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Csi Faenza, intervista al neo presidente Neri: "Le nostre squadre sono “vive” e sempre in attesa, ma la voglia di giocare viene sovrastata dalla paura"

Romagna | 20 Febbraio 2021 Sport
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Così come il Csi Ravenna-Lugo, anche il Comitato di Faenza è passato attraverso il rinnovamento delle cariche che però, in questo caso, ha portato alla nomina di un nuovo presidente: sarà l’imprenditore agricolo Alessandro Neri a guidare l’associazione nel prossimo quadriennio di mandato, il suo primo alla guida del Centro Sportivo Italiano faentino. Il 53enne di Errano subentra così al presidente uscente Giovanni Pausini fresco di nomina da revisore dei conti.
Ecco le domande alle quali ha risposto
1. Quali sono le attività principali del vostro ente?
2. Qual è il vostro campo d’azione geografico e… anagrafico?
3. Il 2020 annus horribilis: qual è stato il bilancio?
4. Come il Covid-19 e la pandemia hanno colpito voi e le società a voi associate?
5. A livello economico, come quantifica il danno derivante da questa prolungata emergenza sanitaria?
6. Come vi siete adattati alla situazione?
7. Quali sono le esigenze quando tutto questo finirà?
8. Elezioni in piena pandemia: quali sono state le maggiori difficoltà?
9. Come riassume l’obiettivo del suo mandato? 
10. È seduto ad un tavolo tecnico del Governo: qual è la sua richiesta?

1. «Sono principalmente legate a sport di squadra, sia open (per chi ha più di 18 anni, ndr) che giovanile. Al primo posto c’è il calcio, poi pallavolo e basket, ma ultimamente stiamo riscoprendo con buona risposta da sportivi e affiliati anche ciclismo, nuoto, ginnastica artistica e ritmica. Organizziamo inoltre due eventi come il Gioca-Sport, attività rivolta alle scuole che promuove tutti i principali sport ai ragazzi di quarta e quinta elementare, e la staffetta 50x1000 durante la 100 Km del Passatore».
2. «L’area di competenza del Comitato coincide con quella della diocesi e quindi va anche oltre confine regionale (Marradi, ndr) con non poche complicanze soprattutto in questo periodo di Covid19. A livello di età, invece, dipende dagli sport e dall’agonismo che questi richiedono: in linea di massima direi dai più piccoli fino ai 50 anni».
3. «Durante la prima fase di pandemia avevo la responsabilità del calcio giovanile, ma il discorso è analogo per tutte le attività. All’inizio si confidava che prima o poi si sarebbe risolto tutto ma, andando avanti con la stagione, demoralizzazione e abbattimento hanno preso il sopravvento. Ad ottobre, il calcio ha avuto un tentativo di inizio con anche la disputa di una giornata prima dell’interruzione definitiva mentre pallavolo e basket, ad esempio, non hanno mai iniziato. C’è poco da raccogliere di questo anno, ci sono solo molti, troppi aspetti negativi».
4. «Se guardiamo i dati ad esempio nel calcio, la risposta è stata buona perché le squadre che si sono proposte per iniziare il campionato erano quelle che ci aspettavamo. E anche ora, col nuovo Dpcm del 15 gennaio che permette di riprendere le attività nel rispetto di tutti i protocolli, il feedback è positivo e le squadre sono ancora “vive” seppur in stand-by. Il vero problema è che la voglia di giocare viene sovrastata da problematiche che sorgono a livello familiare e di lavoro per eventuali possibilità di contagio: questo stallo non può perciò durare in eterno perché poi subentrano altre problematiche, anche più gravi, che possono compromettere l’intera struttura. Sarà nostro compito cercare di evitare questo scenario». 
5. «Il Comitato di Faenza è fatto di volontari. Le entrate sono ovviamente diminuite, ma non ci sono voci che possano destabilizzare il nostro bilancio. Il discorso non vale purtroppo per le società sportive che devono pagare campi, illuminazioni e sostenere spese che non possono essere eliminate. Personalmente fatico a quantificarlo ma credo che le società saranno un po’ più in difficoltà rispetto al comitato stesso».
6. «Sono rimasto piacevolmente sorpreso, soprattutto ora da presidente. In ogni evento di questa portata, c’è sempre qualche cosa da salvare. Tra tutti, l’utilizzo della video-call che sicuramente dovremo sfruttare quando tutto questo sarà finito, ma anche l’aver investito sulla formazione con alcuni corsi che il Coni ha imposto per nuove acquisizioni formative». 
7. «Servirà maggiore chiarezza soprattutto in merito a ciò che si potrà fare in futuro, sia a livello sanitario ma soprattutto a livello organizzativo. Forse una richiesta difficile, quasi impossibile, ma una chiarezza sul modo di operare di una società, di un comitato sarebbe la cosa ideale».
8. «Non abbiamo avvertito grosse difficoltà. Anzi, la partecipazione è addirittura aumentata. Abbiamo deciso di svolgere l’assemblea elettiva in video-conferenza per evitare possibili assembramenti mentre la votazione si è tenuta in presenza cercando di rispettare i protocolli sanitari. In entrambi i casi la risposta dalle società è stata superiore rispetto alle medie precedenti».
9. «A me piace parlare al plurale perché se il lavoro del presidente è coadiuvato da un consiglio preparato, l’esito del mandato sarà certamente migliore. L’obiettivo che ho allargato a tutto il consiglio parte dalle nostre origini. Il Csi nasce nel 1946 nei piccoli campetti parrocchiali in erba ed è ciò che vorrei rivedere: entusiasmo e voglia di fare attività sportiva nelle parrocchie. Vogliamo cercare di aiutarle per fare in modo che la parrocchia possa così tornare ad essere fulcro dell’attività sportiva del nostro comitato». 
10. «La compagine ministeriale dovrebbe rendersi effettivamente conto dell’importanza e del valore dell’attività sportiva: lo sport serve per far crescere la persona unitamente ad un’azione educativa che il Csi, rispetto ad altre attività di promozione sportiva, dovrebbe portare avanti. Trasmettere valori per la crescita personale è un nostro obiettivo e se lo sport non riesce a fare questo lavoro, non andiamo da nessuna parte».
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