Basket, la scalata, le scommesse vinte e il sogno A: Ravenna-Vianello, un’epopea durata 17 anni

Romagna | 25 Giugno 2022 Sport
Riccardo Sabadini
Diciassette anni. A loro modo indimenticabili. L’era Vianello si apre nel novembre 2005 quando Roberto sale al timone aggiungendo alla denominazione Basket Ravenna il nome «Piero Manetti»: la squadra naviga tranquilla nel campionato di serie B2. Dopo anni di inseguimento a Faenza, con l’Acmar che ingaggia anche il nucleo della compagine faentina ma con scarsi risultati (un penultimo posto davanti solamente alla Stamura Ancona nel 2008-2009) è la stagione 2009-2010 che cambia il corso del sodalizio.

IL BIENNIO DI CIOCCA
Le prime stagioni che stendono le basi per la crescita del movimento sono quelle con al timone Cesare Ciocca: con un roster importante, il primo anno l’Acmar Ravenna cade in semifinale in un infuocatissimo derby contro gli Angels Santarcangelo, poi promossi in B1. L’anno successivo il percorso è il medesimo: la corsa dei giallorossi si infrange in gara3 di semifinale contro la Calligaris Corno di Rosazzo, al termine di una serie partecipata dal pubblico ravennate, con tanto di pullman al seguito della squadra: è il preludio di quello che succederà di lì a breve, sta per scoppiare la basketmania.

BOTTARO AL TIMONE
Nell’estate 2012 Vianello sceglie come pietra miliare del progetto Basket Ravenna un dirigente di fama nazionale come Giorgio Bottaro: le intenzioni sono chiare, centrare la promozione. Viene allestita una squadra pazzesca con giocatori del calibro di Eugenio Rivali, Giorgio Broglia e Francesco Amoni, unico confermato dal ciclo precedente insieme all’enfant du pays Giacomo Cicognani. Il percorso è travolgente, la squadra vince 22 partite di fila, il Pala Costa è un catino bollente: il 17 marzo a Cecina, capitan Amoni alza la storica Coppa Italia conquistata battendo Legnano per 85-65 con Broglia eletto Mvp. È solo l’antipasto di quanto succederà a breve. I playoff sono duri per l’Acmar: vittoria 2-1 su Castelfiorentino, vittoria ancora per 2-1 nel derby infuocato con Cento, la finale inizia nel peggiore dei modi con l’Affrico Firenze, che espugna il Pala Costa, fin lì inviolato, in gara1; con le spalle al muro e una città a sostenerli, i ragazzi di coach Lupo Giordani reagiscono in gara2 a Firenze con una pazzesca rimonta che li porta a conquistare gara3. Gara3 è un monologo giallorosso, Ravenna conquista la A2.
 
I PRIMI USA
Il primo anno di A2 Silver vede arrivare il primo americano della storia ravennate, Adam Sollazzo, e le prime grandi soddisfazioni. I giallorossi centrano i playoff e si regalano una memorabile serie contro Ferrara: sotto 2-0 il Costa spinge Rivali e compagni ad impattare sul 2-2 poi la fortuna non assiste i romagnoli che vengono sconfitti, tra gli applausi, solo nell’ultimo minuto di gara5. Nella stagione successiva, 2014-2015, arriva (al posto di Lupo Giordani) un semi sconosciuto molisano, al secolo Antimo Martino: lo vuole Giorgio Bottaro, che lo ha conosciuto alla Virtus Roma ed è pronto a scommettere su di lui. Sarà la scommessa più vincente della storia del Basket Ravenna; con lui un giovane di belle speranze, Matteo Tambone e un altro americano, Emanuel Holloway, che fa coppia con Singletary. La formula non premia i giallorossi che arrivano quinti in regular season e restano fuori dai playoff, nonostante la qualificazione alla Coppa Italia.

