Bologna, il 4 e 5 ottobre presenti in fiera 125 Maison e centinaia di etichette con «Champagne Experience»

Riccardo Isola - Per incontrare la Champagne non serve attraversare le Alpi. Basta imboccare l’autostrada, arrivare a Bologna e lasciarsi alle spalle, almeno per qualche ora, la quotidianità. A pochi chilometri da Faenza, il 4 e 5 ottobre BolognaFiere diventa una sorta di atlante liquido della regione più celebre al mondo per le sue bollicine. È Champagne Experience 2026, la manifestazione organizzata da Excellence Sidi che porta sotto le Due Torri la bellezza di 125 Maison e centinaia di bottiglie, offrendo agli appassionati un’occasione tutt’altro che banale per entrare dentro il mito dello Champagne. Dietro quella parola, ormai entrata nel vocabolario universale della festa e della celebrazione, esiste un mondo assai più complesso. Una terra di gesso e marne, pendii e boschi, villaggi e parcelle, uomini e vigne. Una geografia nella quale Pinot Noir, Chardonnay e Meunier cambiano voce a seconda del luogo, dell’esposizione, del suolo, dell’annata e delle mani che li trasformano. É proprio questa varietà a rendere interessante l’appuntamento bolognese anche per l’enonauta romagnolo. Non soltanto la possibilità di bere Champagne, ma quella di capire perché uno Champagne sia diverso da un altro. I banchi d’assaggio saranno organizzati secondo le principali aree produttive: Montagne de Reims, Vallée de la Marne, Côte des Blancs e Côte des Bar, oltre alle grandi Maison riunite in uno spazio dedicato. Quattro territori, quattro modi di leggere la stessa denominazione. Un viaggio che può cominciare dalla struttura e dalla profondità del Pinot Noir della Montagne de Reims, passare attraverso la componente fruttata e avvolgente del Meunier nella Vallée de la Marne, arrivare alla verticalità e alla tensione dello Chardonnay della Côte des Blancs e approdare infine alla personalità più solare e materica dei Pinot Noir della Côte des Bar. Qui il calice diventa viaggio. Si confrontano dosaggi, vinificazioni, annate, assemblaggi. Si scopre quanto possa essere differente la lettura di una stessa denominazione quando a parlare sono una grande Maison o un piccolo vigneron, una cuvée costruita sulla continuità stilistica oppure una bottiglia nata per raccontare una singola parcella. La presenza di Champagne de Vignerons, associazione nata all’interno del Syndicat Général des Vignerons de la Champagne per valorizzare il lavoro dei piccoli produttori, aggiunge proprio questa dimensione artigianale a un panorama nel quale convivono storie, filosofie e dimensioni produttive molto diverse. Per chi vive tra Faenza, Lugo e Ravenna, la vicinanza geografica rende l’opportunità ancora più preziosa. Non capita spesso di avere una concentrazione simile di Champagne e di poter scegliere, tra centinaia di espressioni di una delle denominazioni più blasonate e amate al mondo. La nona edizione, ospitata nel padiglione 18 di BolognaFiere, amplia inoltre gli spazi rispetto alla precedente esperienza. Il 4 e 5 ottobre, dalle 10 alle 18, Bologna diventa dunque una piccola capitale italiana dello Champagne. Una trasferta breve, ma capace di allungare enormemente l’orizzonte. Perché la vera ricchezza di Champagne Experience non sta soltanto nella quantità delle bottiglie presenti. Sta nella possibilità di mettere in fila calici diversi e lasciarsi sorprendere dalle loro differenze. Di scoprire che dietro una bolla apparentemente perfetta e uniforme esiste invece un universo fatto di suoli, vigne, annate, uomini e sensibilità. E allora il viaggio verso Bologna può diventare una piccola esplorazione. Con la Champagne a portata di bicchiere e la Francia, per una volta, appena oltre l’Appennino.