Casola Valsenio, le società Sisma, Nsp1984 ed Extra, al lavoro nel cantiere per i «giganti» di gesso e pensiero

Romagna | 01 Marzo 2026 Cronaca
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Riccardo Isola - A Casola Valsenio il simbolo prende corpo, si fa architettura e diventa messaggio. Nel 2026 la Festa allegorica dei carri di gesso taglia il traguardo dei 125 anni, confermandosi una delle espressioni più originali del patrimonio popolare dell’Appennino faentino. Un unicum nazionale, nato nel 1900 e legato al tradizionale «Rogo della Vecchia», che tra aprile e maggio trasforma il paese in un grande teatro plastico a cielo aperto. Fatto salvo le parentesi belliche e la sospensione imposta dal Covid, la manifestazione non ha mai interrotto il suo percorso. È un Carnevale serio, come viene definito da sempre. Non evasione, ma riflessione. Non semplice sfilata, ma racconto collettivo dell’attualità attraverso allegorie, metafore e simboli che dialogano con la storia, la politica, la cultura e perfino, o meglio soprattutto, con l’arte e l’architettura. Tre le società costruttrici, Extra, Nsp84 e Sisma , che in questi giorni invernali sono già impegnate nel grande cantiere allestito all’ingresso del paese, lungo la Provinciale 306. Qui, per oltre un mese, centinaia di giovani, tutti volontari, saldano ferri, inchiodano assi, modellano gesso, montano pannelli di cartongesso. Nascono così strutture mastodontiche, alte fino a dieci metri e larghe anche quattro o cinque, vere e proprie sculture sceniche sorrette da scheletri in legno e metallo. Il gesso è la cifra tecnica e identitaria dei carri casolani. Una scelta che impone competenza artigianale e tempi lunghi di lavorazione, ma che restituisce una plasticità unica. Uomini e donne, figuranti in pose immobili e cariche di tensione espressiva, incarnano i personaggi dell’allegoria raccontata nel tema scelto da ogni società costruttrice, trasformando il carro in un racconto tridimensionale. A corredo, una relazione, piccolo componimento letterario, che guida il pubblico nella lettura del tema, custodito nel massimo riserbo fino alle 12 del giorno della sfilata. Le date da segnare sono il 25 aprile, con la sfilata diurna e il 1° maggio, quando i carri torneranno in scena in versione notturna, arricchiti da installazioni luminose e sonore che amplificano il pathos. Una scelta, introdotta alcuni decenni fa, che ha aggiunto ulteriore forza scenografica a questi teatri plastici in movimento. È però anche una gara a tutti gli effetti. Una sorta di palio allegorico che una giuria, scelta e composta da professionisti di ambiti differenti, premierà con primo, secondo e terzo posto. La competizione è accesa, ma resta incastonata dentro una dimensione comunitaria forte, capace di unire generazioni e bandiere, o meglio carri, diversi. Volontariato, passione e intelligenza collettiva sono i veri motori dell’evento, erede di una tradizione che affonda le radici nei moti anarchici e socialisti di fine Ottocento e che ancora oggi conserva intatta la propria carica critica, emotiva e coinvolgente. Per sostenere i costi, le società organizzano momenti conviviali e cercano sponsor. Il più atteso è «Cantieri», in programma poche settimane prima della grande sfilata al Parco dei Frutti Dimenticati, accanto all’area di lavoro. Una festa nella festa, tra cibo e musica, che culminerà con il sorteggio dell’ordine di partenza per la sfilata del 25 aprile. A Casola Valsenio l’allegoria non è ornamento, ma strumento di lettura del presente. Da 125 anni, questi giganti di gesso dimostrano come una piccola comunità possa farsi officina culturale permanente, capace di parlare al proprio tempo con il linguaggio antico e potentissimo delle immagini.
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