IL PUNTO PIU’ ALTO
Nella stagione 2015-2016 avviene il trasferimento al Pala De Andrè, la coppia di Usa è formata da Michael Deloach, funambolico esterno, e Taylor Smith, lungo verticale che diventerà il beniamino dei tifosi ravennati. I giallorossi pagano lo scotto di adattamento post riforma dei campionati, ma poi iniziano a carburare chiudendo al nono posto, ad un battito di ciglia dai playoff. La stagione 2016-2017 è sicuramente quella che tutto il pubblico giallorosso ricorda con maggior affetto: a fianco del confermatissimo Smith arriva il play-guardia Derrick Marks, ad arricchire la panchina c’è l’estro di Gherardo Sabatini mentre sotto le plance arriva l’esperto lungo Alberto Chiumenti. La miscela è esplosiva: Ravenna espugna la Unipol Arena, si piazza quarta al termine della regular season, regalandosi il fattore campo nei playoff contro la Virtus Roma. Ed è qui che gli uomini di Martino compiono il capolavoro: orfani da gara3 di Marks, i giallorossi si compattano e passano il turno vincendo 3-1, accedendo ai quarti contro la Tezenis Verona. Contro la squadra di Dalmonte è Gherardo Sabatini a prendere per mano i compagni, trascinandoli alla qualificazione per 3-0 contro la più blasonata compagine scaligera. La corsa ravennate si arresta solo in semifinale, al cospetto della Virtus che poi centrerà la promozione.

IL POST MARTINO
La stagione seguente vede i giallorossi centrare altre imprese: vengono espugnati il Pala Verde di Treviso e il PalaDozza di Bologna con una rimonta dal -25 di fine terzo quarto. Ravenna si qualifica alla Coppa Italia in cui elimina prima Casale e poi la Fortitudo conquistando una storica finale: la corsa si infrange contro Tortona. Il morale minato porta ad un finale di stagione non all’altezza e i playoff vengono mancati all’ultima giornata con la sconfitta di Jesi. Nell’estate successiva Martino approda alla Fortitudo e a Ravenna arriva, con il nuovo dg Trovato, un coach di fama internazionale come Andrea Mazzon. Il feeling con la piazza non scatta, la squadra non trova la giusta chimica nonostante raggiunga i playoff venendo eliminata da Capo d’Orlando.

CANCELLIERI E «LOTE»
Chiusa dopo una sola stagione la parentesi Mazzon, a Ravenna arriva l’istrionico Massimo Cancellieri. La squadra è di altissimo livello, gli Usa sono Charles Thomas e Giddy Potts, come vice viene scelto Massimo Bulleri, ci sono prospetti interessanti come Jurkatamm e Treier e giocatori solidi come Marino, Sergio e Chiumenti. L’alchimia è perfetta, la squadra vola e domina il campionato. La società sceglie di organizzare in casa le Final Eight di Coppa Italia. Poi, a febbraio, si abbatte sul mondo il Covid e la stagione viene cancellata. Si ripartirà l’anno dopo con diversi protagonisti. Ravenna non ingrana: dopo il taglio di James, sostituito da Rebec, si accende e conquista i playoff. La serie con Tortona è pazzesca e viene decisa da un canestro di Sanders sulla sirena di gara5. Tortona volerà in A mentre Ravenna, alle prese con una drastica riduzione del budget, si affida ad un esordiente: Alessandro Lotesoriere. La stagione appena conclusa è stata esaltante, con l’OraSì che ha veleggiato sempre nei piani alti della classifica e si è regalata un’impresa da urlo in Coppa Italia, dove falcidiata dal Covid è riuscita ad eliminare Pistoia. La vittoria nella serie playoff contro Torino ha suggellato una volta di più l’amore con i propri tifosi, la sconfitta 3-0 con Cantù non ha scalfito quanto di buono fatto e che rischia di essere disperso nel caso in cui non si riescano a reperire i fondi necessari.
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