Faenza, il direttore di Astra, Boris Pesci lancia l’allarme: «La filiera dei rifiuti è bloccata»

Romagna | 27 Ottobre 2018 Le Opinioni
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Riccardo Isola - «La catena del recupero e smaltimento rischia seriamente di ricevere un brusco stop, soprattutto nell’ambito dei rifiuti speciali, cioè quelli prodotti dalle imprese. Sempre meno sono gli impianti di destino finali e dall’altra parte crescono le quantità di rifiuti che devono essere conferiti. Per questo non possiamo, quindi, non evidenziare come servano termovalorizzatori e nuove discariche». Questo è il grido d’allarme che il consorzio Astra, nelle parole del suo direttore Boris Pesci, lancia al territorio e soprattutto alla politica.
In avvicinamento a Ecomondo, la fiera internazionale per la green e circular economy che dal 6 al 9 novembre si terrà a Rimini e che vedrà la presenza e la partecipazione anche del consorzio faentino, la questione dello smaltimento e riciclo dei rifiuti torna di forte attualità. Il concetto che sta preoccupando Astra è che «non si può continuare a parlare di economia del riciclo senza dotare i territori di spazi e strutture idonee e capaci di dare concretezza a questa filiera strategica. «Per questo - spiega il direttore Pesci - serve attuare un utilizzo più efficiente degli impianti finali, come termovalorizzatori e discariche. Ma non solo. Serve incentivare la filiera del recupero, in ogni suo ambito, con nuove opere infrastrutturali capaci di soddisfare questa esigenza che è economica e ambientale al contempo». La preoccupazione sta diventando ancora più forte e stringente anche alla luce della decisione della Cina di chiudere le possibilità di importazione sul proprio territorio dei rifiuti provenienti dall’estero, soprattutto della plastica. «Non una banalità - evidenzia Astra - che sta avendo ripercussioni gigantesche in tutto il resto del mondo, Italia, Emilia-Romagna e territorio faentino compresi».
Il consorzio Astra è tra i principali attori nel settore dei rifiuti speciali in ambito regionale con la gestione diretta di 24 siti adibiti al recupero, stoccaggio e smaltimento dei rifiuti. «Spazi - ci tiene a sottolineare Pesci - nel quale riusciamo a recuperare il 90% del materiale che viene conferito. Stiamo parlando di un monte rifiuti che arriva a sfiorare le 400 mila tonnellate. Di questa montagna di rifiuti il 30% proviene da inerti da attività di costruzione e demolizione, un 20% da ceneri e scorie provenienti dalle attività di fonderia e da centrali da biomasse, un altro 30% sono rifiuti speciali provenienti dal settore industriale (speciali non pericolosi e speciali pericolosi) e infine un 20% sono da catalogare come rifiuti a matrice legnosa/verde e potature».
Per chi ogni giorno lavora nell’ambito della filiera green la questione è chiara: «Le regioni devono assolutamente diventare autosufficienti nella gestione della filiera del recupero dei rifiuti sia urbani che speciali. Non ha senso sfruttare risorse naturali per ottenere materiali da immettere sul mercato, quando invece abbiamo montagne di rifiuti che possono trasformarsi in nuove risorse. Se non si trovano soluzioni efficaci e tempestive - prosegue il direttore di Astra - non possiamo che andare incontro al paradosso che l’unica strada per i rifiuti, invece che essere immessi di nuovo nel sistema di valore del mercato, generando quindi un’economia verde vera e concreta, diventi quella dell’incenerimento e del conferimento indifferenziato in discarica. Bisogna fare in fretta - conclude il direttore - perché l’ambiente, i territori, l’economia e il mercato hanno bisogno di risposte normative e operative efficaci ed efficienti».

I numeri di Astra

Il consorzio si compone di 33 aziende. Astra fattura 22 milioni di euro l’anno (dati 2017). Con 24 impianti di proprietà utilizzati per il recupero, stoccaggio e smaltimento di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi autorizzati, il Consorzio faentino ha in dotazione 750 automezzi, 500 operatori impiegati con 23 dipendenti in organico.
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