Faenza, il giovane attore romagnolo Luca Di Sessa sarà tra i volti delle serie tv Rai ‘L’album dei sogni’ e ‘Doc 4’: «Recitare è come vivere tante vite»

Romagna | 04 Luglio 2026 Cultura
faenza-il-giovane-attore-romagnolo-luca-di-sessa-sar-tra-i-volti-delle-serie-tv-rai-lalbum-dei-sogni-e-doc-4-recitare--come-vivere-tante-vite
Michela Ricci - C’è un’idea molto semplice che accompagna Luca Di Sessa nel suo percorso di attore: «È bello sapere di poter regalare anche solo qualche ora di spensieratezza a qualcuno». Classe 2003, nato a Faenza e formatosi all’Accademia di Ivano Marescotti a Ravenna, il giovane interprete sta vivendo un momento importante della sua carriera. Dopo i primi ruoli tra cinema e televisione, nei prossimi mesi sarà tra i protagonisti de «L’album dei sogni», la nuova serie Rai dedicata alla storia della famiglia Panini, nella quale interpreta Benito Panini, uno dei quattro fratelli che diedero vita a un marchio entrato nell’immaginario di intere generazioni. E, sempre nella prossima stagione televisiva, lo vedremo anche nella quarta stagione di «Doc», la fortunata fiction Rai con Luca Argentero.
Il tuo percorso parte dalla Romagna, anche se da due anni vivi a Roma per lavoro. Cosa ti porti dietro delle tue radici e cosa ti manca di più di casa?
«La Romagna mi ha regalato una forte identità territoriale, una ‘regionalità’ che mi porto dietro ancora oggi e che mi è tornata utile ai provini per progetti che richiedevano una cadenza romagnola. Trasferendomi a Roma ho imparato a farmi mancare le mie cose: la famiglia, il cibo, ma soprattutto la tranquillità di casa, dato che il caos romano a volte sa essere impegnativo. A Faenza c’è un luogo che mi fa sentire a casa ogni volta che rientro ed è la stazione: ci ho passato tantissimo tempo tra studio e viaggi di lavoro, per me è il simbolo del ritorno».
A 17 anni hai frequentato l’Accademia di Ivano Marescotti a Ravenna. Com’è stato il tuo impatto con lui e con quel mondo?
«È stato il mio primissimo approccio professionale a questo mestiere e mi ha fatto capire cosa volevo fare da grande. Ho avuto la fortuna di frequentare l’Accademia negli ultimi anni in cui Ivano insegnava, prima che ci lasciasse. Era ancora nel pieno delle sue forze: un uomo fantastico, instancabile, che dava tutto se stesso per i suoi allievi».
Qual è l’insegnamento più grande che ti ha trasmesso e che custodisci ancora oggi?
«Al di là della tecnica, ci sono due cose che mi sono rimaste impresse. La prima è un principio cardine: l’importanza di divertirsi in scena. La seconda è un consiglio più leggero che ripeteva sempre ai ragazzi alle prime armi: ‘In scena non chiedete mai dove dovete mettere le mani!’. Ma il ricordo più caro risale al saggio finale. Ivano venne da me, si complimentò per la performance e mi disse: ‘Tu devi fare il protagonista, vedrai che avrai una bellissima carriera’. Sentirselo dire da un maestro come lui, a quell’età, è stata un’iniezione di fiducia incredibile».
Com’è nata la scintilla per la recitazione?
«Ho sviluppato questo interesse prestissimo, complice una vera e propria fissazione per Harry Potter. Da bambino volevo essere lui. Il cortocircuito è arrivato quando ho capito che la magia non esisteva e che quelli sullo schermo erano attori. A quel punto ho pensato: ‘Ma esiste un lavoro migliore al mondo che essere pagati per interpretare Harry Potter? Devo farlo anche io’. Da quel momento il cinema e le serie tv sono diventati una costante. Intorno ai 15 anni quella passione è maturata e ho sentito il bisogno di mettermi in gioco sul serio».
Nei prossimi mesi ti vedremo nei panni di Benito Panini ne «L’album dei sogni», la serie Rai sulla storica famiglia di Modena. Come si impara a respirare la vita di un uomo che ha creato un mito per milioni di bambini?
«È stata una sfida enorme. Benito era il fratello più burbero e chiuso, pieno di insicurezze. Prima di girare ho parlato a lungo con le sue figlie proprio per cercare di restituire la sua verità. Tutti conoscono il marchio, ma dietro c’è una storia incredibile di fame, fallimenti e riscatti familiari, che attraversa l’Italia dagli anni ‘40 agli anni ‘70. Per me è stato anche un viaggio emotivo: da piccolo collezionavo l’album di ‘Harry Potter’ della Panini, e trovarmi poi a Modena con i figli dei fondatori, a visitare la fabbrica e a vedere i vecchi macchinari, mi ha fatto un effetto pazzesco».
Nella prossima stagione televisiva ti vedremo anche in «Doc 4». Com’è stato salire a bordo di una macchina così imponente e amata dal pubblico?
«È esattamente come saltare su un treno in corsa: c’è già una sintonia perfetta tra gli attori e un metodo di lavoro super collaudato, quindi all’inizio devi solo correre più veloce per metterti al passo. In questa quarta stagione ho dato un piccolo contributo: sarò presente in quattro o cinque episodi con un personaggio che interagirà parecchio con la sfera del dottor Sandri (Giovanni Scifoni) e della caposala Teresa (Elisa Di Eusanio). L’impatto è stato splendido e la macchina di ‘Doc’ ha un calore unico: quando giravamo a Roma c’erano sempre tantissimi ragazzi fuori dal set a chiederci foto. Sentire l’affetto della gente ancora prima della messa in onda ti dà una carica pazzesca».
Al di là dei palinsesti e del successo, quando si spengono i riflettori, qual è il senso più profondo che dai oggi al tuo mestiere?
«Credo che alla base del percorso di ogni artista ci sia, almeno all’inizio, il bisogno intimo di essere visti. Poi quel bisogno si trasforma: nel mio caso è sfociato nel divertimento e in una passione viscerale. Recitare è affascinante perché ti costringe a studiare l’essere umano, a capire come si comporta e come reagisce. Per ogni ruolo devi dare vita a una persona da zero: impari tantissimo e finisci inevitabilmente per vivere tante esistenze diverse dalla tua. Ci sono personaggi che ti rimangono dentro, nel cuore e nell’anima. Alla fine, la parte più bella e gratificante di questo lavoro è sapere che stai facendo qualcosa che susciterà emozioni o riflessioni in chi guarda. Spero sempre con tutto il cuore di riuscirci e di poter regalare, a chi è seduto davanti allo schermo, anche solo qualche ora di sincera spensieratezza».
Compila questo modulo per scrivere un commento
Nome:
Commento:
Settesere Community
Abbonati on-line
al settimanale Setteserequi!

