IL CASTORO | Il Ghana tra luci e ombre

Romagna | 26 Dicembre 2019 Blog Settesere
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Francesca Dal Monte

Esistono due Afriche: quella dei documentari, la terra madre incontaminata con cui l'uomo vive in armonia e l'altra Africa, di cui in Italia si sa poco e nulla. In questi tre mesi in Ghana le ho scoperte entrambe.

Sto trascorrendo il mio anno all'estero ad Accra, una metropoli dove lo sviluppo è stato improvviso e privo di consapevolezza: in pochi anni milioni di abitanti dei villaggi, speranzosi di trovare fortuna, hanno fatto esplodere una città senza sapere di fatto cosa una città fosse. Il risultato è un illogico ingorgo di strade, in cui l'unico modo per smaltire i rifiuti è bruciarli in cortile.

Vedendo bambine caricare sulla testa pesanti ceste colme di qualsiasi cosa che di vendibile ci sia, mi rendo conto che la povertà non sparisce abbandonando la campagna. Così, da sognare la città, i ghanesi sono passati a desiderare l'Europa, ai loro occhi un luogo idilliaco dove il denaro non è una preoccupazione e molti partono, incoscienti della situazione migranti nel nostro continente.

Al mio arrivo la prima cosa che mi ha destabilizzata è stata sperimentare cosa si prova a essere il diverso. Ho capito di essere giudicata non per la persona che sono, ma per il mio colore di pelle e niente più, quando il mio nome da Francesca è diventato semplicemente obroni, persona bianca. Il razzismo si cela dietro finti sorrisi volti a ricavare qualche guadagno da noi europei, visti come bancomat ambulanti. Il Ghana è ipocrisia, è crudeltà tenuta nascosta dalle apparenze della religione. Se non frequentare la Chiesa è un peccato terribile, usciti da lì bastonare bambini o chiudere gli occhi davanti alla miseria altrui è consentito. L'ossessione dei ghanesi per la religione non ha però fermato il brulicare delle superstizioni popolari. Quando mia madre ospitante mi ha proibito di stendere i panni in cortile, perché le streghe avrebbero potuto rubarli per i riti di magia nera, ho compreso che il problema dell'Africa è l'ignoranza, che è la causa di tutto. Non si premia chi pensa con la propria testa, ma chi obbedisce senza farsi domande e qualsiasi cosa esca dagli schemi viene demonizzata.

Tuttavia l'Africa ha tanto da insegnare. I ghanesi rispondono alla sofferenza con la gioia, le danze, la festa, la vita è una celebrazione continua. Il Ghana insegna a ragionare, a cavarsela in ogni situazione, a guardare la realtà da una prospettiva più ampia. In Ghana si cresce in fretta.

Sono arrivata cercando qualcosa e trovando tutt'altro. È un sentimento contrastante di odio e amore quello che provo per l'Africa, come lo sono le luci e le ombre di cui essa si compone.

 

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