IL CASTORO | Cryptoarte: con gli Nft l’arte si smaterializza

Romagna | 08 Gennaio 2023 Blog Settesere
Asia Ronchi
La cryptoarte è un paradosso come il cavaliere inesistente: è un’arte che esiste e non esiste allo stesso tempo. Si tratta di un movimento artistico molto recente, coraggioso, dinamico che cerca di distruggere qualsiasi dogma artistico esistente. Per comprenderlo bisogna liberare dalla propria mente la visione dell’arte come un pennello che scorre su una tela, uno scalpello che ritaglia volti da blocchi di marmo, delle mani che scivolano su un pezzo di argilla, come attività che dipende dalla materia. La parola d’ordine è infatti «smaterializzazione». Un’opera di cryptoarte è un file digitale che, per essere venduto, viene convertito in Nft (not fungible token).
L’Nft è come se fosse un documento d’identità immutabile del file digitale, che associa un codice che certifica la sua autenticità e la sua irriproducibilità. Ciò che viene acquistato non è quindi il file, che ognuno su internet potrà guardare, scaricare, stampare, ma l’Nft. La vendita viene poi registrata sulla blockchain, una sorta di ‘libro contabile’, un enorme registro di tutte le transazioni effettuate. La grande rivoluzione sta nel fatto che molti artisti appartenenti al mondo dell’arte digitale, sono stati finora costretti a stampare il loro file, perché non era considerato arte e poteva essere duplicato, mentre adesso l’Nft permette di legittimare l’opera digitale come opera d’arte unica e non modificabile.
Perché questo movimento non rimanga di nicchia, i musei potrebbero essere un luogo per catapultare la cryptoarte nella vita di quelle persone che, per disinformazione o disinteresse, non lo conoscono. Così è successo alla Biennale di Venezia 2022, che ha dedicato un padiglione esterno ai giardini agli International Nft Art exhibition, o a Palazzo Strozzi con Let’s get Digital.
Molti artisti scelgono come mezzo di comunicazione e visibilità i social, come Twitter, che risultano però piattaforme troppo veloci, perché quest’arte non può essere presentata da un Tweet, così come la sua storia non può essere sintetizzata in pochi istanti. La cryptoarte, infatti, è un movimento che non nasce dal nulla, ma è il risultato di movimenti artistici passati: il suo dna è molto più lungo di quel che pensiamo. Allo stesso tempo è un movimento che si evolve velocemente e quasi ci sfugge da sotto gli occhi. Ci sono anche molte persone che criticano questa forma d’arte, e ciò non stupisce, dato che ogni rivoluzione suscita diffidenza.
In merito al tema abbiamo intervistato Nadia Stefanel, direttrice del centro Dino Zoli di Forlì: «Da sempre – afferma - i nuovi movimenti artistici hanno infastidito l’esistente. Quando Correggio dipinse l’Assunzione della Cupola della cattedrale di Parma impose un canone nuovo di rottura prospettica, un vortice visivo inusuale e ritrasse tutti i santi senza attributi iconografici riconoscibili. Nessuno capì l’unicum e rispedirono l’artista nella sua città reggiana». Stefanel continua: «La cryptoarte è un linguaggio nuovo e come tale ha le sue regole e le sue caratteristiche, che vanno capite e accettate». In realtà ha attirato anche molti personaggi influenti: cantanti che hanno pubblicato il loro album in formato Nft, case di moda che hanno prodotto capi d’abbigliamento smaterializzati, perché da sempre la novità attira le menti curiose. Un altro motivo che porta gli artisti a scegliere il metaverso, per Stefanel, è la «decentralizzazione dei sistemi», che permette di non aver più bisogno di figure intermediarie come curatori, critici, venditori eccetera e questo «permette all’artista di tornare al centro dell’opera».
Come valutiamo allora quest’arte e chi saranno i critici del metaverso? Nadia Stefanel non ha dubbi in merito: «Non vedo differenze fra un critico d’arte tradizionale e uno di nft, sono solo scelte di contenuti diversi. Gli strumenti di partenza sono gli stessi. In primis conoscere perfettamente la storia dell’arte ed essere attenti alle novità che riguardano ogni aspetto estetico del reale». Le abbiamo chiesto infine come definirebbe questa forma d’arte in una parola, ci ha risposto «Phigital, una commistione di arte digitale, che però ha bisogno di essere esposta anche nei vecchi circuiti tradizionali, per poter avere un posto nella storia dell’arte e nei libri».
Non ci sono molte differenze fra un artista ‘classico’ e un creatore di cryptoarte, entrambi hanno emergenza di esprimersi. Lo abbiamo capito intervistando Ondasismica del collettivo BottegaDao, che definisce le sue creazioni esperimenti, per di più distorsioni e manipolazioni digitali di scatti fotografici. Vede il mondo degli Nft uno spazio stimolante, anche se riconosce il bisogno di metodi più efficaci e immediati per far conoscere la cryptoarte fuori dal Web, per arrivare a tutti.
Quando compro un nft non sto acquistando un pugno di pixel e neanche un codice lussuoso. Sto acquistando un pezzo d’arte che è stato creato attraverso nuovi strumenti. Nell’articolo del collettivo BottegaDao Traccia di un’arte smaterializzata, Claudio Komarek, gallerista di cryptoarte, scrive: «Cambiano i mezzi espressivi, ma l’arte rimane sempre quell’attimo inspiegabile in cui il nostro inconscio danza con il senso del mondo».

 
CONDIVIDI Condividi
Compila questo modulo per scrivere un commento
Nome:
Commento:
Settesere Community
Abbonati on-line
al settimanale Setteserequi!

SCOPRI COME
Scarica la nostra App!
Scarica la nostra APP
Follow Us
Facebook
Twitter
Youtube
Logo Settesere
Facebook  Twitter   Youtube
Redazione di Faenza

Corso Mazzini, 52
Tel. +39 0546/20535
E-mail: direttore@settesere.it
Privacy Policy (Preferenze Cookie)
Redazione di Ravenna

via Cavour, 133
Tel 0544 1880790
E-mail direttore@settesere.it
Pubblicità

Per la pubblicità su SettesereQui e Settesere.it potete rivolgervi a: Media Romagna
Ravenna - tel. 0544/1880790
Faenza - tel. 0546/20535
E-mail: pubblicita@settesere.it

Credits TITANKA! Spa © 2017
Setteserequi è una testata registrata presso il Tribunale di Ravenna al n.457 del 03/10/1964 - Numero iscrizione al Registro degli Operatori di Comunicazione:
23201- Direttore responsabile Manuel Poletti - Editore “Media Romagna” cooperativa di giornalisti con sede a Ravenna, via Cavour 133.
La testata fruisce dei contributi diretti editoria L. 198/2016 e d.lgs. 70/2017 (ex L. 250/90).
Contributi incassati

settesere it notizie-romagna-il-castoro-cryptoarte-con-gli-nft-laarte-si-smaterializza-n36849 005
Licenza contenuti Tutti i contenuti del sito sono disponibili in licenza Creative Commons Attribuzione