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Basket A1 donne, da Christensen e Walker a Pallas: Faenza è internazionale da 67 anni

Romagna | 12 Marzo 2022 Sport
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Luca Del Favero
Diceva Charles Barkley che «per i rimbalzi non esiste una tecnica, bisogna solo prendere quella maledetta palla!». Una frase che ben si addice a Pallas Kunaiyi-Akpanah, nuovo idolo dei tifosi faentini. La 25enne pivot nigeriana dell’E-Work sta conquistando oltre 15 rimbalzi di media a partita lottando in maniera incredibile su ogni pallone ed è proprio per questo motivo che si è guadagnata l’affetto del PalaBubani e anche il rinnovo del contratto per la prossima stagione, a patto ovviamente che la società si salvi, perché nel secondo campionato nazionale non potrebbe (ma soprattutto non vorrebbe…) giocare. Kunaiyi-Akpanah è la terza straniera in ordine cronologico nella storia del Faenza Basket Project dopo la lituana Ieva Preskyenite (2018/2019), la lettone Liga Vente (2020/2021) e le compagne di questa stagione: la statunitense Jori Davis, l’argentina Victoria Llorente e la svedese Amanda Kantzy. 
Pallas, come è più semplicemente chiamata anche dalla società faentina nei comunicati stampa, è l’ennesimo esempio di come le straniere nella pallacanestro femminile faentina siano entrate nel cuore della città e dei tifosi ed infatti la lista sin dai tempi del Club Atletico Faenza è davvero lunga, con molte di loro che hanno fatto la storia della società e altre che magari hanno trovato a Faenza la loro oasi felice, rendendo al meglio senza avere poi una carriera sfolgorante. La prima straniera a vestire una canotta nel basket femminile manfredo è stata la danese Tove Christensen nel 1955, mentre la prima americana è stata Valerie Walker nel 1984, protagonista della salvezza, ma non messasi in luce come la connazionale Michelle Edwards (1988/1989), passata alle cronache per aver segnato ben 60 punti contro Parma. 
Indimenticabile la coppia Usa formata da Alice Ruth Bolton e da Wanda Guyton nel 1992/1993 o soprattutto Kedra Holland-Corn (1999/200), che proprio da Faenza ha spiccato il volo per una carriera che l’ha vista protagonista nella Wnba. Dal 2000 inizia poi la «carrellata di straniere» che sono diventate faentine adottive o quasi, incantando in campo e vivendo a tutti gli effetti la città. Dalla serba Nina Bjedov, rimasta a vivere a Faenza e diventata poi dirigente, alla brasiliana Graziane, arrivata giovanissima e adottata dai tifosi che le hanno subito voluto bene, alla slovena Daliborka Jokic protagonista del magico trio con la serba Marija Eric e Marte Alexander nella mitica stagione 2006/2007. 
Eric ha poi avuto un ruolo fondamentale anche nell’attuale Faenza Basket Project, contribuendo alla promozione in serie A2 nel 2017, ma non potendo poi giocare in A2 per problemi regolamentari, mentre Alexander è arrivata da statunitense diventando poi italiana, vestendo anche la canotta della Nazionale. Un capitolo a parte merita la brasiliana Adriana, personaggio unico dentro e fuori dal campo che ha dovuto salutare la prima volta Faenza quando le è nato il figlio nel 2006 per poi tornare nel 2008 vincendo la Coppa Italia. 
Straniere di grande valore sono state anche la serba Milka Bjelica, la brasiliana Cintia e la francese Geraldine Robert. Poi c’è la «storia triste» della croata Emilja Podrug, altra atleta di valore, che però resterà nella mente per quell’inutile fallo nella prima gara con Schio della finale scudetto 2005 disputata al PalaBubani, che regalò tre liberi alle scledensi risultati poi decisivi per la vittoria. La morale è che il rapporto tra cestiste straniere e Faenza non è mai stato banale…
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