Ravenna, giovani coreografi crescono

Ravenna | 15 Marzo 2020 Cultura
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A Ravenna è terminato a genanio il corso di alta formazione «DanzAutore Contemporaneo», finanziato dalla Regione Emilia-Romagna, realizzato dal centro studi La Torre, con Iscom Emilia-Romagna, Cantieri Danza, Ida International Dance Association e associazione culturale Nervitesi. Ad essere selezionati 18 giovani artisti di cui 13 sono arrivati a completare l’anno di frequenza. Il corso in particolare è dedicato alla figura del DanzAutore ovvero un approccio coreografico a partire dal proprio corpo e dal proprio vissuto. Due delel partecipanti raccontano la loro storia.

Linda Ricci: «Ho capito di essere un’esploratrice»
32 anni, un passato da ginnasta all’Edera di Ravenna, per poi scegliere la danza e frequentare il Trinity College a Londra. Un’esperienza quella londinese che le ha cambiato «approcci e interessi. Sono ripartita da zero, si partiva dall’appoggio del piede. Purtroppo al secondo anno ho avuto un incidente e non ho potuto concludere il percorso, ma ho capito molte cose». Ha finito adesso di frequentare il corso di DanzAutore a Ravenna che le ha impresso una nuova direzione: «è stata un’avventura molto interessante, di grande qualità. Mi è servito anche per mettere a fuoco che non sono interessata alla coreografia. Prediligo l’aspetto della formazione, dell’organizzazione che mi permette di dare degli strumenti alle persone, anche all’interno della quotidianeità. Frequentando il corso ho scoperto altre traiettorie di lavoro che ruotano intorno alla danza, anche se non necessariamente portano alla creazione di uno spettacolo. Si tratta di percorsi di ricerca sperimentale, ma anche relativi alla realtà virtuale. Faccio fatica ad essere danzocentrica. Questo corso mi ha dato la possibilità di capire che sono un’esploratrice e se in questa esplorazione mi capita di mettere in scena uno spettacolo va bene, ma mi interessano di più i processi che stanno a monte dello spettacolo». Insieme a nove compagni di corso (tra cui Irene Rossi ) ha preparato un progetto che è stato selezionato per le Celebrazioni dantesche 2020-2021, «Cammin di mezzo», come spiega Linda: si tratta di «un percorso itinerante tra alcuni luoghi della città di Ravenna, legati alla figura di Dante che ospiteranno performances site specific. Gli spettatori saranno coinvolti in una sorta di caccia al tesoro per scoprire gli scenari danteschi e valorizzare il territorio».

Irene Rossi: «Dalla tradizione alla modern»
E’ nata a Ravenna, ma si sente cervese Irene Rossi, classe ‘79, insegnante di danza moderna,con diverse specializzazioni, «la maggior parte degli anni dell’adolescenza l’ho passata a Cervia e anche adesso sono co-direttrice dell’associazione sportiva Artemisia dove insegniamo danza e che ha sede nella cittadina della riviera». Da buona romagnola, con un padre provetto ballerino, Irene ha debuttato a soli 4 anni tra le file del Gruppo Folk alla Casadei di Bruno Malpassi: «sono partita dalla tradizione, ma in realtà si ballava di tutto, dal liscio ai balli sudamericani. E’ stato lì che ho scoperto la mia passione per la coreografia che mi ha portato a frequentare il corso di DanzAutore. Poi sono passata alla danza classica dove ho conosciuto la mia socia Cristina Chiarello. Però la classica ha pretese diverse di costituzione (fisica nda) che io non avevo e a 20 anni ho lasciato e ho iniziato a rivolgermi a modern-jazz e hip hop, scegliendo la strada dell’insegnamento». La volontà di migliorarsi e di «accrescere il mio linguaggio coreografico mi ha portato al corso di DanzAutore che mi ha dato grandi soddisfazioni: mi ha fatto trovare il mio linguaggio personale, una commistione tra modern jazz e hip hop, una strada fatta di contaminazione. Ho presentato il mio primo lavoro completamente autoriale, dove ho fatto musiche, tema, coreografia. E’ un lavoro introspettivo ispirato ad una frase di Lao Tze: “Ciò che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla” e riflette sull’importanza della trasformazione. Portare in scena questo lavoro è stato chiudere il cerchio di tre anni in cui nella mia vita ho avuto più di una trasformazione. Il concetto della trasformazione è stato per me l’essenza stessa del corso».
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