Ecco dove si mangia bene per «Osterie d’Italia 2019», le trenta eccellenze del territorio

Romagna | 08 Novembre 2018 Gusto
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Riccardo Isola - Trenta osterie entrano nell’olimpo romagnolo del mangiar bene 2019. Questo è quanto attesta la guida «Osterie d’Italia» da poco uscita. Tra queste due provengono dalla Romagna imolese, nove dal ravennate, tredici dal forlivese-cesenate e sette dal riminese. A questi locali si deve aggiungere, per affinità territorial-culinarie, anche un’osteria di Palazzuolo sul Senio (Fi) testimone della cucina al confine tra Toscana e Romagna. Così siamo a trentadue.
La guida redatta da Slow Food da sempre segue un decalogo ben preciso per attestare il proprio punto di vista qualitativo per ogni locale. Dieci «regole» che passano dall’accoglienza al giusto rapporto qualità prezzo, dalla conoscenza delle materie prime alla prossimità dell’approvvigionamento fino ad arrivare a concetti che non seguano mode passeggere del fare ristorazione, ma le sappiano anticipare rimanendo fedeli alle proprie origini.
I riconoscimenti più importanti, e perché no ambiti, sono la «Chiocciola», simbolo di Slow food che attesta la totale sincronia del locale, la «Bottiglia» che premia quelle realtà con carte e selezioni di vini articolate e rappresentative, per finire con il «Formaggio» che certifica la qualità dell’offerta di prodotti caseari. In Romagna di questi riconoscimenti non ne sono arrivati tantissimi.
Molte le conferme tra cui le due osterie che ininterrottamente, da quando hanno iniziato a lavorare, entrano in questa guida ogni anno: «La Bottega dei Portici» di Palazzuolo sul Senio e «La Baita» di Faenza.
IMOLA
Nella Romagna imolese i locali selezionati sono solamente due. Per la precisione si tratta de «La Civichella» di Castel San Pietro Terme e la storica «Osteria del vicolo Nuovo da Rosa e Ambra» di Imola che come da tempo accade riesce ad ottenere anche quest’anno sia il riconoscimento della «Chiocciola» sia quello della «Bottiglia».
RAVENNA – FAENZA
Nella provincia di Ravenna a fare la voce del padrone nella ristorazione più «popolare» di qualità è l’area faentina. Qui sono infatti segnalati ben sei locali tra cui spicca la storica «Baita» che da decenni raggiunge l’en plein dei riconoscimenti portandosi a casa il trittico formato da «Chiocciola», «Bottiglia» e «Formaggio». Nel brisighellese ci sono l’«Osteria del Guercinoro» e «Croce Daniele», mentre scendendo verso valle, nel capoluogo manfredo, incontriamo «Ca’ Murani», «Manueli», «Mariananza» e la stessa «Baita». Scendendo ancora verso l’Adriatico a Russi viene segnalato «Da Luciano» per arrivare a Cervia dove spiccano «Al Deserto» selezionato anche come miglior testimone di questa tipologia di offerta legata al pesce e il locale «Emilia».
FORLI’-CESENA
Siamo nel territorio più segnalato in termini di quantità di locali della Romagna. Qui si concentrano ben due «Chiocciole», tre locali identificati dal «Formaggio» e sei con la «Bottiglia». Si passa così dalla super premiata «La Campanara» di Galeata (en plein dei tre riconoscimenti) all’«Osteria dei frati» che ha ottenuto «Chiocciola» e «Formaggio». Per quanto riguarda altre osterie con il doppio riconoscimento («Bottiglia» e «Formaggio») queste sono il «Don Abbondio» e il «Petito» di Forlì, mentre «Cerina» e «Michilella» di Cesena hanno ottenuto una «Bottiglia» ciascuno. Anche «Il ristorante dei Cantoni» di «Roncofreddo» si è visto riconoscere la grande attenzione riversata in calice. Se il «Petito» ha ottenuto anche la certificazione di grande luogo per la pasta ripiena l’«Alto Savio» a Bagno di Romagna è stato segnalato come eccellente locale per i salumi e insaccati. Altre segnalazioni, ma senza riconoscimenti aggiunti, sono andate all’«Osteria del Gran fritto» di Cesenatico, l’«Allegria» di Mercato Saraceno, il «Poderone» di Santa Sofia, la «Trattoria dell’autista» di Savignano sul Rubicone e il «Lanzi» di Verghereto.
RIMINI
Non male anche l’area più a sud della Romagna. A Rimini, le osterie sono sette. Dalla new entry «Sirocco» a Bellaria, si arriva al locale segnalato dai curatori come miglior esperienza di pesce identificato nella «Osteria dei Muré» di Cattolica. Nel mezzo si notano il «Pacini» di Poggio Torriana, le riminesi «La Marianna» e l’«Osteria de Borg», «La Rocca» di San Leo, che ha conquistato la segnalazione del «Formaggio», fino ad arrivare alla «Sangiovesa» segnalata con la «Bottiglia».

Non mancano anche le «Piadinerie»
Nella guida «Osterie d’Italia», come già succedeva in passato, vengono anche segnalati quei chiostri o locali dove poter assaggiare i testimoni dello street food per eccellenza della Romagna. Si tratta di 25 locali dediti alla preparazione della piadina, declinata nelle diverse versioni che sono in uso e consumo. Dall’alta Romagna dove è più alta, spessa e consistente, fino alla Romagna marittima riminese, caratterizzata da un sfoglia di «pane» molto più sottile che può essere arrotolabile. Ancora una volta è il forlivese e cesenate il territorio più rappresentativo con ben sedici realtà sottolineate. Si va dalle sette di Cesena alle tre di Mercato Saraceno, passando per le segnalazioni singole di Forlimpopoli, Savignano, Sogliano, Gambettola, Forlì e Bertino. Segue Ravenna con cinque locali evidenziati di cui due a Cervia, due nel capoluogo ravennate e uno a Conselice. Chiude Rimini con quattro segnalazioni.
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