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Formula 1, l'impresa dell'Alpha Tauri: "Che emozione vedere la nostra città sui siti e i giornali di tutto il mondo"

Romagna | 11 Settembre 2020 Sport
Luca Alberto Montanari
«Cantare l’inno di Mameli in Italia, con il tuo pilota sul primo gradino del podio, è il massimo». Luca Montanari ha 32 anni, è nato e cresciuto a Faenza, di mestiere fa l’ingegnere elettronico di Pierre Gasly e domenica scorsa a Monza ha scoperto di avere una passione per il canto assieme ai suoi compagni di squadra, letteralmente scatenati sul far della sera, quando l’Alpha Tauri ha sbancato uno dei circuiti più famosi del mondo, vincendo un Gran Premio storico. «L’anno scorso - ricomincia Montanari - siamo saliti due volte sul podio ed è stato bellissimo, ma vincere ha un altro sapore, è un’altra cosa». La chiave, per questo ingegnere che è stato assunto sette anni fa all’età di 25 anni, è stata soprattutto una: «Non parlerei di fortuna. Direi che siamo stati bravi, proprio come l’anno scorso, a farci sempre trovare al posto giusto nel momento giusto e soprattutto ad essere competitivi tutte le volte che capitava l’occasione». Effettivamente sembra la classifica storia del treno che passa una volta sola e che, per non avere troppi rimpianti, va preso al volo. Ecco, l’Alpha Tauri oggi e la Toro Rosso ieri e l’altro ieri (ricordate Monza 2008 con la vittoria bagnata di Seb Vettel?) sono sempre riuscite a saltare su questo famoso treno, regalando alla città di Faenza giornate storiche e indimenticabili: «Ho capito che dopo la bandiera rossa e la penalità inflitta ad Hamilton avremmo potuto vincere, specialmente dopo aver superato Stroll. A quel punto era tutto nelle nostre mani e, giro dopo giro, ci abbiamo creduto sempre di più. Questa vittoria è il frutto del nostro lavoro: il pilota è il primo che raccoglie questi frutti, ma anche noi la sentiamo nostra. E’ una vittoria che vale un anno, perché noi lavoriamo dal 1° gennaio al 31 dicembre». Ecco, la vita di un ingegnere elettronico assoldato da un team di Formula 1 come funziona? E cosa prevede durante le settimane del Mondiale? Montanari si racconta: «In pista la mia giornata comincia la mattina presto, per preparare la macchina prima della sessione. Poi si fa la prima sessione, si analizzano i dati e si lavora per la seconda, sperando che non ci siano problemi. Infine, si torna al lavoro fino a sera per il giorno dopo. Quando siamo via sono giornate piene, a volte interminabili. Il giorno della gara, invece, è un po’ diverso: si arriva più tardi, si analizzano i dati al mattino e si lavora per il Gp. Il nostro gruppo di lavoro è variegato, un connubio perfetto tra chi ha esperienza e chi si porta dietro un buon bagaglio tecnico e un bel gruppo di giovani affiatati, a livello di ingegneri e meccanici». Montanari prende fiato e ricomincia: «Da faentino è stata un’emozione ancora più grande, perché si percepisce la passione della città. E non vi dico l’emozione nel leggere il nome di Faenza su tutti i giornali e i siti del mondo». A proposito di giornali e di siti, la anche la responsabile della comunicazione di Alpha Tauri è faentina: si chiama Fabiana Valenti, ha qualche anno di esperienza in più rispetto a Montanari, era in pista 12 anni fa quando Vettel vinse il primo Gran Premio della storia a Monza e c’era naturalmente anche domenica scorsa. Ora racconta con un filo di emozione quello che c’è dietro le quinte: «L’età media di questo team è 32 anni. Il 50 per cento del team è composto da italiani, il 25 per cento da inglesi e il restante 25 da persone che vengono praticamente da tutto il mondo. In Alpha Tauri ci sono una trentina di nazionalità diverse e oltre 300 persone. La vittoria del 2008 è stata per certi versi ancora più inaspettata, anche per le condizioni meteo speciali. E’ stato bellissimo, domenica scorsa, vedere ingegneri e persone di tutte le età piangere come bambini, alcuni di loro erano presenti nel 2008 e in Alpha Tauri abbiamo ancora qualcuno che c’era anche nel lontano 1985, in occasione del primo Gp della Minardi. Vincere con il pubblico sarebbe stato ancora più bello, ma direi che possiamo accontentarci, no?». 
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