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Cultura in provincia di Ravenna, parla Isola: «In ogni città uno spazio per gli eventi»

Romagna | 22 Maggio 2020 Cultura
Federico Savini
«Le scenario del Covid-19 impone un ripensamento del settore degli eventi pubblici dal vivo, soprattutto nei termini della “compatibilità” tra spazi ed eventi. Il domani va progettato con criteri diversi da quelli che usavamo fino a ieri». Fa il punto sulle prime riaperture nel settore culturale, partendo da musei e biblioteche, ma Massimo Isola ne approfitta per delineare anche il futuro degli spettacoli dal vivo in provincia di Ravenna. E magari non solo.
Isola interviene nel dibattito sulla cultura nella Fase 2 in qualità di vicesindaco e assessore alla Cultura di Faenza, ma soprattutto in come coordinatore del tavolo provinciale sulla Cultura, che sta definendo le linee operative e l’applicazione sul territorio dei protocolli di sicurezza per quanto attiene alle riaperture di biblioteche, musei e spettacoli dal vivo, i primi due già disciplinati e il terzo oggetto di un pronunciamento sorprendente - ai limiti dell’inatteso - del presidente del Consiglio Conte, che ha parlato del 15 giugno come data di ripartenza anche per attività come teatro e sale cinematografiche, che ci eravamo abituati all’idea di considerare chiuse per certo fino all’autunno. In questi giorni siamo però nel pieno delle programmate riaperture museali, che in provincia di Ravenna stanno avvenendo per gradi. «Quello del tavolo sulla Cultura è un lavoro approfondito e corale – spiega Isola -. Questo perché abbiamo coinvolto in un’unica discussione, nello stesso contesto, i diversi soggetti del sistema culturale: Stato, Mibact, municipalità, Asl, sindacati e associazioni di categoria. Per aprire i musei in sicurezza bisogna farlo insieme e le strutture riapriranno alla luce di un accordo-quadro di protocolli firmati che garantiscano tutti, cittadini assolutamente compresi».
Il tema del ritardo nei protocolli ha causato disagi agli operatori della cultura. A che punto siamo?
«Oggi si lavora per applicarli alle situazioni concrete e sul territorio. Le biblioteche sono ripartite già da un po’ e per i musei abbiamo scelto di non fare alcuna forzatura, riaprendo gradualmente. E’ giusto riaprire i musei, quasi doveroso, perché sono anche dei simboli, una luce per l’identità delle città. Ovviamente vanno aperti se e quando ci sono le condizioni per farlo. Per questa ragione abbiamo approntato un cronoprogramma, con alcune strutture appena partite e altre che lo faranno nelle prossime settimane (vedi box sottostante, nda). La sicurezza necessita dei giusti tempi.
Le arene cinematografiche sono forse le attività culturali che oggi hanno più fretta, perché la loro stagione ha tempi inevitabilmente contingentati…
«Per le arene siamo in chiusura di protocolli e al tavolo provinciale sullo spettacolo dal vivo partecipa anche il presidente regionale di Agis, in rappresentanza proprio del mondo del cinema. Il dialogo col ministero procede e siamo in condizione di avvicinarsi a qualcosa di concreto, che approfondiremo con un tavolo di settore la settimana prossima».
Impossibile dire oggi in concreto cosa ripartirà e cosa no il 15 giugno. Cosa c’è da aspettarsi?
«La data del 15 giugno, fissata dal Governo per la possibile riprese delle attività pubbliche, è una sfida. Cinema, teatri e concerti dovranno attenersi a nuove modalità, che prevedono il pubblico rigorosamente seduti, i biglietti acquistati elettronicamente e ovviamente le norme sul distanziamento e la sanificazione. I protocolli saranno simili a quelli riguardanti le biblioteche e le aziende del sistema produttivo. Nella nostra provincia un’operazione di autentica avanguardia l’ha lanciata il Ravenna Festival, che ha preso l’impianto normativo definito per le aziende, declinandolo nel contesto dello spettacolo dal vivo. E’ stata un’iniziativa che ha avuto ricadute nazionali. Oggi stiamo dialogando con gli enti preposti alla sicurezza a partire proprio dal modello elaborato da Ravenna Festival, affinché anche le piccole realtà del mondo culturale abbiano i loro protocolli e vengano identificati luoghi adatti al pubblico spettacolo».
Molti luoghi che hanno per anni ospitati eventi, infatti, sono improvvisamente diventati inadatti. Qual è la prospettiva?
«Torniamo sul cinema all’aperto, precisando anzitutto una cosa ovvia, e cioè che le arene potranno ospitare molte meno persone che in passato. Il primo e più importante tema che si apre qui è quello proprio dei “luoghi compatibili” con lo scenario del Covid-19. A Ravenna si sta lavorando e investendo per rendere la Rocca Brancaleone uno spazio idoneo a questa situazione. E al Ravenna Festival, che è il principale promotore del progetto, potrebbe affiancarsi anche il cinema all’aperto. Questo permetterebbe di contenere i costi, con un’unica messa in sicurezza per diverse esigenze. L’ipotesi del Drive-In è stata suggestiva in un primo momento, ma poi ha incontrati tante perplessità operative. Lo scenario più plausibile è quindi quello di individuare, nelle città, un luogo adatto allo spettacolo dal vivo, da ristrutturare e mettere a norma per ottenere le licenze. Tornando al cinema, stante l’inevitabile riduzione dei posti a sedere, è possibile che a livello di iniziativa privata nascano nuove arene di dimensione medio-piccola. Per quanto attiene all’Arena Borghesi di Faenza stiamo ragionando in concerto su uno spazio che sia compatibile al pubblico che era solito fruire del cinema all’aperto in città, quindi è possibile uno spostamento di sede (già ventilato la settimana scorsa dagli organizzatori del Raggio Verde, nda)».
E le sagre? Che prospettive ci sono?
«Per il momento è difficile immaginarle nello scenario pandemico di oggi. Una sagra presenta un evidente problema sanitario ma anche uno di sostenibilità economica, perché ridurre i posti comporta una riduzione degli introiti che mette a rischio la fattibilità stessa dell’evento. In generale noi siamo molti attenti a valutare ogni progetto che possa avere una sostenibilità, alla luce delle regole stringenti a cui dovremo abituarci. Siamo chiamati ad essere creativi, se ragioniamo con la testa di ieri sui codici di oggi il risultato sarà quasi certamente un nulla di fatto».

