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IL CASTORO | Querelle Arena Borghesi, un po’ di chiarezza

Romagna | 08 Giugno 2021 Blog Settesere
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Bianca Sassoli De Bianchi

Al via lo scorso marzo i lavori di ristrutturazione per il recupero architettonico dell’Arena Borghesi, lo storico cinema all’aperto di Faenza. Si parla di una prima proiezione nell’estate 2022. La promessa è quella di un cinema più moderno e funzionale, che subirà alcune importanti modifiche, tra cui il restauro del proscenio, una organizzazione differente della platea e la realizzazione di nuovi servizi igienici.
A finanziare la trasformazione dell’Arena Borghesi, dal costo complessivo di 722 mila euro, è il Conad Arena, attuale proprietario del cinema.
In seguito alla ristrutturazione quest’ultimo passerà al Comune di Faenza, ma gli verrà sottratta un’area di 330 m², per permettere l’ampliamento del supermercato.
 
CHE COSA VEDREMO:
IL TECNICO GUALDRINI

Per comprendere meglio la natura dei cambiamenti previsti, la redazione del Castoro ha intervistato il geometra Andrea Gualdrini, che ha lavorato all’elaborazione del progetto.
Quali cambiamenti vedremo all’Arena?
«Anzitutto stiamo restaurando il palco. Il deposito, la cabina di proiezione e i servizi igienici, invece, siccome non hanno alcun valore e sono messi piuttosto male, li demoliremo per ricostruirli. Al piano terra della cabina di proiezione sorgerà un nuovo bar».
Il numero delle sedie rimarrà invariato?
«Attualmente le sedie sono su tre blocchi, uno di fianco all’altro. Il numero di posti rimarrà lo stesso ma, dato che la platea si stringerà un po’, i blocchi diventeranno due».
Quindi quanto spazio verrà sottratto all’Arena Borghesi dal Conad?
«Il Conad prenderà 330 m² in totale e di questi 276 saranno di supermercato, equivalenti praticamente a quella che era l’area verde adiacente al bar».
 
