Boom dei Bitcoin, l'esperto faentino Cimatti: "Valore record, ma non sono la gallina dalle uova d'oro"

Romagna | 09 Dicembre 2017 Cronaca
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Riccardo Isola - La quotazione è di quelle da far girare la testa. Avere nel proprio portafoglio un Bitcoin equivale ad avere in tasca 11.000 dollari, quasi 10.000 euro. «Siamo arrivati al suo massimo storico - spiega Franco Cimatti, presidente della Bitcoin Foundation Italia, giovane faentino che per primo in Italia ha iniziato a operare con la cripto valuta - e per questo oggi la sua popolarità e l'attenzione diventa maggiore. Ma ci tengo a sottolineare che questa cripto moneta non deve essere vista come la gallina dalle uova d'oro. Non si diventa ricchi all'improvviso o con un semplice click». Il mondo delle cripto valute, soldi virtuali utilizzati sulla rete, sta vivendo una fase di espansione e diffusione sempre crescente. Basti pensare che i Bitcoin, la realtà più famosa e utilizzata, è solo una delle 1.300 monete esistenti e utilizzate in tutto il mondo.
«Dal 2010 ad oggi - ricorda Cimatti - la crescita in termini percentuali è esplosa. In questo ultimo anno è stata del 900%. Ma come tutte le monete, anche questa si caratterizza per cicli di grande ascesa e momenti di decrescita. In media sono cicli che si realizzano ogni due anni. A differenza delle altre monete fisiche, i Bitcoin però sono deflazionistici e soprattutto non sono sequestrabili. Il monte finale per la produzione di queste monete è stato, infatti, fissato a 21 milioni di unità. Oggi siamo attorno ai 17 milioni prodotti e ogni 10 minuti i minatori (quei soggetti titolari della produzione, in totale sono una decina in tutto il mondo, ndr) ne producono circa 12,5. Quella è la quantità esistente finale e quella rimarrà. All'arrivo della soglia massima è chiaro che il valore non potrà che crescere visto che non se ne possono creare di più. E' la classica regola della domanda e dell'offerta».
I detrattori o gli scettici attaccano adducendo l'ipotesi di essere strumento per finanziamenti e per mercati illeciti. Cimatti evidenzia al riguardo come «possa anche essere vero, ma a differenza dei soldi in carta moneta, già ampiamente utilizzata per questi fini, queste transazioni sono sempre e comunque tracciabili. Si basa tutto sulla filosofia della condivisione “peer to peer” (come quella per il download condiviso nei computer tra persone di materiale vario, ndr). Un database ricorda tutte le transazioni effettuate. Non c'è possibilità di sfuggire a eventuali controlli. Inoltre - aggiunge - i Bitcoin non possono essere creati, sempre grazie a queste banche dati virtuali, da chiunque. Il sistema riconoscere la frode e non ne tiene conto». Per quanto riguarda il numero degli utilizzatori il presidente della prima e più grande associazione tematica italiana spiega come «sia impossibile da sapere. Sappiamo solo che crescono».
Portando la questione sull'economia reale l'utilizzo dei Bitcoin è ancora praticamente nullo. Difficile oggi poter acquistare in qualsiasi negozio o esercizio commerciale beni o materiali pagandoli in Bitcoin. Esiste però un servizio di cambio che permette di commutarli in monete corrente. Questo comporta però una non ancora chiara tassazione. Il tutto si concretizza sulla regola che la gente sta acquistando Bitcoin, ma sono pochi quelli che vendono, «ecco spiegato - rimarca Cimatti - il perché di questa continua crescita di valore». Della serie, chi ha Bitcoin se li tiene stretti perché crede che la situazione possa ancora crescere.
Ma a quali rischi incorre un proprietario di Bitcoin? Cimatti ne ricorda alcuni. «Da un bug di sistema irreversibile, variabile comunque molto remota visto che il sistema è open source, ad una presa di posizione contraria di tutti i governi. Altra variabile è che una concorrente diventi più appetibile oppure che si realizzino situazioni mondiali avverse, come guerre o cataclismi». Intanto chi possiede Bitcoin, oggi, se la gode.
 
 
 
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