Se il «Buongiorno Ceramica on-line» si vede dal mattino
«Un’esperienza straordinaria, non ci sono altre parole». Massimo Isola non usa mezzi termini per commentare l’esito della prima, sperimentale e pionieristica edizione di «Buongiorno ceramica» giocoforza on-line, la festa nazionale delle botteghe artigianali coordinata dall’Aicc che si è tenuta il 16 e 17 maggio. E si è tenuta in rete, con tantissimi video e dibattiti in streaming fra operatori del settore, arricchiti a Faenza da iniziative più «concrete», come tazze e bicchieri di nuova concezione per celebrare i riti dell’aperitivo del ceramista e della colazione.
 «La Camera dei Deputati, Confindustria e diverse associazioni di categoria ci hanno studiato con attenzione - aggiunge Massimo Isola -, proprio perché insieme al Salone del Libro di Torino abbiamo fatto qualcosa che non ha precedenti, un grande evento culturale totalmente on-line, con riscontri ottimi. Le pagine Facebook e YouTube (che vantano numeri ragguardevoli per un’iniziativa nuova, nda) raccolgono circa 500 video realizzati in tempo reale. La risposta degli artigiani è stata straordinaria e ha colmato il gap del mondo dell’artigianato artistico sull’aspetto della promozione digitale. Vanivamo da una crisi e l’abbiamo tramutata in opportunità. Questa intensa due giorni digitale è riuscita comunicare quanto i ceramisti facciano parte di un dibattito giustamente focalizzato su sanità ed economia, ma nel quale il Made in Italy rimane importante,specie per la ripresa. Siamo soddisfattissimi, nei ceramisti abbiamo percepito un’energia che non sentivamo da tempo». (f.sav.)

 
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