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IL CASTORO | La ricetta della Fattoria dell’autosufficienza per una vita in equilibrio. Intervista a Francesco Rosso

Romagna | 29 Dicembre 2020 Blog Settesere
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Chiara Perini
Vivere in armonia con la natura: molti tentano di farlo ma pochi ci riescono veramente e uno di loro è Francesco Rosso, ideatore e proprietario della Fattoria dell’autosufficienza. Si tratta di un progetto agrituristico ecologico, situato nell’Appennino romagnolo nella località di San Piero in Bagno.
In un caldo pomeriggio autunnale incontriamo il titolare, che ci racconta la sua esperienza.
In cosa consiste esattamente il progetto e come è nato?
«Nasce come tentativo di resilienza familiare per fronteggiare al meglio le sfide che il nostro pianeta dovrà affrontare e sta affrontando: crisi climatica, crisi economico-finanziaria, energetica, sanitaria, sociale, alimentare e dell’acqua pulita. Per soddisfare queste esigenze, dopo numerose ricerche, abbiamo optato per un vecchio casolare subito sopra Cesena, che dopo anni di ristrutturazioni ha assunto l’aspetto che puoi vedere oggi. Il punto cardine è la permacultura, che consiste in una tecnica per progettare insediamenti umani che siano sostenibili nel tempo, soddisfino i bisogni della popolazione e al contempo permettano lo sviluppo di ecosistemi naturali. Lo spazio trovato era troppo grande, abbiamo perciò pensato di ampliare l’offerta e ad oggi siamo un agriturismo che offre alloggio, ristorazione e agricampeggio, con corsi di formazione e seminari. È un ambiente dove facciamo agricoltura in maniera naturale senza sfruttare pesticidi chimici ma nemmeno pesticidi naturali, in cui le strutture sono costruite in bioedilizia, utilizzando solo materiali naturali e a risparmio energetico. Questo è personalmente il cambiamento che vorrei vedere nel mondo».
Mi hai parlato di resilienza, cosa intendi precisamente con questo termine?
«In generale resilienza è la capacità di affrontare i cambiamenti sapendosi adattare. Fattoria dell’autosufficienza perché essere autosufficienti ci rende resilienti. Negli ultimi 50-70 anni l’uomo ha sempre puntato alla produttività, non alla resilienza. Parlando di agricoltura, ad esempio, un anziano nostro vicino ha da sempre coltivato grano gentil rosso, portando gli altri a chiedersi perché questi continuasse a seminare un grano così poco produttivo. Il suo perseverare era la garanzia di un raccolto, seppur scarso, indipendentemente dalle condizioni esterne. Oggi in commercio si coltiva un grano modificato e questa modifica ha lo scopo di renderlo più basso, così da evitare che gli agenti atmosferici lo abbattano, ma ciò lo rende dipendente da diserbanti chimici, fertilizzanti e fungicidi. Insomma il nostro grano ha bisogno di prodotti chimici e, se questi non dovessero arrivare per via di un’interruzione dei trasporti, tutto il raccolto sarebbe compromesso. Lo stesso vale per noi: bastano poche interruzioni perché l’intera società venga privata dello stretto necessario».
A proposito dell’edificio in sé ti va di parlarmi in modo più approfondito dei materiali?
«Oggi spacciano per case in bioedilizia abitazioni costruite in cemento e plastica. Questo perché si tiene conto dei consumi che la casa avrà nel momento in cui si inizierà ad abitarla, senza pensare minimamente a tutto quello che comporta la sua costruzione e lo smaltimento. È qui l’errore, non si può ignorare il processo di produzione. Noi abbiamo scelto materiali naturali e reperiti localmente ad esempio nell’ultima costruzione abbiamo sfruttato le balle di paglia che sono prodotti di scarto. Abbiamo utilizzato il legno ma anche l’intonaco in terra cruda e isolanti in calce canapa. Oltre all’impatto ambientale azzerato, le case costruite in questo modo hanno una maggiore vivibilità, l’ospite si rende conto di essere in una abitazione che respira e soprattutto lo smaltimento non crea danni alla natura».
Parlando invece di biologico, cosa significa? Questo concetto trova piena espressione nella tua fattoria?
«Spesso l’agricoltura biologica è confusa con la certificazione biologica. La certificazione si ottiene rivolgendo una richiesta a un ente di categoria come potrebbe essere la Coldiretti, procedendo poi alla conversione dei propri terreni, che impiega circa tre anni, e dopo vari controlli si ottiene. La vera agricoltura biologica non usa alcun tipo di prodotto, né chimico né naturale, per regolare le piante, che creano un ecosistema in cui i parassiti si autocontrollano in nome di una biodiversità in perfetto equilibrio».
Oltre a fare agricoltura non dimentichiamo che questo è un agriturismo, cosa offri a un ospite che soggiorna qui?
«Facciamo seminari intensivi di permacultura, yoga, alimentazione, cucina, agricoltura, insomma tutto ciò che fa bene all’ambiente e all’uomo. I servizi di agriturismo e agricampeggio sono sempre attivi e c’è anche la possibilità di visitare la fattoria nei weekend».
Riusciresti a dare qualche consiglio a coloro che vivono in città, magari in un appartamento, per vivere in modo più naturale?
«L’unico consiglio che posso darti è quello di vendere il tuo appartamento e trasferirti dove almeno l’aria è pulita».
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