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IL CASTORO | «Tante care cose», un saluto in musica tra le note di Fulminacci

Romagna | 20 Giugno 2021 Blog Settesere
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Edoardo Miserocchi

Chitarra in spalla e faccia da bravo ragazzo: Filippo Uttinacci, in arte Fulminacci, è un giovane cantautore romano classe 1997. Ha esordito nel mondo della musica nel 2019, pubblicando il suo primo album ufficiale La vita veramente. Premiato con la Targa Tenco nella categoria Miglior opera prima e con il premio Mei come Miglior giovane dell’anno, ha percorso molti chilometri nel suo primo tour, fino ad arrivare sul palco dell’Ariston, in cui si è fatto notare con la sua Santa Marinella, brano estratto dal nuovo album Tante care cose. Il titolo è una forma di saluto educato tipico di Roma, ma potrebbe anche essere inteso come un elenco di cose belle, un insieme di storie a cui il protagonista è legato e che sceglie di raccontare.

Già dalla prima traccia, Meglio di così, si può entrare in contatto con la sensibilità del giovane autore romano, che descrive una tipica serata di fine estate, tra i cellulari spenti e la classica atmosfera di una nottata di vacanza. In villeggiatura si ha quel che occorre per essere felici, ma quando finirà tutto chissà se nel frattempo sarà cambiato il mondo, oppure se saremo cambiati noi.

Fulminacci ama giocare con le sensazioni, lo si sente benissimo anche nella sanremese Santa Marinella, classificatasi sedicesima nella kermesse ligure. La canzone parla di Roma e di una storia d’amore raccontata lasciandosi ispirare dall’eco dei cantautori del passato, come Francesco De Gregori. Non paragonatelo mai però a questi grandi mostri sacri, perché Fulminacci ha uno stile talmente personale e originale, che non è simile a quello di nessun altro.

Nel suo album il ritmo sale e scende grazie alla capacità dell’artista di cambiare tono all’interno della narrazione, senza mai perdere la bussola. A tenerlo alto ci pensano brani come Miss mondo Africa, canzone nata da una filastrocca sentita per strada e la più radiofonica Tattica, una storia d’amore raccontata dal punto di vista di chi è sempre colpevolmente in ritardo, ma che chiede di essere amato lo stesso.

Nonostante venga sempre descritto come un semplice bravo ragazzo, nelle sue Canguro e Un fatto tuo personale, ci parla anche del suo lato oscuro di quando si sente un mostro, pur non avendo mai fatto paura a nessuno.

L’album fa trasparire un ragazzo che si fa tante domande, ma spesso senza trovare le risposte. Fulminacci ci ricorda che il bello di essere giovani è proprio vivere senza avere tutte le soluzioni che si cercano: «Visti dallo spazio siamo ricordi» scrive ne La grande bugia, brano ideato durante il lockdown volto a farci pensare a cosa ci chiederemmo se potessimo parlare con il bambino che eravamo un tempo.

Nuovi colori escono invece grazie a Forte la banda, in cui la musicalità è la vera protagonista del brano e Giovane da un po’, in cui il cantautore sembra ringraziare le generazioni precedenti per il futuro che in qualche modo hanno costruito, chiedendo però di lasciare ai giovani il presente.

Fulminacci è abile nel farsi carico di un racconto che riesce spesso a passare dai toni leggeri a quelli malinconici, facendo provare nostalgia di ricordi mai vissuti agli ascoltatori, come accade nel brano Le biciclette, ultima traccia dell’album, che si chiude così con un finale dolceamaro. Il pezzo evoca immediatamente la sensazione di un amore estivo fatto di sogni, che l’aria fresca di settembre spazzerà via, lasciando posto solo ai ricordi difficili da cancellare.

Con questo progetto, Fulminacci, supera la difficile prova del secondo album e si dimostra uno dei songwriter attuali più interessanti del nostro Paese.

La scuola cantautorale romana ha trovato un nuovo protagonista. Tante care cose a tutti voi...

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