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Basket A1 donne, E-Work Faenza, parla Jori Davis, prima Usa del team: «Di professione conquisto salvezze»

Romagna | 18 Luglio 2021 Sport
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Luca Del Favero - «Mi chiamo Jori e di professione conquisto salvezze». Jori Davis, la nuova guardia dell’E-Work e prima statunitense nella storia del club faentino, si è presentata a Faenza con questo benaugurante biglietto da visita, dato che nelle sue quattro precedenti esperienze in Italia a San Martino di Lupari, a Torino, a Battipaglia e a Costa Masnaga, ha sempre centrato l’obiettivo prefissato dal club. È sempre stata dunque un vero punto di forza per le formazioni neopromosse in serie A1 e anche per questo motivo la dirigenza manfreda ha puntato su di lei, riportandola in Italia dopo la stagione vissuta in Grecia all’Olympiakos Atene.
«Sono felice di tornare in Italia – spiega la guardia newyorkese 32enne -, un paese che amo molto e che ha sempre affascinato me e la mia famiglia. In tutte le squadre in cui ho giocato ho sempre creato un bel legame con tutti e infatti amo molto le persone oltre che la cultura e ovviamente la cucina».
Inevitabile la domanda su quale sia il suo piatto preferito…
«Il pesto senza dubbio, ma anche tutti i tipi di risotto. Ora voglio scoprire come si mangia anche a Faenza e sono molto curiosa».
Cosa l’ha spinta scegliere l’E-Work?
«In questa società ho trovato molta passione e quello spirito di famiglia che c’è in tutte le piccole squadre che puntano alla salvezza. Conoscevo la storia di Faenza e l’ho apprezzata ancora di più grazie a quello che mi hanno raccontato coach Sguaizer e Policari, con cui ho giocato a Battipaglia. L’aspetto che però mi ha colpito maggiormente è la filosofia di voler puntare sulla forza del gruppo che è sempre stata l’arma in più nelle ultime stagioni. Credo che questo sia il segreto per conquistare la salvezza, perché giocando in maniera individuale è impossibile da raggiungere».
Che stagione si aspetta?
«Sarà difficile perché il livello si è alzato molto rispetto agli ultimi anni e quindi una neopromossa come Faenza dovrà continuare a giocare di squadra come ha sempre fatto per creare basi solidi sulle quali costruire la salvezza, colmando così il gap con le avversarie. Personalmente non vedo l’ora di dare il mio apporto in fase offensiva e difensiva e la mia esperienza».
Da quando è arrivata in Europa una decina di anni fa ha sempre cambiato squadra ogni anno: come mai?
«Ogni stagione ha una storia a parte. A Valencia ad esempio potevo restare, ma la società ha deciso di puntare sulle atlete cresciute nel vivaio e anche all’Olympiakos mi sono trovata bene, ma quando è arrivata la chiamata per ritornare in Italia ho accettato subito, perché sono molto legata a quella nazione. Diciamo che mi piace molto viaggiare e che ho iniziato a conoscere la cultura europea quando ho frequentato l’high school in Inghilterra, esperienza che mi è servita molto per ambientarmi in tutti gli stati in cui ho giocato».
Ha qualche soprannome che ha caratterizzato la sua carriera dai tempi della Wnba quando giocò con le Indiana Fever?

«No, perché ho un nome e un cognome corti e non ce ne è mai stato bisogno! Mi hanno però sempre chiamato JD e questo potrebbe essere una specie di soprannome».
Da avversaria non ha mai giocato contro Faenza, ma conosce il calore del tifo del PalaBubani?
«Me ne hanno parlato e non vedo l’ora di sentirlo dal vivo. Credo che potrà essere un punto di forza per disputare una buona stagione».
 
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