Biochar, materiale rivoluzionario e sostenibile che intrappola l'anidride carbonica

Romagna | 18 Maggio 2026 Blog Settesere
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Mattia Vincenzi - I problemi legati al riscaldamento globale sono sotto gli occhi di chiunque accetti di guardare. Meno semplice sembra oggi individuare soluzioni efficaci per contrastarli. Senza mezzi termini, il biochar è «il materiale che ci salverà dal cambiamento climatico». Ad affermarlo è Mauro Giorcelli, professore di Fisica sperimentale della materia e applicazioni al Politecnico di Torino. Del biochar molte persone, a parte gli addetti ai lavori, non hanno mai sentito parlare. Va detto quindi che si tratta di carbone vegetale, prodotto da pirolisi (una decomposizione termochimica, in assenza di ossigeno) di biomasse, come residui agricoli, potature e scarti organici. Qualche esempio: bucce di banana, erba, caffè, lische di pesce, cotone e la lolla del riso. L’obiettivo per Giorcelli è riportare a terra l’anidride carbonica liberata nell’aria mediante il processo di combustione. Per fare ciò finora sono stati creati degli aspiratori enormi, soprattutto in corrispondenza di pozzi petroliferi esauriti, che, per poter funzionare, hanno bisogno di un’eccessiva quantità di energia e perciò contribuiscono in parte all’inquinamento atmosferico che combattono.  Sulla Terra, in verità, esistono già da ben prima dell’essere umano degli «aspiratori naturali», che hanno come funzione quella di assorbire il carbonio nell’aria e produrre ossigeno per la vita: gli alberi. «Tuttavia -spiega Giorcelli- bruciando un albero, o lasciandolo marcire dopo averlo abbattuto, rendiamo vano tutto il suo lavoro, perché il carbonio che ha accumulato si libera nell’aria e siamo da capo». Per questo piantare alberi non è sufficiente, bisogna puntare sul biochar, un materiale che si presenta di colore nero, di natura spugnosa e abbastanza friabile e che ha un sacco di proprietà utili. Le sue caratteristiche dipendono dal tipo di biomassa che si va a pirolizzare. Ne usiamo già di diversi tipi nella quotidianità, ad esempio la carbonella per fare il barbecue, ottenuta dalla carbonizzazione della legna, riscaldata in assenza di ossigeno a oltre 300 gradi. È inoltre importante sottolineare che nei pirolizzatori moderni non è presente nessun camino. Ciò rende ancora meno pericolosa per l’ambiente la produzione di biochar e, se si vuole minimizzare l’uso di energia, è possibile collegare i pirolizzatori in serie uno dietro l’altro, dato che il gas da essi prodotto può essere impiegato come carburante per quello successivo e così via.  Il biochar non è l’unico prodotto derivato dalla pirolisi delle biomasse: il pirolizzatore riesce a separare le biomasse nei tre stati della materia, creando tre prodotti differenti, vale a dire il biochar (solido), il bio-olio (liquido) e il syngas (gassoso). Abbiamo diverse possibilità di impiego del biochar: ad esempio, essendo così facile allo sgretolamento, per via della sua composizione di carbonio e aria, può essere ridotto in polvere e utilizzato al posto del carbon black (o nerofumo) nella realizzazione di moltissimi oggetti ai quali si vuole aggiungere una colorazione scura, oppure al posto di alcuni derivati del petrolio. Cover dei telefoni, computer, indumenti, gomme e asfalto sono solo alcuni oggetti in cui lo possiamo trovare.  In agricoltura il biochar risulta perfetto come elemento fertilizzante, data la sua natura spugnosa, che gli permette di assorbire l’acqua nei giorni piovosi e liberarla nelle giornate più calde e secche, rendendo così i campi più produttivi con un risparmio dei costi di irrigazione e diminuendo lo spreco dell’acqua. Nonostante la sua relativa fragilità, il biochar trova il suo scopo anche nell’edilizia, e ciò per diverse ragioni: per prima cosa è stato dimostrato scientificamente che un calcestruzzo carbonato, ossia con una percentuale di biochar al suo interno, possiede le stesse qualità di quello tradizionale, con il pregio di essere più leggero e quindi molto più versatile.  Costruire con il biochar rappresenta una risposta vincente per via della sua capacità ignifuga e dell’isolamento termico che permette. Rappresenta altresì una possibile soluzione al problema della CO2 equivalente, cioè l’unità di misura standardizzata, che si utilizza per esprimere l’impatto sul riscaldamento globale di tutti i diversi gas serra, convertendoli nella quantità di anidride carbonica, che causerebbe tale riscaldamento. In base ad essa, in edilizia, si paga una tassa sull’inquinamento, che tiene conto della quantità di CO2 rilasciata durante la costruzione. Il calcestruzzo carbonato permette di stoccare anidride carbonica, rimuovendola dall’aria, secondo un rapporto di 1 a 3 (in ogni kg di biochar sono contenuti 3 kg di anidride carbonica): ciò consente quindi di costruire edifici carbon negative che, a conti fatti, ripuliscono l’aria.  Le possibilità non terminano qui: il biochar è in grado di trattenere gli odori e ciò può risultare vantaggioso per la produzione di oggetti come le solette per le scarpe o i traversini per i cani. Anche camminando tra le corsie di un supermercato si può entrare in contatto con il biochar: è presente infatti in tutti i prodotti a base di carbone, come il dentifricio nero e le matite al carboncino.
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