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Estate, i vini emiliano romagnoli per rinfrescare le giornate sotto l'ombrellone

Romagna | 31 Luglio 2020 Gusto
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Ci siamo, le ferie si avvicinano, per fortuna di molti, inesorabilmente. Uno stacco dalla routine lavorativa che porta ad avere più tempo da dedicarsi a quel benessere gustoso che a volte non è possibile perseguire nel susseguirsi convulso della quotidianità ordinaria. Ecco così che sotto l’ombrellone, a bordo vasca o al fresco di brezze collinari e montuose, davanti a una tavola imbandita o per uno spuntino frugale, immancabili sono gli accompagnamenti enoici per rinfrescare palato e spirito. Tutto rigorosamente made in Emilia Romagna. Di seguito troverete quindi alcuni suggerimenti che vi permetteranno, durante questi caldi giorni di fine luglio e agosto, di poter assaggiare alcuni testimoni autentici del savoir faire vitivinicolo lungo la via Emilia. Sono vini di terroir che attraverso un ottimo rapporto tra qualità e prezzo permetteranno di accompagnare, secondo noi, perfettamente i vostri pranzi, cene e merende estive. Salute!

RICCARDO ISOLA: (AMBASCIATORE VINI DELL’EMILIA-ROMAGNA) 
Partiamo nel nostro viaggio da Piacenza, terra di Malvasia, con il nostro suggerimento che cade sul «Colli piacentini Malvasia Acino d’oro 2018» della cantina «La Ferraia» (Ziano – Pc). Un vino agrumato e aromatico, nel senso di erbe, che lascia un palato elegante e fresco con perfetto finale amaricato.  Scendiamo verso Modena, trionfo di lambruschi, e noi ve ne segnaliamo un paio. Il primo è «Lambrusco di Sorbara Spumante Brut Rosé del Cristo 2015» di «Cavicchioli» (San Prospero - Mo) un’interpretazione fine ed elegante in cui la succosità si sposa perfettamente con tonalità agrumate e minerale che ammalia. Il secondo è il «Lambrusco di Sorbara Spumante Brut Rosé 2015» della «Cantina La Volta» (Bomporto – Mo) in cui le erbe aromatiche, gli agrumi e i frutti rossi si amalgamano in perlage fini e persistenti con chiusura lievemente sapida. Nella terra del passatore arriviamo a suggerire un metodo rifermentato in bottiglia dell’azienda «Ancarani» (Faenza – Ra). Un Trebbiano romagnolo, questo «Indigeno 2018» che si presenta vivo e vegetale, con lievi ricordi di panificazione e frutta a polpa bianca. Un vino estivo, domestico e molto molto socializzante. Infine chiudiamo con due proposte che uniscono l’Appennino con l’Adriatico. Il primo è il «Colli bolognesi Pignoletto Classico Ammestesso 2014» della cantina «Fattorie Vallona» (Valsamoggia - Bo) in cui il bouquet di pesca matura, fiori gialli e macchia mediterranea si fondono in un sorso elegante e presente con freschezza imponente, il secondo invece arriva da San Clemente (Rn). Si tratta del «Romagna Pagadebit Strati 2018» di «Enio Ottaviani» un vino che parla, sa e racconta di mare, di tradizione e bevibilità aprioristica. Ah non dimentichiamoci un super vino dolce. Qui non possiamo che ricordare il «Romagna Albana Passito Domus Aurea 2017» della cantina «Ferrucci» (Castel Bolognese - Ra), in cui scorza d’arancia candita, miele e imprinting esotico si accompagnano a una freschezza disarmante.

