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Basket B, la Rekico e il rebus Friso: "Il mio futuro? E’ presto..."

Romagna | 17 Maggio 2020 Sport
Valerio Roila
Domenica 23 febbraio, ore 20, PalaCattani. La Rekico ha ben giocato e vinto con Civitanova, riaprendosi una finestra con vista sui playoff. Coach Massimo Friso, però, si presta all’intervista post-partita di rito con una faccia che non lascia trasparire un solo grammo di soddisfazione, ma piuttosto solo una cupa inquietudine per la situazione sanitaria. L’allarme Covid era appena scoppiato, i malati accertati erano allora soltanto 132, e la parola «lockdown» non era ancora entrata nel nostro vocabolario. Eppure, il tecnico padovano pronunciava già parole pessimistiche sulla possibilità che si sarebbe potuto tornare a disputare partite di questo campionato. 
Coach, come va allora a prevedere quanto si sarebbe poi si sarebbe verificato?
«Ho studiato medicina, e sono appassionato della materia. Ho approfondito gli argomenti di analisi sulle epidemie verificatesi in tempi passati, ed ho quindi da subito temuto che avessimo il destino segnato, noi che pratichiamo uno sport di contatto».
E allora le chiediamo quando si potrà tornare al basket giocato, e con quali metodologie?
«In questo momento noto che c’è una confusione terrificante, tra chi propende per giocare anche a porte chiuse, chi propone partite da giocare indossando mascherine, ricominciando gli allenamenti a distanza. Non mi pare che siamo vicini ad una soluzione. E d’altronde non so se il movimento ha tempo e forza di aspettare un vaccino. Un compromesso è necessario, ma perfino il calcio di vertice, pur avendo a disposizione più soldi per tamponi, medici e strutture, sta annaspando. Insomma, resto ancora pessimista sul fatto che si possa riprendere a breve, anche perché la pallacanestro ha una componente emotiva molto impattante, abbiamo bisogno di adrenalina e coinvolgimento, che in situazioni di emergenza, o addirittura senza pubblico, quasi si azzera».
E lei come li sta vivendo questi giorni sospesi? Quanto le manca il basket?
«Molto, devo essere sincero. Sono abituato a spararmi tonnellate di partite, quindi attualmente devo adeguarmi a riguardare roba vintage. Per il resto, metabolizzo tutto quello che leggo, quindi dal punto di vista emotivo mi sento molto coinvolto».
Tra l’altro, questa stagione troncata rischia di essere la sua ultima a Faenza, dal momento che il suo contratto biennale si chiude virtualmente in giugno, e già radiomercato parla di prolungamento difficile (smentita comunque la voce che vorrebbe il vice Agresti promosso a head coach). Ha già parlato della possibilità di estensione con la dirigenza faentina?
«Non ne abbiamo trattato. So che in questi giorni stanno cominciando a programmare e pianificare il futuro, ma non ho notizie più aggiornate».
Comunque vada, qual è il bilancio di questi due anni a Faenza?
«Assolutamente positivi. Conoscevo, grazie ai tre anni passati a Forlì, l’alta qualità della vita in Romagna, e per me era un obiettivo tornarci. Quindi, sin dal mio arrivo è andato tutto per il meglio. Nel primo anno abbiamo raggiunto il miglior risultato della storia societaria con un budget sicuramente non tra i più alti in categoria. Nel secondo abbiamo sofferto, ma considerando il girone in cui eravamo stati inseriti, ed il ringiovanimento e rinnovamento della rosa penso che il risultato possa essere considerato soddisnte».
Quali il momento più esaltante ed il più brutto delle due stagioni?
«La vittoria con Caserta in coppa Italia, ed il passaggio del primo turno playoff col canestro sulla sirena di Fumagalli sono i vertici di questi due campionati. Dall’altra parte, credo che la partita persa in casa con Ozzano, giocata con poco coinvolgimento emotivo, sia stato un picco negativo, perché pieno di confusione su quali fossero i passi da intraprendere per migliorare».
C’è qualcosa che, guardando indietro, non rifarebbe?
«Tutto sommato no, perché non abbiamo avuto episodi così gravi da essere messi in uno schedario».
Se rimanesse a Faenza, e avesse possibilità di impostare la squadra secondo i convincimenti che ha maturato in questo biennio, quali sarebbero le linee guida?
«Dovrei prima conoscere il budget, ma credo che quanto seminato quest’anno non debba essere disperso. Con questa emergenza potrebbero variare i rapporti di forza, avremo livelli economici forzatamente più bassi, e si potranno avere ottimi risultati con buone idee di base, lavorando sul solco già tracciato quest’anno».
Quale messaggio si sente di mandare ai tifosi della Rekico?
«Spero di poterli rivedere presto, e che questa tragedia passi in fretta. Così che il basket possa tornare ad essere un momento lieto ed una chiave per recuperare i rapporti sociali ora ridotti ai minimi termini».
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