Collina e montagna faentina, 20 milioni per la sicurezza e nuove strategie per l’acqua

Sicurezza del territorio e disponibilità della risorsa idrica sono le due direttrici sulle quali il Consorzio di bonifica della Romagna Occidentale sta concentrando attività e progettazione. Il punto è stato fatto con l’Agenzia regionale di Protezione civile, sindaci e tecnici dei territori collinari e montani di Casola Valsenio, Castel Bolognese, Faenza, Riolo Terme, Modigliana e Tredozio, con uno sguardo rivolto anche agli interventi che proseguiranno nel 2027. «Collina e montagna sono una componente territoriale, economica e sociale fondamentale. La loro cura incide sulla capacità dell’intero territorio di affrontare eventi sempre più complessi», sottolinea il presidente del Consorzio, Antonio Vincenzi. Sul fronte dei corsi d’acqua demaniali, nell’ambito degli accordi con Regione e Protezione civile, gli interventi finanziati con l’Ordinanza 8 risultano completati per circa il 75%. Altri cantieri sono stati attivati con le successive Ordinanze 35 e 57. Il valore complessivo dei lavori attualmente in corso è di circa 20 milioni di euro, con una ventina di imprese impegnate. Gli interventi riguardano soprattutto frane, sovralluvionamenti, restringimenti e ripristini delle sezioni dei corsi d’acqua, con priorità nei punti dove la compromissione della funzionalità idraulica può avere conseguenze su strade, terreni agricoli e coltivazioni. Nel comprensorio consortile sono censite 5.082 opere di bonifica: 2.453 briglie in verde o terra, 1.604 in muratura, 523 difese di sponda, 171 drenaggi e 331 ponti. Gli eventi alluvionali hanno danneggiato 64 opere, 12 nel Santerno, 25 nel Senio, 6 nel Lamone e 21 nel Marzeno. Il censimento servirà anche per la possibile candidatura degli interventi alla Fase 2, con segnalazioni entro il 15 settembre. Parallelamente, il Consorzio guarda alla disponibilità d’acqua per l’agricoltura, puntando sul rafforzamento di invasi, reti distributive e interconnessioni con il Canale Emiliano Romagnolo. Oggi il sistema irriguo serve circa 205 aziende nella vallata del Senio e 381 in quella del Lamone. Tra i progetti figura “Ex Cassa 1”, che prevede il recupero dell’ex cava CTF di Riolo Terme come bacino di stoccaggio, con una capacità superiore a 300 mila metri cubi d’acqua e un potenziale beneficio per circa 205-210 aziende. Nei prossimi due anni sono inoltre previsti circa 10 milioni di euro di lavori sulle reti irrigue. «Interconnettere invasi e reti consente di spostare la risorsa dove serve e sostenere le aziende anche nelle annate più difficili», evidenzia Rossano Montuschi, dirigente dell’Area Distretto Montano. L’obiettivo, conclude Vincenzi, è costruire insieme a Comuni, Regione e Agenzia «un quadro condiviso delle priorità», unendo il ripristino delle opere danneggiate a una strategia di lungo periodo per la sicurezza del territorio e la resilienza idrica dell’agricoltura.