Forlì, la delegata Ais Caterina Valbonesi: «Il comparto del vino si sta rinnovando profondamente, in un momento non facile»

Romagna | 01 Dicembre 2025 Le vie del gusto
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Caterina Valbonesi, delegata Ais a Forlì racconta la sua visione dello stato di saluto del mondo del vino romagnolo.
Dal suo punto di vista come sta il vino romagnolo oggi?
«Il vino romagnolo sta vivendo un momento di rinnovato interesse. Abbiamo giovani imprenditori che stanno investendo sulle colline con vigneti abbandonati, oppure si stanno ampliando, esplorando nuove tecniche di vinificazioni, affinamenti, con la possibilità di ricettività per un turismo enogastronomico».
Perchè?
«Mi ricorda una frase…. I vini buoni stanno in luoghi bellissimi.  Se osserviamo i luoghi vitati sono alberi pettinati, quadri viventi! Se osserviamo dove sono collocati ci accorgiamo di quanta è vera questa frase. Le cantine sono luoghi di visite, degustazioni, incontri, oltre alla vendita del vino, offrono emozioni visive. Sono opportunità e occasioni di scoperta in modo immersivo, diretto, vero».
L’area forlivese, trova alcuni territori a forte vocazione vitivinicola: Predappio e Bertinoro su tutti ma non solo. Qual è secondo lei quali sono i punti di forza di queste sottozone?
«L’area forlivese oltre a essere la più vasta area vitivinicola della Romagna è una delle più interessanti e vocate, anche per qualità. Il punto di forza è la loro unicità territoriale, dovrei elencare le sotto zone una per una, tutte situate in zona collinare, zone boschive, macchie mediterranee, zona pedemontana con influenza marina, clima temperato, terreni che da Capocolle a Bertinoro, Predappio, Castrocaro, Modigliana offrono alla vite condizioni ideali per vini unici, con il loro timbro, un loro accento, seppur lo stesso dialetto. Un caleidoscopio di terroir che racconta identità differenti e efficaci per il vino romagnolo».
Quali le debolezze?
«La fragilità del territorio, ancora oggi, purtroppo, visibile nelle sue profonde ferire dovute alle due alluvioni del 2023 e quella del 2024. Da non sottovalutare poi c’è l’abbandono da parte dell’uomo nel corso degli anni rincorrendo la corsa della pianura, lasciando un territorio sempre più dimenticato, in alcuni tratti abbandonato con conseguente mancanza di manutenzione».
Ricambio generazionale, stravolgimento dei gusti e delle mode nel bere vino, attacchi sproporzionati sul salutismo. Cosa serve per far rialzare un comparto che oltre a essere economico è culturale, storico e soprattutto di tutele e manutenzione del territorio, soprattutto collinare?
A questa analisi vorrei aggiungere anche la presenza di diversità culturali che difficilmente capiscano il valore del vino e della cultura che ci sta dietro. Comunicare con valori storici, ambientali e culinari differenti porta a una crescita collettiva ma serve parallelamente anche educare a un consumo consapevole. Il vino è parte della nostra tradizione ultra milillenaria».
Il sistema ristorativo, d’accoglienza, per dirla in breve del gusto, ha potenzialità enormi di veicolazione del vino territoriale. Secondo lei la Romagna è rappresentata in enoteche, osterie e ristoranti?
«Oggi troviamo una scelta più ampia rispetto al passato per tipologia, per territori, per vinificazione e affinamenti, abbiamo un territorio che spazia e soddisfa i gusti per ogni accostamento. La ristorazione oggi è più vicina al produttore, certo si potrebbe ampliare e servirebbe uno sforzo maggiore in tal senso aumentando la sensibilità verso il territorio d’appartenenza»
Cosa significa oggi raccontare la qualità della vigna made in Romagna?
«Raccontare è già dare un valore, noi abbiamo tradizione documentata millenaria, luoghi visitabili che risuonano di storia , rocche, conventi, abazzie,  basiliche e  tanta arte,Uomin e donne che hanno fatto di tutto ciò il loro duro lavoro( si lavora sotto il cielo) il tutto dentro un calice
Il tessuto forlivese come sta rispondendo ai corsi, alle iniziative, agli sforzi che Ais sta facendo per divulgare e far conoscere il vino?
«Il territorio forlivese risponde positivamente, abbiamo realizzato corsi e stiamo lavorando per i nuovi che partiranno a gennaio presso Casa Romagna Forli. Realizziamo i corsi nei diversi territori proprio per avvicinarci ai vari luoghi ed essere presenti nel contribuire e dare valore alla nostra terra, ai suoi progtagonisti. La nostra cultura enogastronomica non solo è ciò che abbiamo ma che siamo. Infine i vignaioli che sono i custodi di queste colline, con il loro lavoro, che è non solo economico, diventano ambasciatori dei loro territori, per la comunità».  I.p.
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