Ravenna, Valle della Canna, l'11 un nuovo sopralluogo

Ravenna | 09 Ottobre 2019 Cronaca
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La causa della moria di uccelli verificatasi alla Valle della Canna - gestita da diversi enti tra cui Ente parco del Delta, Regione e Servizio Ambiente del Comune - nelle scorse settimane è riassunta dalle parole dell’ex assessore regionale Guido Tampieri, che in una lettera chiama in causa il problema della scarsità di acqua. «Pubblica, privata, gratuita, onerosa, non importa. Non si può compromettere un ecosistema per un po’ d’acqua. Quando, come ora, c’è. Incuria, negligenza, approssimazione, forse di tutto un po’». Pare infatti che la causa degli acquatici morti sia nella proliferazione del batterio del botulino: le prime analisi hanno dimostrato che la causa è da rintracciare nelle tossine di tipo C prodotte dal batterio, dilagato in ambienti dove l’acqua è stagnante e priva di ossigeno, peggiorata dalle alte temperature. La Procura ha aperto un fascicolo per far luce sul caso e capire chi sarebbe dovuto intervenire, sigillando alcune aree. Al momento il Comune, insieme a tutti gli enti competenti, ha favorito azioni straordinarie per il ricambio delle acque della valle per fornire ossigeno all’area e limitare la proliferazione del botulino. Dal canto loro, ambientalisti e cacciatori hanno unito le forze per salvare gli anatidi. Per ora la caccia è sospesa e si continuerà fino al 13 ottobre ad immettere acqua, mentre venerdì seguirà una verifica da parte degli enti preposti per vedere se effettivamente, come pare, la situazione è migliorata. In proposito c’è chi, come il vicesindaco e segretario provinciale del Pri Eugenio Fusignani, propone sdoppiare il parco per dividerne la gestione. «Si tratta di una mia vecchia proposta del 2009, ribadita nel 2015, per caratterizzare maggiormente la gestione e avvicinarla al territorio. In particolare sarebbe utile coinvolgere le associazioni venatorie, che sono state le più pronte e le più numerose ad intervenire». E il vicesindaco cita un’esperienza nella laguna di Gorizia dove i cacciatori, in un’area valliva simile alla Valle della Canna, hanno rinunciato alla caccia pur di tutelare la zona e gestirla al meglio.
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