Celoria, chirurgo per quarant’anni, caporeparto trapianti per dieci, nell’ospedale Molinette di Torino e in possesso di un master in counseling filosofico. Il medico spiega che per suicidio assistito si intende, previ accertamenti psicologici, la prescrizione da parte di uno specialista a un soggetto di una dose letale del farmaco Pentobarbital, che il paziente dovrà assumere di fronte a testimoni. Alla base vi è l’azione dell’individuo, che autonomamente si somministra il farmaco, mentre riguardo l’eutanasia non vi è l’obbligo di auto-somministrazione, quindi è il medico ad agire. Nel nostro paese nessuna delle procedure è consentita e ambedue sono perseguibili penalmente ai sensi dell’articolo 580 del codice penale.

«Occorre mettere mano al tema a livello legislativo, senza manicheismi, per rispondere ai dubbi della popolazione - sostiene Celoria - e la legge 219/2017 rappresenta soltanto un punto di partenza: in essa si stabilisce che idratazione e nutrizione artificiali, in quanto trattamenti sanitari, possono essere rifiutati o interrotti dal paziente».

«Tutto ruota - prosegue il chirurgo - intorno al progresso tecnologico: siamo venuti a contatto con nuovi malati, che restano in vita grazie a trattamenti sanitari molto complessi, in cui delle macchine sopperiscono all’inabilità del paziente di svolgere le funzioni primarie. Per esempio: la gestione di un degente ultravecchio si rivela essere indiscutibilmente complessa sia eticamente che praticamente. Spesso si rischia di sfociare nell’accanimento terapeutico, termine non conforme all’etica della professione medica, infatti in ambito francese viene addirittura reso con l’espressione “ostinazione irragionevole”. Non sono accettabili né l’accanimento terapeutico, né ciò che può far soffrire il paziente».

Il dottor Celoria riflette anche sulla vicenda di Marco Cappato che, dopo aver accompagnato Fabiano Antoniani (dj Fabo) in Svizzera, per sottoporsi al suicidio assistito, si è autodenunciato, allo scopo di accendere un riflettore sul tema. «Cappato è stato assolto» ricorda, sottolineando così la differenza tra il suo comportamento e l’istigazione al suicidio. «Dj Fabo aveva tutti i diritti di autodeterminarsi e colui che l’ha favorito in questo percorso è tutt’altro che da punire». Il medico sostiene con forza che «il diritto all’autodeterminazione dovrebbe essere costituzionalmente riconosciuto, infatti la vita è un dono che ognuno di noi riceve, ma non si può essere obbligati ad accettarlo, soprattutto nel momento in cui perde significato e questo significato lo decide solo ed esclusivamente il singolo individuo».

Lo stesso Marco Cappato, tesoriere dell’associazione «Coscioni», ha lasciato una testimonianza sul suo percorso a fianco di Fabio Antoniani: «Dj Fabo è stato un uomo dal grande spirito, che è riuscito a guardare in faccia la morte con serenità, quando spesso è un argomento accuratamente evitato. Il processo del morire - aggiunge - si è allungato molto grazie al progresso tecnologico e per questo le persone devono avere sempre più libertà nella gestione delle patologie». Perciò Cappato ritiene che siano maturi i tempi per approvare una legge come quella presentata dall’associazione.

«Espressione del diritto all’autodeterminazione - chiarisce l’attivista dei radicali - è il testamento biologico, che dal gennaio 2018 (legge 219/2017) è stato ufficialmente riconosciuto dal nostro sistema legislativo. La proposta di legge promossa dalla Luca Coscioni, attualmente in discussione in commissione parlamentare, vuole dare maggiore concretezza al percorso già avviato nel 2017, abrogando una serie di norme, al fine di tutelare anche i soggetti che attivamente danno supporto nell’esecuzione della volontà del biotestamento».

Possiamo quindi considerare il suicidio assistito come una conquista di civiltà? Secondo Piero Celoria sì, seppur con tutti i dubbi e le difficoltà che una risposta del genere crea nella coscienza di ogni individuo, a prescindere da visioni religiose o valoriali.

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