Basket B Nazionale, il ritorno speciale dell'ex Pastore: «I canestri, l’alluvione e i tantissimi amici: sfidare i Raggisolaris sarà una grande emozione»

Valerio Roila
Dalle mani impastate nel fango di una Romagna ferita a quelle che stringono l’oro del campionato vinto a Roseto, a quelle che adesso temprano l’acciaio forgiato dal suo coach di riferimento, «mister promozioni» Franco Gramenzi, nella natìa Latina in cui è tornato. La parabola di Andrea Pastore è un viaggio materico che domenica fermerà alla stazione del PalaCattani. Non è un ex qualsiasi: la memoria collettiva di Faenza conserva un’immagine che vale più di mille triple: quella in cui, nel maggio più buio della città, che ha lasciato cicatrici geologiche ed emotive, ha smesso le scarpe da basket per gli stivali di gomma, scendendo in strada per liberare le cantine dall’acqua. Da quell’inferno, Pastore è risalito al settimo cielo azzannando a Roseto quella promozione in A2 rincorsa nei due anni in neroverde. Ora torna da avversario, con l’anima di chi, su questo parquet e in queste strade, ha lasciato un pezzo di vita che nessuna sirena finale potrà cancellare, ed accolto tra la gratitudine per l’uomo ed il cestista ed il timore per il vincente.
Andrea, il suo navigatore torna a puntare verso quella Faenza che ha vissuto in due stagioni con molte soddisfazioni ma anche in uno dei suoi momenti più drammatici e intimi. Quali sono i primi flashback che la assalgono?
«L’alluvione è stata un’esperienza che mi auguro resti unica nella vita, alcune forti amicizie le ho strette proprio in quel periodo, come quella con Massimo Ciani. Tornare in un posto in cui ci siamo trovati bene, io e la mia compagna, è sempre una bella emozione, e l’abbiamo fatto anche in estate, non solo per motivi cestistici. Anche stavolta riabbraccerò con piacere tanti amici e lo staff dirigenziale».
L’anno scorso a Roseto ha vinto quel campionato che a Faenza è un sogno sempre accarezzato. Quali ingredienti segreti sono mancati nelle sue stagioni in neroverde per fare l’ultimo passo?
«Ci siamo andati molto vicini nella prima stagione, quando nella finale con Rieti è stata una battaglia punto a punto. Nella seconda non abbiamo trovato la giusta chimica e reso meno, anche se alla fine siamo usciti con la Livorno che ha poi vinto il campionato, mettendola in seria difficoltà. Diciamo che ci vuole anche un pizzico di fortuna per arrivare fino in fondo».
In cosa si sente diverso l’Andrea Pastore di oggi rispetto a quello che salutò Faenza? C’è più consapevolezza, più leggerezza o semplicemente più esperienza nella gestione delle partite?
«La leggerezza è arrivata dopo quindici anni di rincorsa per vincere il campionato. Non per questo mi sento appagato, voglio vincere anche qui a Latina, dove c’è un progetto serio per ritornare in A2, e continuo a metterci l’anima. Alla fine, non mi sento troppo diverso, però ho mitigato l’ansia».
Come vanno le cose, per lei e per la squadra?
«Non è stato semplice riabituarmi, dopo diversi anni, a rientrare in un ambito famigliare, ricevere così tanto in poco tempo, anche in termini di aiuto nella gestione di nostro figlio. La squadra è partita bene, ma le tre sconfitte negli scontri diretti ci hanno tagliato le gambe. Restiamo comunque fiduciosi, perché abbiamo un’età media bassa, e coach Gramenzi segue i giocatori, tiene alla loro crescita, lasciando un imprinting su ognuno».
Affrontate una Faenza che ha caratteristiche simili alle vostre. Che partita si prospetta al Cattani domenica prossima?
«La Tema è una squadra molto giovane che sta facendo bene. Sono guidati da un coach che seguo ed ammiro, ed hanno creato un nucleo progettuale che penso possa progredire negli anni. Prevedo un match di grande intensità, visto che anche noi prediligiamo i ritmi alti. Sarà un bellissimo spettacolo per il pubblico faentino, che saluto ed abbraccio con affetto».