LA VOCE DEL COMUNE:
LUCA ORTOLANI

Dopo aver compreso come cambierà la disposizione degli spazi all’interno dell’area, ci siamo confrontati con l’amministrazione di palazzo Manfredi: Luca Ortolani, assessore all’urbanistica e all’ambiente, spiega le ragioni - economiche - di un recupero che ha richiesto i soldi di una grande società cooperativa.
Perché, per portare avanti lavori di riqualificazione di importanti aree o strutture architettoniche, a Faenza, si ricorre spesso al capitale privato dei grandi gruppi?
«Il Comune detiene un patrimonio immobiliare pubblico molto vasto. Si pensi ad esempio all’impiantistica sportiva, alle scuole o ai luoghi che raccontano l’identità storica e culturale della città, come il palazzo del Podestà, la biblioteca Manfrediana o il teatro Masini. Senza il supporto di finanziamenti provenienti dall’Europa, dallo Stato e dalla Regione, il Comune, da solo con il proprio bilancio, non avrebbe la possibilità di sostenere in tanti casi gli interventi di riqualificazione necessari. Allo stesso modo, qualora l’azione di un privato possa consentire di valorizzare il patrimonio pubblico a beneficio di tutti i cittadini, è dovere dell’amministrazione prendere in esame il progetto e valutarlo rispetto alle sue finalità pubbliche. Un meccanismo simile a quello dell’Art Bonus, in cui lo Stato dà accesso al credito d’imposta ai privati, che si fanno carico di interventi di restauro e manutenzione di beni culturali pubblici».
Prima di accettare l’opzione Conad, è stata fatta una stima di quanto denaro il Comune avrebbe dovuto spendere per riqualificare l’area dell’Arena Borghesi?
«L’Arena Borghesi non è mai stata di proprietà del Comune ma di un altro ente, l’Ausl, a cui veniva pagato un affitto. Non era perciò possibile un intervento diretto di restauro da parte del Comune, a meno di non acquistare l’area, ipotesi non percorribile in quanto il Ministero per i beni e le attività culturali, fin dal 1996, aveva dichiarato il non interesse storico e artistico dello stabile. (Un acquisto dell’Arena non sarebbe stato necessario, perché l’Ausl di Ravenna, che ne deteneva la proprietà, alla fine del 2013, si era impegnata a cedere l’area gratuitamente al Comune, ndr). Nonostante ciò per la valorizzazione dell’Arena Borghesi sono state fatte diverse stime economiche, tutte nell’ordine di diversi milioni di euro».
Non sarebbe stato percorribile il ricorso a finanze comunali, per agire poi in totale libertà, senza venire a patti con un privato?
«Non essendo l’Arena mai stata un immobile di proprietà comunale non sarebbe stato possibile. In ogni caso il Comune ha fatto sì che ogni intervento urbanistico su quell’area fosse vincolato al restauro conservativo degli edifici storici, compreso il proscenio e la ristrutturazione dell’attigua ex officina, in cui troverà spazio un’attività di ristorazione a servizio dell’Arena. Occorre poi ricordare lo stato di precarietà delle strutture che negli anni ha costretto l’amministrazione comunale a farsi carico di interventi urgenti per evitare crolli, nonostante l’Arena non fosse un bene in sua proprietà».
In un contesto urbano storico, come è quello dello Stradone, non è una scelta miope ampliare un supermercato, che già negli anni ‘80 risultava un corpo estraneo rispetto all’edilizia di pregio, che contraddistingue i dintorni del viale?
«L’arena cinematografica, oltre alla sua storia cara a tanti faentini, consente di usufruire di spazi dedicati alla cultura e al tempo libero. Un supermercato in centro è invece un servizio di prossimità anch’esso importante, perché permette di poter fare acquisti alimentari vicino alla propria abitazione, a beneficio soprattutto delle fasce deboli e svantaggiate, che non hanno la possibilità di raggiungere i centri commerciali collocati in zone più periferiche. La città deve essere vista in ottica complessiva come una sorta di organismo articolato, in cui i vari servizi al cittadino interagiscono e possono coesistere al meglio. Perché questo avvenga è necessario studiare soluzioni di compromesso, inteso nel senso positivo del termine, cioè quello di trovare accordi affinché le diverse esigenze siano soddisfatte non a discapito dell’uno o dell’altro. Questo prescinde da una valutazione circa la decisione di collocare trent’anni fa il supermercato proprio in quel punto. Di certo oggi quella scelta non sarebbe stata fatta».
 
L’ESPERTO DEL VERDE:
SAMUELE DALMONTE

A causa dell’ingrandimento del Conad Arena, la superficie verde del cinema deve essere notevolmente ridotta, pertanto sono stati abbattuti alcuni alberi. L’associazione Legambiente si è detta da subito fortemente contraria, tanto da organizzare delle azioni di protesta. Sullo stato di salute delle piante si è espresso Samuele Dalmonte, proprietario dell’omonimo vivaio di via Firenze, che si è occupato di abbattere alcuni alberi e salvarne altri.
Quali alberi sono stati rimossi dall’area per ampliare il supermercato?
«Sono stati abbattuti quattro tigli, una tuia e due tassi sono stati espiantati e messi in un’area limitrofa al cantiere, per poi essere ripiantati a fine lavori. Verranno messi a dimora altri quattro tigli di grandi dimensioni, più di 9 metri di altezza».
I tigli che sono stati abbattuti erano malati?
«Erano arrivati a maturità e col tempo sarebbero diventati instabili. Inoltre, erano stati potati tanti anni fa in maniera non opportuna, per questo tre di essi avevano chiome difformi da un tiglio di quell’età, uno poi aveva il tronco cavo. Solo un esemplare era tornato sano».
Secondo lei la protesta di Legambiente è stata legittima?
«In realtà la superficie verde non è diminuita di molto. È stato spostato un muro di cinta che era a ridosso di due tigli, ma l’Arena non sarà diversa: ci sarà una fascia di terreno, al lato destro degli spettatori, più stretta di 2-3 metri. Il muro confinante con il supermercato sarà nascosto da arbusti».

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