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Faenza, l’analisi e il bilancio delle associazioni e dei commercianti su uno shopping natalizio scarno

Romagna | 15 Gennaio 2022 Cronaca
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Riccardo Isola - Il bilancio dello shopping natalizio non soddisfa il commercio al dettaglio del centro cittadino faentino. Meno persone in giro, meno capacità di spesa delle famiglie, crescita dell’energia e delle bollette e delle materie prime fotografano una situazione non certo esaltante per lo shopping in generale. A uscire malconci ci sono poi e soprattutto i ristoranti che, tra Natale e ultimo dell’anno, hanno occupato il 60% dei posti, con qualche punta soddisfacente arrivata almeno dall’asporto. 

NATALE SOTTO TONO
«Dalle prime rilevazioni - evidenzia il presidente Ascom-Confcommercio, Paolo Caroli - il bilancio dello shopping natalizio non si può certo dire sia stato esaltante. Alcune categorie merceologiche sono andate meglio rispetto ad altre, di fatto rimanendo in linea con il 2020, che non è stato certo un anno super fortunato. Chi ha avuto performance più importanti sono stati sicuramente l’alimentare, che ha registrato incrementi di fatturato anche a due cifre in termini percentuali, l’elettrocnico ma anche le librerie.Meno bene le performance ottenute dal calzaturiero e abbigliamento del resto - aggiunge - in una fase in cui la pandemia impedisce i viaggi e la vita “mondana” questi sono sicuramente acquisti  che vengono posticipati».  Stessa considerazione arriva dall’altra associazione di categoria, la Confesercenti. «Pandemia, l’online, l’inflazione e il caro energia e materie prime non hanno giocato a favore dei commercianti faentini del centro nel periodo natalizio. In alcuni casi - spiega la referente Chiara Venturi - ci sono state performance positive come nel comparto dell’erboristeria e in alcuni ambiti della gioielleria, in cui sono stati stampati scontrini in media di valore più alto rispetto al passato ma meno in termini quantitativi». Chi invece non può dirsi soddisfatto è il settore della ristorazione. «Dai dati e dalle interviste che abbiamo effettuato - sottolinea Venturi - appare evidente come la paura dei contagi e le regole iper restrittive abbiano giocato a sfavore di un comparto già duramente colpito da due anni di pandemia. Si è lavorato - aggiunge - ma con il 50% della capienza a Natale e il 70% per il cenone dell’ultimo dell’anno. E’ andato benino l’asporto che ha, in parte, riequilibrato le perdite dei pranzi e cene a sedere». 

SI SPERA NEI SALDI
A tenera viva la speranza di poter strappare qualche buon affare, da parte dei consumatori, e poter stampare più scontrini, dal punto di vista dei commercianti, ci sono i saldi. Partiti il 5 gennaio questa parentesi di prezzi ribassati «potrebbe aiutare a riequilibrare le basse performance economiche ottenute nel periodo natalizio» commentano le associazioni di categoria.  Sopratutto al termine della fase più acuta della pandemia che si sta verificando. «Appena le persone torneranno dalle quarantene crediamo - confermano dalle associazioni - che il trend di vendite e acquisti, nei negozi di vicinato, potranno risalire. gli affari ci sono e si possono fare». Quello però che crea ancora preoccupazione è «il caro energia. Stiamo vedendo - spiegano da Ascom e Confeserceti - che adeguamenti al rialzo delle materie prime e dell’approvvigionamento energetico inizano a diventare inevitabili. non capiamo perchè i commercianti debbamno però avere tariffe energetiche più alte rispetto a quelle a uso privato, i nostri imprenditori non sono imprese metalmeccaniche o comunque imprese fortemente energivore da giustificare questa sperequazione tariffari. Serve - concludono - che a livello governativo si faccia qualcosa per aiutare le aziende del comemrcio fortemente colpite dalla crisi perdurante». 

DEHORS GRATUITI FINO A MARZO
Tra le principali operazioni messe in campo come uno dei ristori in ambito comunale, soprattutto per i ristoratori e pubblici esercizi nel corso della pandemia, c’è stato quello della gratuità del pagamento dell’occupzione pubblica per i dehors. Una soluzione che per tutto il 2021 ha permesso agli esercenti di avere ambiti e spazi maggiori per poter ospitare avventori e clientela in sicurezza. oggi però questa soluzione sta per trovare una possibile conclusione. Entro fine marzo, infatti, governo ha deciso che la gratuità dovrà rimanere, da lì in poi, salvo sorprese dell’ultima ora, i baristi, osti, ristoratori torneranno a dover pagare. «Allo stato attuale - spiega il vice sindaco di Faenza, Andrea Fabbri - stiamo ragionando su cosa fare. Sono allo studio soluzioni alternative. Intanto partiamo da fatto che dal momento in cui terminerà questo periodo particolare entrerà in vigore il canone patrimoniale unico. Parallelamente stiamo valutando l’accompagnamento progressivo e di transizione da un periodo totalmente gratuito a quello in cui si tornerà a pagare. Altro aspetto che fino a oggi non ha influito sulla possibilità di ricevere il via libera alla installazione o l’ampiamento dei dehors, è quello relativo al necessario parere della Soprintendenza sulla tipologia e sulla modalità d’installazione. Intanto ragioneremo - conclude Fabbri - con la cabina di regia sul centro storico su cosa e come affrontare la questione a partire da fine mese». Per quanto concerne Faenza le concessioni sul suolo pubblico gratuite fino a oggi rilasciate in periodo pandemico sono state una cinquantina. Di queste la stragrande maggioranza dei casi hanno riguardato stalli di parcheggio a pagamento e quindi mancati incassi comunali.
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