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Basket A2 playoff, i due Usa e i classe 1998: è qui la svolta dell’OraSì Ravenna

Romagna | 26 Maggio 2022 Sport
Riccardo Sabadini
Quando a settembre vennero annunciati i due americani, sconosciuti alla grande platea e rookie per il campionato italiano, neanche il più ottimista dei tifosi dell’OraSì avrebbe pensato che Austin Tilghman e Lewis Sullivan sarebbero diventati una delle coppie più performanti e coese della storia della pallacanestro ravennate. La strana coppia verrebbe da dire: Austin con un fisico da runningback e una leadership da quarterback, Lewis con quel fare ciondolante e la capacità di unire una presenza sotto le plance al gioco perimetrale. Coetanei, nati entrambi nel 1995 e quindi già maturi dal punto di vista cestistico, il duo Usa dell’OraSì è stato senza ombra di dubbio uno di quelli più funzionali mai visti all’ombra della tomba di Dante. Tilghman ha preso per mano la squadra sin dalle prime uscite, mostrando doti di leader e di sangue freddo che gli hanno consentito di segnare canestri decisivi ma di essere fondamentale anche con il contributo a rimbalzo e in fase di assistenza. I numeri lo premiano: 16,3 punti di media a gara in regular season, con oltre 5 rimbalzi e quasi 4 assist (quinto assoluto), più due recuperi (terzo nella speciale classifica) lo collocano anche statisticamente nel gotha del basket ravennate. Tra l’altro Tilghman è il primo playmaker americano della storia dell’OraSì per cui diventa difficile da confrontare con i suoi predecessori: Potts segnava di più ma era una guardia, stesso discorso per Adam Smith che giocava praticamente sempre con la palla in mano e aveva licenza d’uccidere. Prima ancora era stata la volta di Ray Rice e di Derrick Marks, forse quello più simile ad Austin, seppur più guardia che play. Sullivan è arrivato tardi e probabilmente non era nemmeno la prima scelta dell’OraSì, ma il suo innesto si è rivelato molto funzionale al progetto di coach Lotesoriere: Lewis non è un super atleta ma capisce bene il gioco, nonostante spesso incappi in problemi di falli, ha una doppia dimensione in attacco che lo rende pericoloso sia vicino che lontano da canestro ed in difesa è un abile rimbalzista e un discreto intimidatore. Le statistiche sono interessanti: 13.3 punti e oltre 8 rimbalzi di media (sesto nel girone rosso). Nel confronto con i predecessori le sue voci statistiche sono in linea con quelle di Samme Givens, che ha vestito il giallorosso nel 2020-2021 e che è simile come tipo di giocatore (entrambi mancini, entrambi bidimensionali) mentre è nettamente sotto le clamorose statistiche di Charles Thomas (20 di media in 24 minuti di utilizzo con quasi 7 rimbalzi) e quelle di Taylor Smith che, al contrario di Sullivan, era un intimidatore pazzesco (quasi 2.5 stoppate per gara). 
Se degli americani abbiamo analizzato il rendimento e le statistiche, ciò che appare evidente, rispetto all’anno scorso, è l’innalzamento del livello e del coinvolgimento all’interno della squadra di Davide Denegri, Alessandro Simioni e, prima dell’infortunio, Tommaso Oxilia. Se le statistiche per tutti e tre sono sostanzialmente in linea con quelle della passata stagione, è innegabile che sia cambiata la faccia con cui i tre moschettieri scendono in campo. Simioni, che lo scorso anno era una delle vittime preferite degli urlacci di coach Cancellieri, è diventato uno dei riferimenti dell’attacco giallorosso che lo cerca per il suo tiro da tre punti o dalla media o in post basso per costruire poi un vantaggio, non a caso il numero di assist del 27 è praticamente raddoppiato. Ciò in cui deve migliorare Alessandro è la presenza difensiva e la continuità. Oxilia ha mantenuto grosso modo le stesse statistiche dell’anno scorso, ma Lotesoriere ne ha fatto un jolly difensivo di assoluto livello: privato del ruolo di playmaker aggiunto, Tommy si è concentrato su quello che sa fare meglio e cioè il gioco in avvicinamento, il tiro dalla media e soprattutto la difesa. Infine Denegri: apparso spesso in difficoltà l’anno scorso, è emerso il suo carattere leonino e la sua classe cristallina che l’hanno fatto diventare un beniamino dei tifosi. Soprattutto nei playoff, dove sta elevando il suo rendimento, prendendosi tante responsabilità e segnando triple a raffica. Tutti e tre hanno il contratto in scadenza ma hanno dato ampie garanzie e proprio da loro potrebbe partire la costruzione dell’OraSì che verrà.
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