FILIPPO FABBRI: GIORNALISTA FOOD&WINE
Il caldo è sinonimo di bollicine e vini frizzanti, almeno per il sottoscritto. Non ho certo il palato affinato di un sommelier Ais, tuttavia posso suggerire alcuni vini degustati di recente che mi hanno lasciato qualcosa in termini di gusto e soprattutto di esperienza. Partirei da un «Metodo classico», quello di «Tenuta Masselina», spumante millesimato anno 2015, prodotto da Grechetto gentile. È un vino che non ha nulla da temere nel confronto con i rinomati Franciacorta, ideale per un aperitivo e affabile anche a tutto pasto. Rimango in area metodo classico ma vado nelle colline cesenati, con la novità di «Zavalloni». Conosciuto per le produzioni di Albana e Sangiovese, di recente ha prodotto un «Rosè» vinificato da Sangiovese, 24 mesi sui lieviti. È una bella scommessa quella di Stefano, che ha deciso di sperimentare anche un 36 mesi. Al tempo il giusto responso. L’ultimo metodo classico che suggerisco è lo spumante «Brut Rosso 2017» di «Bellei» nel modenese. Siamo nell’eccellenza del Lambrusco, il vitigno è 100 % Sorbara, la vinificazione è in acciaio. Questo vino ha ottenuto il punteggio massimo nella guida fresca di stampa «Emilia Romagna da bere e da mangiare». È un vino che ha un sorso dinamico e voluttuoso, che evidenzia equilibrio e volume grazie alla bollicina aerea al sapor di frutto.Non tutti i vini giocano in serie A. Ce ne sono alcuni che malgrado le serie minori hanno una loro gradevolezza gustativa, unita a un ottimo rapporto qualità/prezzo. Tra questi suggerisco il «Galassi» «Pinot bianco Chardonnay Igt frizzante». L’ho acquistato di recente a un supermercato al prezzo inferiore di 4 euro e non avrei mai immaginato un vino con una beva così piacevole, disponibile a piatti di pesce e salumi di vario genere. La chiusura è con un rosso. Quello di «Mutiliana», il progetto enologico di Giorgio Melandri, che ha innalzato l’asticella della produzione enoica di Modigliana. Ho avuto la fortuna di prendere parte a una verticale di diverse etichette. Segnalo il «Tramazzo», la valle di argille rosse, annata 2018 molto ricca al naso con frutti neri, sapori balsamici e note floreali.

LUCA CASADEI: GIORNALISTA E SOMMELIER
Estate strana, a contatti ridotti e abbracci limitati: la filosofia del Km 0 è diventata per molti il mantra da seguire anche nella progettazione delle proprie vacanze oltre che nella composizione del carrello della spesa. L’occasione per stappare qualche buona bottiglia in famiglia e con gli amici più vicini, però, non mancherà; anzi, questo piccolo gesto conviviale sarà un aiuto prezioso per scacciare i ricordi di una primavera vissuta in apnea tra preoccupazioni e incognite e uno stimolo a guardare con maggior fiducia al futuro. Nella scelta delle cinque bottiglie per l’estate consiglio dunque vini che parlano di sole e luce, due elementi simbolo di rinascita e di cui sentiamo la necessità di fare il pieno dopo settimane di clausura forzata. Due bollicine lucenti e sfavillanti sono il «Divo» della cantina «La Sabbiona» di Oriolo dei Fichi e «Rosé» di Tenuta Diavoletto di Bertinoro. Il primo è uno spumante extra dry di Famoso, una bollicina ricca di gusto che spazia tra note di mela, salvia e sambuco. Il secondo è un vino frizzante da uve Sangiovese, un vino da sete che fa della piacevolezza e della freschezza le sue cifre stilistiche. Scegliete voi su quale buttarvi al momento dell’aperitivo, in entrambi i casi cadrete in piedi. Chi sogna un tuffo nell’Adriatico tra brezza e salsedine ma ha paura dell’acqua fredda come il sottoscritto e preferisce rimanere ancorato alle sicurezze di una tavola apparecchiata potrà trovare conforto nel «Plino della Taverna», vino bianco secco con muffa nobile di «Tenuta il Plino» che racconta nel calice una storia fatta di luce e profondità, uno dei rari abbracci consentiti anche in tempo di pandemia. Restando in tema di vini speciali da non perdere «1935 Ultima», l’orange wine di Albana che «Fattoria Ca’ Rossa» produce dai grappoli di una vite di 85 anni: miele, albicocca e sapidità in un bicchiere dove l’eleganza è un dono della natura e del tempo. L’ultimo tuffo di luce è nel «Quartosole» di Tenuta Casali, la riserva di Sangiovese che nasce su una collina magicamente esposta al percorso del dio Elio: in bottiglia troviamo una delle migliori espressioni romagnole della tipologia grazie a un equilibrio sapiente tra frutto e freschezza.
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