SCOPRI COME
Scarica la nostra App!
Scarica la nostra APP
Follow Us
Facebook
Instagram
Youtube
Settesere 30 anni
Appuntamenti
Buon Appetito
FuoriClasse
Centenari
Mappamondo
Lab 25
Fata Storia
Blog Settesere
Logo Settesere
Facebook  Twitter   Youtube
Redazione di Faenza

Via Severoli, 16 A
Tel. +39 0546/20535
E-mail: direttore@settesere.it
Privacy & Cookie Policy - Preferenze Cookie
Redazione di Ravenna

via Arcivescovo Gerberto 17
Tel 0544/1880790
E-mail direttore@settesere.it

Pubblicità

Per la pubblicità su SettesereQui e Settesere.it potete rivolgervi a: Media Romagna
Ravenna - tel. 0544/1880790
Faenza - tel. 0546/20535
E-mail: pubblicita@settesere.it

Credits TITANKA! Spa
Setteserequi è una testata registrata presso il Tribunale di Ravenna al n.457 del 03/10/1964 - Numero iscrizione al Registro degli Operatori di Comunicazione:
23201- Direttore responsabile Manuel Poletti - Editore “Media Romagna” cooperativa di giornalisti con sede a Ravenna, Arcivescovo Gerberto 17.
La testata fruisce dei contributi diretti editoria L. 198/2016 e d.lgs. 70/2017 (ex L. 250/90).
Contributi incassati


Licenza contenuti Tutti i contenuti del sito sono disponibili in licenza Creative Commons Attribuzione