Ravenna, Il pranzo solidale di Avvocato di Strada, Arci e Rompere il Silenzio: "Messe a sedere 80 persone"

Ravenna | 12 Gennaio 2020 Cronaca
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Come ogni anno, anche il 2020 per i volontari di Arci, Avvocato di Strada e Rompere il Silenzio di Ravenna è iniziato con il pranzo di solidarietà per le persone in difficoltà. «Sono quattro anni - spiega Emanuela Casadio, volontaria di Avvocato di Strada - che realizziamo il cosiddetto “pranzo della Befana” sotto la regia di Arci. Quest’anno abbiamo messo a sedere circa un’ottantina di persone segnalate da Caritas, dal dormitorio San Rocco e dal Re di Girgenti, a cui si sono aggiunti i nostri utenti di Avvocato di strada. C’è da dire che quest’anno il pranzo ha avuto un “sapore” particolare, in quanto da poco tempo è venuto a mancare Innocente Bartoli, che per Arci era il factotum che seguiva l’evento e lo abbiamo organizzato anche pensando a lui: in particolare la moglie Patrizia ha voluto continuare la tradizione perchè era una cosa a cui Innocente teneva molto». Il 2020 per Avvocato di Strada sarà -  si spera - l’anno della nuova sede. «Il nostro coordinatore, Michele Muscillo, sta prendendo i contatti con il Comune per capire come ottenere, tramite bando, una o più stanze nella sede della casa del volontariato di via Oriani. La nostra è un’attività sui generis, le consulenze vanno svolte con riservatezza e dobbiamo conciliare gli spazi con le esigenze dei nostri utenti. Nel frattempo ci appelliamo ad altre realtà, come la Croce Rossa o la Caritas, per chiedere se possono ospitarci». In attesa dei numeri ufficiali che hanno segnato l’attività del 2019, come tutti gli anni l’associazione ha avanzato alla Fondazione Cassa di Risparmio la richiesta di contributi, in particolare per il progetto legato alle vittime della tratta, donne emarginate che subiscono violenza. «Da quest’anno, inoltre - prosegue Casadio - dovremmo iniziare a collaborare con Cidas, la cooperativa a cui il Comune ha appaltato il progetto “Oltre la strada” e vorremmo anche riprendere le fila del convegno dell’8 novembre scorso per mettere in rete le diverse realtà della città che lavorano nei servizi sanitari, in quelli a bassa soglia, nei centri antiviolenza e nelle forze dell’ordine per creare una risposta concreta alle donne e alle persone Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) che vivono in strada e che subiscono violenza». 
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