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Una regia realizzata da De Angelis per Fanny&Alexander, Il ‘poliedro’ Primo Levi

Ravenna | 26 Giugno 2020 Cultura
Elena Nencini
Nasce da un libro di Marco Belpoliti, il maggior esperto italiano di Primo Levi, l’idea della compagnia ravennate Fanny & Alexander di lavorare sul progetto Se questo è Levi, di cui fa parte lo spettacolo che sarà presentato alla Rocca Brancaleone, per Ravenna Festival, il 26 giugno, I sommersi e i salvati. Un progetto che ha vinto il Premio Speciale Ubu 2019 e che ha visto andare a Andrea Argentieri il Premio Ubu 2019 come miglior attore under 35.
Lo spettacolo si è sviluppato attraverso i documenti audio e video delle Teche Rai e di youtube dove Primo Levi rispondeva a interviste o partecipava a dibattiti, a impersonarlo sul palco l’attore Andrea Argentieri, mentre la regia è di Luigi De Angelis e la drammaturgia di Chiara Lagani (produzione E/Fanny & Alexander).
Argentieri-Levi ripercorrerà i momenti della sua prigionia e i complessi rapporti con il popolo tedesco, sempre alla luce di un atteggiamento pacifico, incapace di serbare odio. Per interrogarsi, tutti, sul senso di un’appartenenza comunitaria, sul valore di quell’’antidoto’ all’orrore che risiede nella collettività, nella compassione e nell’assunzione di una responsabilità comune rispetto agli eventi della storia.
A raccontarci il lavoro fatto è il regista Luigi De Angelis.
De Angelis, quando è avvenuto il primo incontro con Levi?
«Un po’ come tutti è stato ai tempi della scuola. Ma come tutte le forme di lettura scolastica molto dipende anche dall’insegnante e  non è detto che faccia breccia nel cuore. Devo ringraziare Marco Belpoliti ed il suo «Primo Levi di fronte e di profilo» un atlante tematico di tutte le sfaccettature ricchissime di questo scrittore, tutto ciò che Belpoliti definisce il ‘poliedro’ Primo Levi. Levi è un personaggio di grande complessità: non è solo un testimone, ma uno scrittore incredibile, un poeta, un traduttore, un etologo, un chimico».
Perché per Levi la chimica è stata così importante?
«Lui dice che tra scrittura e chimica, la chimica è il suo primogenito. E’ stato salvato al campo di concentramento di Auschwitz proprio dal fatto che fosse un chimico: il dr. Pannwitz lo arruolò come lavoratore nel suo laboratorio. Dalla chimica, fatta di formule nette e chiare che obbliga il chimico nelle sue mansioni, gli deriva la sua lucidità (il resoconto tecnico) della scrittura. L’esattezza dello scienziato ha caratterizzato il suo essere scrittore, senza togliergli il piacere della fantasia e della creatività. E’ la chimica dell’alchimia, la giocosità dell’alchimia. Ogni elemento chimico ha una sua espressione nel mondo, le sue caratteristiche che sono poi le caratteristiche dello scrittore che mette insieme gli elementi, che trasforma gli elementi in qualcos’altro».
Come è nata l’idea del progetto?
«L’attore Andrea Argentieri aveva il desiderio di provare l’eterodirezione, un progetto su cui lavoriamo da anni. Attraverso la voce si vestono i panni di un personaggio, ma bisognava trovare la figura adatta per lui. E’ nata una scintilla per somiglianza, apparentemente somiglianze superficiali, poi si scoprono somiglianze più profonde, attraversate a volte da una grana di una voce che è lo scrigno di immense informazioni della persona. Una materia preziosissima per un attore per far rivivere quella figura. Poi avvengono dei cortocircuiti interiori. Il progetto è nato a Bologna per uno spettacolo sulla via Zamboni con tre diversi punti di vista: una delle traverse di via Zamboni è la sede dell’istituto di chimica, con un’aula magna degli anni ‘30, il periodo in cui Levi studiava a Torino chimica. La seconda tappa era lo studio di una casa privata, la terza un consiglio metropolitano di Bologna, palazzo Malpezzi, dove abbiamo immaginato che il pubblico ponesse un interrogatorio allo scrittore. Si tratta di domande preordinate, tratte dalle oltre 300 interviste che lui ha rilasciato ai giornalisti. Per Sommersi e salvati abbiamo usato la parola orale non la parola scritta. Del resto Levi metteva l’accento su quanto la sua scrittura derivasse dalla sua oralità. Sommersi e salvati è essere a tu per tu con lo scrittore, naturalmente usiamo le ‘sue’ risposte, noi non possiamo ‘inventarle’. Abbiamo usato le interviste di Enzo Biagi, del drammaturgo Alberto Gozzi, di Giorgio Bocca, tutto materiale preso dalle teche Rai o youtube».
Come si svolgerà a Ravenna lo spettacolo?
«L’unico modo per via del distanziamento imposto dal Covid 19 è quello che abbiamo usato in piazza del duomo a San Gimignano: useremo una proiezione sullo schermo del volto di Argentieri-Levi perchè è importante vedere il suo volto da vicino. Saranno intercettati una quindicina di spettatori a cui daremo le domande a cui risponderà Levi. Visto che l’entrata del pubblico sarà lenta, sui 40-45 minuti e ci sarà qualche spettatore che sarà presente già 50 minuti prima dell’inizio. Abbiamo pensato che, gia entrando, si sarà accolti dalla persona di Levi peralleggerire la sensazione dell’attesa. Abbiamo scelto domande legate al confinamento, a situazioni simili al Covid. La gente si dimentica che c’è un attore sul palco, che siamo a teatro, lo facciamo con le luci di scena, non c’è spettacolarizzazione, c’è Levi vestito da Primo Levi.  Non è teatrale ma situazionistico».
Cosa la colpisce di Levi?
«Anche se sto rileggendo tutta l’opera scritta, in realtà mi colpisce la sua voce: questa serenità calma, la lucidità calma di un chimico scrittore, dove non c’è ombra di commozione. Nella voce della Liliana Segre senti le emozioni nel rievocare i fatti: lei torna nei luoghi che sta raccontando. Levi si definisce una specie di entomologo interessato, curioso di chi ha scelto le strade del pervertire, anche interessato all’itinerario mentale di un brigatista rosso. Ha un interesse per la zona grigia dell’essere umano che tutti noi abbiamo. L’umano non sfugge alla zona grigia: l’unica maniera per combattere la zona grigia è riportare la coscienza, cercando di restaurare a ritroso la memoria. La memoria è un dovere».
Come è andata l’emergenza Covid 19 per il suo lavoro?
«Paradossalmente è stato un tempo di ansietà per tutte le persone che hanno sofferto veramente, un morto: il sovrintendente del teatro di Brescia mi ha raccontato che loro hanno avuto un morto ogni 20 minuti. Peggio della seconda guerra mondiale. Mi rendo conto di essere stato un privilegiato:  per me è stato tempo distensivo, ho vissuta un modo di vivere che non avevo da tanto tempo.  Siamo troppo in balia di questa frenesia di questa girandola consumistica. È stato un tempo prezioso, con quell’ombra, quella cupezza dovuta a quello che è successo. Certo mi sono reso conto di quanto gli artisti in Italia siano precari e non considerati una cosa preziosa».
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