Volley Superlega, il "Granduca" Rychlicki ha stregato Ravenna: "Cibo, lingua, passione: questa città è il top"

Ravenna | 28 Dicembre 2018 Sport
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Marco Ortolani
Campioni affermati e ragazzini alle prime armi; dirigenti e collaboratori, hostess, impiegate, magazzinieri, biglietteria, sponsor, volontari tuttofare dal cuore grande… una squadra di pallavolo di Superlega è ormai un’azienda con una struttura importante. Il privilegio di occuparsi di sport rende poi tutto più leggero e il tradizionale incontro natalizio si trasforma in un momento di allegria e benessere. Certo, la festa avrebbe potuto essere più scintillante se i giocatori di Superlega non avessero rimediato una severa lezione a Padova, ma la classifica si guarda ancora volentieri, l’umore del gruppo è alto e può senz’altro concedersi all’animazione di Dani Dj. 
Nella festa si notano i 205 centimetri su cui si appoggiano quei riccioli che il pubblico di Ravenna ha ormai imparato ad ammirare: sono quelli di Kamil Rychlicki, che conserva anche nell’euforia collettiva, il suo tipico atteggiamento compassato.
La squadra festeggia insieme, perché con una partita il 23, una il 26 e una il 30 il Natale diventa un giorno di «lavoro» normale.
«E’ il mio primo Natale lontano da casa - dichiara il «Granduca» con un po’ di malinconia in ottimo inglese, la quarta lingua delle sei che conosce; la sesta è un timido ma promettente italiano - quando giocavo in Belgio c’erano sempre almeno un paio di giorni liberi che mi consentivano una scappata a casa, in Lussemburgo. A volte erano veramente poche ore, ma era meglio di niente. Stavo in famiglia e celebravo questa festività nel modo intenso, tipico della nostra tradizione cattolica polacca. Si stava a tavola con un menù di 12 portate, fra le quali non saprei scegliere la mia preferita, perché tutte erano indispensabili per creare quell’atmosfera».
Ora invece si è concesso il suo primo Natale italiano: «Il problema non è certo la qualità di quello che si mangia, che qui è veramente eccezionale. Credo che comincerei qualsiasi conversazione sull’Italia con i miei amici parlando subito di come si sta bene a tavola. Rimanderò l’incontro con la mia famiglia e mi terrò in contatto con loro attraverso internet. Sono un professionista, sopporterò…».
A Padova è tornato al ruolo di martello, ma i risultati non sono stati buoni: «E’ vero. Ci siamo allenati tutta la settimana precedente alla gara di Padova con questa nuova conformazione di squadra, ma poi siamo entrati in campo e non ha funzionato niente. Nessuno ha capito bene perché» (Graziosi ha riproposto Kamil come opposto nel secondo e terzo set, senza peraltro mutare la fisionomia negativa del match). E’ rimasto sorpreso dal suo rendimento come opposto? Pensava di rendere così tanto? «Non sono così sorpreso. Conoscevo il mio valore e sapevo che potevo esprimerlo in questa squadra». Come si sta trovando con la palla di Saitta? Kamil non sembra tipo da scomporsi, animato com’è da una sicurezza dolce e serena: «Saitta è un ottimo palleggiatore. E quando uno è bravo la palla per l’attaccante la sa trovare. La pallavolo non è un gioco molto complicato».
Una ragazzina interrompe per consegnare un disegnino dedicato a lui… «Qui c’è un bellissimo ambiente, la gente al palasport capisce il gioco e le sue dinamiche, si arrabbia con gli arbitri, è molto esigente… In Belgio c’era un pubblico che applaudiva quando vedeva un punto. Non partecipava mai emotivamente. Questa gente di Ravenna per me è un grande stimolo». Allora Buone Feste, Granduca. Il menu di Natale era ricco e il dietologo della società ha chiuso un occhio. Su un Natale senza famiglia, almeno, il lussemburghese ci ha mangiato su.
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