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Biblioteche, l’attività di Classense, Manfrediana e Trisi, chiuse anch’esse dal Dpcm, illustrata dai direttori

Romagna | 15 Novembre 2020 Cultura
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Federico Savini
«Il decreto parla di musei e altri luoghi di cultura ben specificati da un citato articolo del Codice dei Beni Culturali, quindi possiamo dire che la chiusura delle biblioteche era prevista a tutti effetti». Le parole di Maurizio Tarantino, direttore della  biblioteca Classense di Ravenna, valgono per tutti e chiariscono che - seppur sia stato dato loro meno risalto rispetto ai musei, per lo meno da parte della comunicazione governativa - le biblioteche dalla scorsa settimana sono chiuse al pubblico e così resteranno per lo meno fino al 3 dicembre (data che, ahinoi, abbiamo imparato a prendere con le molle). E’ peraltro plausibile che la chiusura di biblioteche ed emeroteche abbia impattato sulle abitudini di studio e di frequentazione di molte più persone rispetto ai musei (e la «stanzialità» è fin troppo d’aiuto alla contagiosità del Covid…), così oggi la principale sfida sul versante in particolare dei prestiti librari è quella digitale (vedi oltre e box in pagina).
Le attività delle biblioteche proseguono anche all’interno delle strutture, e per capire come venga affrontata questa nuova chiusura al pubblico abbiamo contattato i direttori degli istituti più grandi della provincia: il citato Maurizio Tarantino per la Classense di Ravenna, Benedetta Diamanti dei servizi culturali faentini per la Manfrediana di Faenza e Luciana Cumino per la Trisi di Lugo.  

I prestiti si continuano a fare?
Maurizio Tarantino: «Il Dpcm sospende tutti i servizi in presenza, tra cui questo. In Classense rimane attivo il prestito degli ebook, il ‘digital landing’».
Benedetta Diamanti: «Le biblioteche sono chiuse ma noi in questi giorni ripartiamo con il prestito a domicilio. L’avevamo fatto in primavera, in collaborazione anche col volontariato rionale, e c’è stato grande entusiasmo e gratificazione da parte di tutti, sia i ragazzi che distribuivano i libri, sia chi li leggeva».
Luciana Cumino: «lA biblioteca Trisi ha sospeso i prestiti, siamo in attesa di futuri spiragli normativi che ci consentano di attivare forme di prestito “sicure”, ad esempio un prestito “take away” su prenotazione. Per ora il Dpcm non sembra prevedere neanche questo».

Gli ebook sono richiesti?
Maurizio Tarantino: «Su marzo-aprile, con la prima chiusura, i numeri erano molto significativi e abbiamo registrato alte percentuali di crescita. Questo dipende ovviamente dal fatto che molti utenti si sono indirizzati sull’unica possibilità di prestito librario ma c’è anche da dire che le biblioteche del nostro territorio partivano da % basse di utilizzo di questo servizio, perché sono biblioteche che lavorano molto in termini aggregativi. In Classense nel 2019 avevamo quasi mille presenze al giorno, il che la dice lunga su quale fosse il tipo di fruizione di spazi e servizi preferito dagli utenti»
Benedetta Diamanti: «A livello regionale l’aumento nel 2020 è marcato. Diciamo che l’idea stessa di organizzare come biblioteca corsi per approfondire i quotidiani on line e l’informazione digitale testimoniano il cambiamento in atto».
Luciana Cumino: «Si, in questo periodo di servizi ridotti i cittadini hanno avuto la possibilità di sperimentare i nostri servizi digitali, che prima erano sottoutilizzati. Le risorse sul digitale sono state potenziate per incrementare l’utilizzo delle piattaforme Mlol e ReteIndaco. Le biblioteche hanno fornito supporto per spiegare da remoto come utilizzare ebook, audiolibri e banche dati, a chi è meno esperto».

Il resto dell’attività della biblioteca come precede?
Maurizio Tarantino: «Il Dpcm raccomanda lo smart working, che si può applicare a determinate attività di back office informatico, inventariazione e ricerca. I nostri uffici, comunque, sono aperti e lavoriamo al riordino delle collezioni, già avviato nel primo periodo di chiusura, e che ha portato frutti per l’archivio storico comunale e l’ammezzato, con il settore della saggistica. In condizioni normali si dà la priorità agli utenti e quindi questi lavori, comunque necessari, procedono con più lentezza».
Benedetta Diamanti: «Oltre a promuovere e soddisfare il bisogno di lettura, una biblioteca svolge tante altre funzioni. La conservazione e catalogazione di libri e raccolte è  necessaria, mentre procedono le ricerche d’archivio, e devo dire che nei mesi del lockdown, che avevano già visto l’intensificazione di questa attività, sono nati tanti progetti. Alcuni di questi lavori si possono svolgere almeno in parte in smart work. Inoltre vengono creati contenuti: video per i bambini, letture e laboratori. E poi ci sono i corsi di formazione, rivolti in particolare agli insegnanti, sui sistemi informativi digitali, le fake news, etc…».
Luciana Cumino: «Al momento c’è incertezza, ma siamo al lavoro per le riorganizzazioni del patrimonio e per attivare servizi e iniziative attraverso i nostri canali social: Facebook, Instagram e YouTube».

Il bibliobus prosegue l’attività?
Maurizio Tarantino: «E’ sospeso, in quanto servizio circolante, letteralmente fatto per entrarci dentro. Stiamo invece lavorando sul prestito dei libri a domicilio, che in alcuni piccoli Comuni è stato attivato ma con le dimensioni territoriali di Ravenna è complesso».

Quante persone frequentavano abitualmente la biblioteca per studiare o in emeroteca?
Maurizio Tarantino: «Nel 2019 abbiamo avuto 350mila presenze, quindi parliamo di numeri rilevanti, frutto anche del lavoro degli ultimi anni per rendere più accogliente la Classense, che infatti aveva molto incrementato questi numeri. Chiaramente, già dopo il lockdown di primavera, la riapertura con le nuove misure cautelative ha significativamente ridotto le presenze. D’altra parte cambia proprio il contesto, con l’ingresso contingentato, l’obbligo di mascherina e la riduzione delle postazioni studio da 300 a 60».
Benedetta Diamanti: «La Manfrediana è l’istituto culturale più frequentato della città, quindi ci è dispiaciuto che la comunicazione del Governo ci abbia fatti passare in secondo piano. Le biblioteche sono anche importanti luoghi d’incontro, in particolare per i giovani. Dopo la pandemia il prestito dei libri, che era molto cresciuto, si è mantenuto su livelli altissimi e abbiamo anche avuto le code nei primi giorni di riapertura. Molto più modesta è stata la ripresa dell’attività nelle sale studio, ma questo è imputabile al virus, anche perché venivamo da anni in cui erano continue le richieste di maggiore spazio».
Luciana Cumino: «Tante, nell’ultimo periodo avevamo riaperto tutti i servizi nel rispetto dei protocolli e con distanziamento delle postazioni studio. Stava andando tutto bene, il pubblico aveva risposto positivamente alla nuova organizzazione. Avevamo circa 50 posti studio, 4 postazioni internet attive e 3 postazioni emeroteca. Le biblioteche pubbliche sono molto vicine a tutti cittadini e ai loro bisogni formativi ed informativi. Considerando anche quanto poco se ne sia parlato all’emissione del Dpcm, evidentemente questa centralità delle biblioteche è ancora poco percepita».
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