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Basket A2, i cinque punti di non ritorno dentro alla stagione complicata dell'OraSì

Romagna | 19 Febbraio 2021 Sport
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Stefano Pece
Pochi alti e tanti bassi, per una velocità di crociera inevitabilmente deludente, o comunque non in linea con il passato. La stagione 2020-2021 dell’OraSì continua a non decollare, in mezzo a tanti problemi che stanno accompagnando dallo scorso settembre una squadra che arranca in classifica e che proprio non riesce a mettere in moto e a trovare un briciolo di continuità. Tra le curve di un campionato comunque anomalo per i noti motivi, ci sono almeno cinque punti di non ritorno che stanno condizionando il cammino dell’OraSì: il peso del Covid, un calendario «pazzo», il deludente contributo degli Usa (a cominciare dal taglio di James, il primo nella storia del club), le fortune alterne dei giovani e naturalmente alcune scelte di Cancellieri. Aspettando le prossime gare (giallorossi in campo a Roma e Chieti dopo il recupero di Scafati a giornale chiuso), ecco un viaggio nel momento delicato dell’OraSì, con la speranza che il vento possa cambiare in fretta, perchè tutto è ancora possibile e il tempo, per scalare la classifica, c’è ancora.

1
Il peso del Covid
all’inizio dell’anno

Che il Covid abbia recitato un ruolo nel disastroso avvio di stagione è fuor di dubbio. Il contagio si è presentato ai primi di novembre, poco prima dell’inizio del campionato, proprio quando la squadra avrebbe dovuto essere nel suo picco di forma, e ha costretto alla quarantena tutto il gruppo. Tornata al lavoro dopo due settimane, e per alcuni si è trattato addirittura di 20 giorni, la squadra ha dovuto ricominciare praticamente da zero, sia sotto l’aspetto fisico che sotto quello tecnico. E lo ha fatto - è bene tenerlo presente - senza il suo capo allenatore, poiché Cancellieri è stato quello che più ha risentito dei postumi del Covid ed è tornato ad allenare alla terza partita di campionato. È stata soprattutto la tenuta atletica a soffrirne poiché è parso subito evidente che la squadra non avesse più di 30 minuti nelle gambe. In dicembre infatti ha perso cinque partite in fila, tutte allo stesso modo, crollando fisicamente nell’ultimo quarto.

2
Il calendario fitto
e le porte chiuse

Connesso al primo punto c’è il calendario, poiché a dicembre l’OraSì ha giocato sei gare, una ogni tre o quattro giorni. Dunque, in un momento in cui la squadra avrebbe avuto bisogno di un periodo di carburazione in palestra lontano dalle gare ufficiali, come si fa durante la preparazione precampionato, si è ritrovata invece ad affrontare uno dei periodi più intensi della stagione agonistica. Questo ha tolto ai preparatori la possibilità di lavorare in tranquillità sul fisico degli atleti e i risultati si sono visti sul campo. Soprattutto i giocatori più anziani come Venuto, Chiumenti e Cinciarini, hanno impiegato diverso tempo per entrare in una condizione accettabile. Il resto lo ha fatto il problema delle porte chiuse. Ravenna è sempre stata una squadra fortemente connessa col proprio tifo il quale ha sempre saputo tirare fuori dai giocatori un 25% in più di potenziale. Giocare senza pubblico, quindi senza spinte emotive, ha influito non poco sul rendimento dei singoli e dell’intero gruppo.

3
Delusione Usa
per la prima volta

Chi invece la condizione fisica e mentale non l’ha mai trovata è stato Ra’Shad James. Arrivato a Ravenna con grandi proclami - perfino Pozzecco che lo aveva avuto al Cedevita Zagabria aveva garantito per lui - James non è mai esploso. Ha illuso con i 38 punti segnati nelle prime due partite, poi ha collezionato una serie di fallimenti. Non adatto a giocare da play e poco difensore, non ha mostrato un gran feeling col canestro, cosa che invece sarebbe dovuta essere la sua caratteristica principale. Anzi, spesso si è nascosto in campo, quasi avesse il timore di sbagliare. È stato tagliato dopo 11 partite ed è il primo straniero nella storia dell’OraSì a subire questa sorte. Al suo posto è arrivato Rebec che va sicuramente aspettato, ma che ha subito mostrato ottime doti di passatore. Non eccessivamente meglio di James sta ndo Givens il quale è costante nell’alternare una prova molto buona a una gravemente insufficiente. Le potenzialità ci sono, ma manca la continuità.

4
Il progetto giovani
richiede pazienza

Le premesse estive erano di puntare su tre giovani del ‘98 come uomini da quintetto, conferendo loro responsabilità che non avevano mai avuto in precedenza con l’obiettivo di farli crescere e costruire su di loro la squadra della prossima stagione. E la società sotto questo aspetto ha sempre predicato pazienza. In subordine c’era anche l’intento di ampliare il raggio d’azione dei tre giocatori, trasformando Denegri da guardia a playmaker, Oxilia da ala grande in guardia-ala piccola e Simioni in centro puro. Esperimenti che non possono dirsi ancora riusciti. I tre ragazzi sono discontinui e non sempre dimostrano di avere le spalle larghe per recitare il ruolo dei protagonisti. Spesso vanno in affanno nei momenti caldi e smarriscono la lucidità. Denegri fa fatica ad agire da regista, Oxilia non ha ancora un tiro da 3 affidabile mentre Simioni non ha ancora acquisito tutti i movimenti spalle a canestro che servono in quel ruolo e contro i pivot esperti va in confusione. Ma il talento non manca, dunque fa bene la società a credere nel progetto.

5
Quel feeling
con Cancellieri

La personalità di Cancellieri è nota a tutti. O lo si ama o lo si odia perché è un allenatore che non le manda a dire e che pretende il massimo. Queste caratteristiche non si adattano a qualsiasi tipo di carattere e non tutti rispondono allo stesso modo. L’anno scorso Treier veniva martirizzato dal tecnico e rispedito in panchina ad ogni errore, ma il giocatore era dotato di mentalità vincente e lungimiranza e ha saputo trarre il meglio da questi coloriti insegnamenti. Tanto che oggi gioca a Sassari in A, non da comprimario. Il gruppo dell’anno scorso era composto in gran parte da atleti esperti, dotati di pelo sullo stomaco e mentalità e tutti erano in grado di recepire e fare tesoro delle «spiegazioni» di Cancellieri. Quest’anno il feeling fra allenatore e giocatori non sembra essersi sviluppato allo stesso modo e alcuni, come i tre ‘98 e Maspero per esempio, sembrano accusare dal punto di vista psicologico le sfuriate del tecnico, più che giovarne.
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