Brisighella, alla scoperta dei «Gessi di Monte Mauro»

Romagna | 30 Novembre 2019 Cronaca
Sandro Bassi - E’ stato presentato al Museo Malmerendi, per iniziativa di Uoei e Cai Faenza, il ponderoso volume «I Gessi di Monte Mauro» (a cura di M. Costa, P. Lucci, S. Piastra, 744 pagg. Carta Bianca Ed. Faenza, 20 euro). Si tratta, come per gli altri titoli di questa collana dedicata alla Vena del Gesso romagnola (che, settore per settore, verrà completamente analizzata), di uno «studio multidisciplinare» che cioè utilizza tutti i campi di studio, da quelli legati alle scienze naturali fino alla storia e all’antropologia.
Particolare attenzione è stata riservata ai fenomeni carsici, che costituiscono non l’unica ma la più importante peculiarità di questo ambiente: basti citare le 230 grotte finora conosciute (più le altre ancora da esplorare) che si aprono nel sottosuolo dei gessi. Per garantire questa pluralità di approcci, i curatori hanno coinvolto oltre 50 collaboratori che hanno svolto ricerche inedite e infine prodotto i testi e le bellissime immagini di corredo. Massima vetta della Vena con i suoi 515 m, Monte Mauro è celebre da sempre per la sua posizione isolata nella valle del Sintria, fra Zattaglia, Casola e Riolo, per la sua triplice sommità e per i fascinosi misteri legati alla distrutta rocca, all’antichissima pieve, alle grotte e infine anche a quella mitica felce, la Cheilanthes persica, presente in Italia solo qui. Creduta scomparsa per sempre e invece ritrovata nel 1982 da due differenti botanici, C. persica venne scoperta nel lontanissimo 1831 dal farmacista di Castel Bolognese, Giacomo Tassinari, che intuendone l’importanza ne inviò campioni agli erbari di parecchie università europee. La distruzione, nella seconda metà del ‘900, di tutta la dorsale di Monte Tondo, sopra Borgo Rivola, per opera dell’allora Cava Anic, fece ipotizzare l’estinzione di questa straordinaria pianta. In effetti perduta per alcune zone – il fondovalle Senio e, inevitabilmente, la grande area dilaniata dalla cava – C. persica conta oggi quasi venti micro stazioni a Monte Mauro e dintorni, tutte molto localizzate e con pochi esemplari, per cui la sua situazione resta sempre «a rischio»; scongiurata però, almeno finora, è la sua estinzione. Il volume non prende in esame solo questo, ovviamente: fra gli argomenti più originali si citano i ritrovamenti paleontologici e archeologici, le cave di lapis specularis, il censimento dettagliato di tutte le grotte (alcune di grande interesse anche per la frequentazione preistorica e protostorica), i rapporti uomo-ambiente e infine lo studio di tutta la fauna, fino ai ppistrelli, presenti con 13 diverse specie, agli uccelli (88 specie!) e agli insetti.
Un’ultima considerazione va fatta per il prezzo, incredibilmente basso per un volume così, ma spiegabile con la mancanza di scopi commerciali: da tempo la Regione ha deciso di contribuire a queste pubblicazioni investendo su esse non in termini economici ma divulgativi, educativi, di conoscenza scientifica e di promozione dell’ambiente naturale.
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