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D'Orazi (dirigente Cpia): «Formazione e inclusione per una cittadinanza attiva»

Romagna | 15 Ottobre 2021 Mappamondo
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Fabrizia Montanari
Oltre mille studenti provenienti da 60 Paesi, tre sedi attive in rete sul territorio, Lugo (c.so Matteotti, anche sede amministrativa), Ravenna (Ites «Ginanni») e Faenza (comprensivo «Carchidio Strocchi»), operanti dal 2014: sono alcuni dei numeri del Cpia (Centro provinciale istruzione adulti), istituzione scolastica autonoma nell’ambito del Ministero dell’Istruzione, che ha dato inizio ufficialmente questa settimana all’anno scolastico 2021/2022.
«Lo scopo della nostra scuola – spiega Ugo d’Orazi, dirigente dal 2019 – è l’accoglienza di studenti stranieri a partire dai 16 anni e la realizzazione di percorsi di istruzione per far acquisire loro conoscenze e competenze per esercitare una cittadinanza attiva». Al passaggio dell’accoglienza, caratterizzato da ascolto delle necessità individuali e valutazione delle conoscenze linguistiche, fanno seguito due corsi attivi in tutte le sedi: di italiano L2 (per adulti stranieri) e di scuola secondaria di I grado (licenza media) per adulti. 
«Quest’anno – aggiunge D’Orazi – è iniziato con qualche rallentamento dovuto a difficoltà di organico, problemi amministrativi e burocratici e procedure di controllo del green-pass, obbligatorio per gli insegnanti e per gli stranieri che accedono per effettuare i test di conoscenza della lingua italiana ai fini del rilascio del permesso di soggiorno (non invece per gli studenti regolarmente iscritti a scuola); ora le cose si stanno normalizzando, ma del resto la nostra è una realtà sempre in divenire perché gli studenti accedono continuamente anche nel corso dell’anno».
Nell’offerta formativa del Cpia anche i corsi Fami (Fondi asilo migrazione e integrazione) per raggiungere quelle donne che avrebbero difficoltà a frequentare e a socializzare, la scuola in carcere, oltre a progetti e collaborazioni con realtà del territorio come “Senza Confini” del 2018 insieme al Teatro Due Mondi. «Noi operiamo attivamente per realizzare il percorso di istruzione e integrazione di persone straniere o studenti in debito formativo e a rischio dispersione scolastica - conclude D’Orazi - valorizzando il capitale umano attraverso un’adeguata preparazione, a partire dalle singole necessità, perché questa rimane la finalità principale della nostra scuola».  


L’esperienza di Cinzia Spaolonzi, docente d’italiano  

«Talento e motivazione tra chi viene da lontano» 

Ha vissuto e lavorato a Faenza dal 1995 fino all’anno scorso Cinzia Spaolonzi, docente di italiano, storia e geografia per il Cpia, e ama la città manfreda forse anche più della sua città dì origine, Ravenna, a cui è tornata nella casa di proprietà e da cui oggi si muove per raggiungere la sede di Lugo; anche se a Faenza torna il giovedì, dove da alcuni anni tiene un corso di storia e civiltà alle scuole «Carchidio-Strocchi», insieme allo storico faentino Mattia Randi. 
Di certo ama anche, e molto, il suo lavoro. «Credo si debba costruire una visione, anche mediatica, degli stranieri nel nostro Paese meno legata a stereotipi negativi e più incentrata sulle opportunità che la loro presenza qui può rappresentare anche per noi» afferma Spaolonzi e con questa convinzione affronta il suo impegno di insegnante alle prese con studenti di ogni nazionalità con grande entusiasmo. La realtà in cui opera ogni giorno, la scuola, è il fondamento per costruire un percorso di inclusione e integrazione, percorso che inizia con l’accoglienza, per capire il livello di alfabetizzazione nella lingua italiana e i bisogni di ognuno di loro. «Ho fatto tanta gavetta nelle scuole - continua Spaolonzi - ho infatti una formazione sia come educatrice, sia come docente di scuola superiore di I e II grado, ma devo dire che solo al Cpia ho trovato l’ambiente che mi permette di fare esperienza concreta di entrambe le mie competenze, perché lavorare qui significa dare agli studenti stranieri sia una base formativa-culturale sia un supporto orientativo per la loro integrazione sul territorio».
Le storie con cui Cinzia, insieme agli altri insegnanti del Cpia (una ventina) vengono quotidianamente a contatto sono le più diverse e non parlano solo di esclusione e marginalità, ma anche di «talenti» e di professionalità in cerca di riconoscimento. Come Rossana, cubana, biologa nel suo paese dove ha studiato i vaccini, o la filippina Maryann, insegnante di matematica, o ancora le russe Aleona e Natalia, che lavorano in aziende romagnole con ruoli di rilievo. Tante donne, dunque, fra le studentesse del Cpia, anche se il primato spetta ancora agli uomini (ma di poco) perlopiù lavoratori che alternano la frequenza a scuola con quella a corsi professionalizzanti, ma anche ragazzi arrivati qui per ricongiungimento familiare che «considerano la possibilità di frequentare la scuola come una grande opportunità e sono molto motivati e desiderosi di conoscere la storia italiana - conclude Spaolonzi - rappresentando per noi docenti un grande stimolo a fare bene». (fa. mont.)      
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