Faenza, venerdì 29 si tiene la XIX Cena Itinerante del «Distretto A»

Riccardo Isola - Faenza riesce a essere davvero se stessa soprattutto quando mescola linguaggi. Quando il vino incontra la ceramica, una corte privata si trasforma in osteria temporanea, un atelier diventa sala da degustazione e il confine fra arte, cucina e socialità smette di avere importanza. È dentro questa idea di città viva, mobile, curiosa e profondamente conviviale che la Cena Itinerante del «Distretto A» continua, dopo diciannove edizioni, a rappresentare uno degli appuntamenti più identitari e contemporanei del territorio. «FuoriTrama - non c’è trippa per gatti», il titolo scelto per il 2026, non è una provocazione narrativa. È una dichiarazione di poetica urbana. Un invito a uscire dalle geometrie prevedibili, a perdersi dentro le connessioni fra persone, cucine, calici, opere e spazi nascosti. Perché la forza della Cena Itinerante, fin dalle sue origini, è stata proprio questa: trasformare il quartiere in un organismo narrante, dove ogni portone aperto aggiunge un dettaglio alla storia collettiva. Venerdì 29 maggio il Distretto A tornerà così a disseminarsi di tavoli, profumi, musica e incontri. Oltre trenta gli spazi coinvolti fra case private, cortili, musei, studi professionali, gallerie, laboratori e luoghi normalmente sottratti allo sguardo pubblico. Ma sarà soprattutto la trama gastronomica a raccontare il carattere dell’edizione 2026. Più di trenta realtà fra ristoranti, osterie, forni, chef indipendenti, cucine creative e pasticcerie costruiranno, infatti, un percorso diffuso dove la Romagna dialogherà con suggestioni contemporanee e contaminazioni internazionali. Cappelletti, tagliatelle, piadina, fritto di pesce, polpette e gnocco fritto convivranno con noodle Thai style, pulled fish, katsu sando, pan brioche gourmet e piccoli assaggi pensati per essere mangiati camminando, bicchiere alla mano, inseguendo luci e conversazioni. È questa forse la cifra più autentica della Cena Itinerante: non separare mai il popolare dalla ricerca, l’osteria dal fine dining, il vino contadino dalla mixology contemporanea. Dentro la stessa mappa convivono cucine identitarie e nuove sensibilità gastronomiche, realtà storiche e progettualità emergenti. Una pluralità che racconta bene anche il momento attraversato dalla gastronomia romagnola, sempre più capace di dialogare con il mondo senza perdere il proprio accento territoriale. Fra le presenze più attese figurano anche nomi legati alla ristorazione di ricerca come Maré di Cesenatico, segnalato dalla Guida Michelin, e Osteria Tèra, interprete di una cucina capace di lavorare sulla materia prima romagnola con sguardo contemporaneo. Accanto a loro ci saranno cuochi indipendenti, forni, laboratori, produttori artigianali e progetti gastronomici che negli ultimi anni hanno contribuito a rendere Faenza uno dei centri più interessanti della nuova convivialità romagnola. Anche il comparto beverage conferma la crescita. Circa trenta le realtà coinvolte fra cantine, birrifici artigianali e cocktail bar. Un’osteria open air che permetterà di attraversare il territorio attraverso calici di Albana, Sangiovese e vini naturali, ma anche tramite birre indipendenti, vermouth, gin tonic e miscelazioni contemporanee. Non semplici accompagnamenti gastronomici, ma parte integrante della narrazione. Perché alla Cena Itinerante il bere bene non ha mai avuto una funzione decorativa. Il vino, la birra artigianale o il cocktail diventano strumenti di relazione, occasioni di sosta, acceleratori di incontro. Si beve camminando, sostando sotto un portico, entrando in un giardino normalmente invisibile o fermandosi a parlare davanti a una mostra improvvisata. È qui che l’evento continua a distinguersi: riuscire a fare del gusto una pratica sociale e culturale prima ancora che gastronomica. L’edizione 2026 sarà accompagnata dall’immaginario visivo di Jan Angelini, in arte Robak, illustratore e progettista grafico formatosi fra Isia Urbino e Bruxelles. Il suo lavoro interpreta l’identità della Cena Itinerante: linee che si intrecciano, percorsi che si deviano, figure che si contaminano. Una sorta di mappa emotiva che restituisce l’idea di una città attraversata più dai legami che dalle coordinate. Accanto al cibo e al vino, il programma proporrà una ventina di appuntamenti fra mostre, performance sonore e visive, installazioni, open studio, archivi fotografici e visite guidate. Dalla Casa Museo Bendandi al Museo Carlo Zauli, passando per atelier e corti private, il Distretto A si trasformerà ancora una volta in una grande scena urbana diffusa dove arte e convivialità convivono senza gerarchie. Questa la vera forza dell’idea del Distretto: avere compreso molto prima di altri che il futuro degli eventi culturali sarebbe passato dalla capacità di creare esperienze condivise, ibride, attraversabili. Non festival separati per pubblici diversi, ma luoghi fluidi dove linguaggi differenti si incontrano naturalmente. Più che un evento, la Cena Itinerante continua a essere un modo molto faentino di interpretare la città: aperta, creativa, irregolare, conviviale. Una città che per una sera sceglie di raccontarsi non attraverso vetrine ma attraverso il gesto più antico e universale che possiede invitare qualcuno a entrare, per bere o per mangiare.