Ecco la Romagna gustosa dalle cento croccanti sfumature del cioccolato che si fa «uovo»

Riccardo Isola - La mattina di Pasqua, il rumore appena svegli non è quello delle campane ma quello sottile e secco del cioccolato che si rompe. È un suono breve, quasi intimo, che in Romagna sa ancora di attesa e di festa condivisa. Perché qui l’uovo non è solo un dolce ma gesto, rito che tiene insieme gusto, artigianalità e una certa idea di felicità. Negli ultimi anni, però, qualcosa è cambiato. Accanto alla tradizione, si è affermata una nuova consapevolezza. Quella che il cioccolato pasquale è diventato terreno di espressione per pasticceri e cioccolatieri, spazio creativo dove tecnica e immaginazione si incontrano. E la Romagna, da questo punto di vista, si conferma laboratorio vivace, capace di coniugare raffinatezza e divertimento. A Ravenna, alla Pasticceria Al Duomo, l’uovo di Pasqua diventa quasi un oggetto d’arte. Cioccolato fondente, al latte o bianco lavorato con precisione e sensibilità estetica, per creazioni che non rinunciano alla golosità ma puntano anche sull’impatto visivo. Qui la manifattura è ancora centrale: ogni pezzo racconta un equilibrio tra manualità e ricerca stilistica, capace di conquistare un pubblico trasversale. A Lugo, la Pasticceria Tazza d’Oro interpreta la Pasqua con un approccio quasi sartoriale. La qualità è il punto di partenza, ma è la personalizzazione a fare la differenza. Le uova diventano contenitori di storie private, con sorprese scelte su misura, pensate come un abito cucito addosso al destinatario. Accanto a questo, una produzione solida di praline e cremini che conferma una competenza profonda sul cioccolato, trattato come materia viva. A Faenza, il nome di Sebastiano Caridi introduce una visione più ampia, che tiene insieme estetica, gusto e responsabilità. Le sue uova, proposte in diverse dimensioni e formati, puntano su un design essenziale e su una struttura gustativa precisa, spesso giocata sul doppio strato. Ma è anche il lavoro sulla filiera a emergere: dal 2017 Caridi è ambasciatore del programma Cacao-Trace, un progetto che lega qualità del prodotto e sostenibilità, garantendo valore ai produttori di cacao e formazione alle comunità agricole. La proposta è ampia e articolata. Dalle uova con frutta secca, dove il contrasto tra cioccolato e granella crea dinamiche gustative interessanti, fino alla «Cassetta delle Pollastre», una collezione che unisce eleganza e gioco, con piccoli ovetti monogusto che spaziano dal pistacchio alla nocciola fino all’arachide. E poi i soggetti ispirati alla fattoria, galline, conigli, pecore, che riportano il cioccolato a una dimensione ludica, senza rinunciare alla qualità esecutiva. Scendendo verso la costa, a Cattolica, la Pasticceria Staccoli ribadisce il valore della tradizione artigianale. Dal 1952, ogni creazione nasce da gesti lenti e da una selezione attenta delle materie prime. Emblematica l’uovo ripieno al pistacchio: doppio strato di cioccolato al latte, crema spalmabile realizzata in laboratorio e granella di pistacchio di Sicilia. Un prodotto che gioca sulla ricchezza e sulla profondità del gusto, senza scorciatoie e senza perdere un’autenticità artigianale di classe e grande autorevolezza. A Forlì, invece, Gardini Cioccolato d’Autore rappresenta una delle espressioni più contemporanee del cioccolato romagnolo. Qui il linguaggio è diverso: meno decorazione, più sostanza. Le uova sono essenziali, eleganti, costruite attorno alla qualità del cacao e alla precisione delle lavorazioni. Il «Nocciolotto», con fondente al 62% e nocciole del Piemonte, è un esempio chiaro: intensità, pulizia aromatica e una tessitura croccante che accompagna il morso senza sovrastarlo. In tutte queste realtà emerge un filo comune. La Pasqua, in Romagna, non è solo un momento commerciale, ma uno spazio di espressione artigianale. Il cioccolato diventa linguaggio, materia da modellare, occasione per raccontare identità diverse ma complementari. E allora quell’uovo che si rompe, la mattina di festa, non è mai solo un gesto automatico. Dentro c’è una storia fatta di mani, di scelte, di territorio. E anche un po’ di quella leggerezza che, almeno a Pasqua, ci concediamo senza troppe spiegazioni.