Pasquali (Confagricoltura Ravenna): «Cresca una mentalità che colga le nuove sfide»

«Gli amministratori locali si dovrebbero rendere conto del ruolo di un’agricoltura ben governata come settore primario in un territorio come il nostro, per l’indotto che genera e per l’importanza non solo sociale ma anche ambientale che può esprimere. Se il nostro territorio non fosse governato dagli agricoltori non ci sarebbe nessun altro che lo farebbe al posto loro». Paolo Pasquali, presidente provinciale di Confagricoltura, descrive a Sette Sere Qui i nodi problematici di un comparto, i cui operatori lottano per difenderne l’economicità che è sinonimo di sopravvivenza e si sviluppo. «E occorre una svolta culturale per adeguarci alle esigenze dei tempi».
Presidente Pasquali, quali sono gli interventi che lei ritiene più urgenti per incrementare la produttività e l’efficienza del vostro settore, coniugandoli con le esigenze ambientali?
«Noi dobbiamo ragionare non per l’immediato ma in termini di continuità aziendale e pensare al futuro. Per esempio, è necessario ottimizzare l’uso dell’acqua programmando impianti di distribuzione dell’acqua per l’irrigazione, che ora più che mai è diventata un bene primario insostituibile. L’acqua deve essere usata sempre più con grande attenzione. Buona parte di quella utilizzata nel territorio delle nostre province, che è a valle del Canale emiliano romagnolo, viene prelevata dal Canale ed immessa negli scoli consorziali perché raggiunga le aziende: così facendo si verificano dispersioni che potrebbero essere annullate con impianti in pressione; in sintesi più l’acqua è indispensabile più sarà necessario pensare a nuove forme di distribuzione: un obiettivo che fino a qualche anno fa era un’opzione ma ora sta diventando una necessità».
Come garantire alle imprese agricole la liquidità necessaria per essere attive ed intervenire sul mercato? Qual è il vostro rapporto con il mondo del credito?
«Si crede generalmente che il credito sia qualcosa di lontano e di irraggiungibile. Ma è il contrario, facendo salva la meritevolezza del credito, dobbiamo tenere presente che i valori fondiari dei terreni agricoli sono gli unici che non si sono ridotti negli ultimi anni, mantenendo ottime quotazioni; spesso i problemi sono di liquidità e non dì certo patrimoniali. Certo che il permanere di prezzi bassi dei cereali e i problemi climatici con una diffusa siccità, forti ed estese grandinate e intensi ritorni di freddo, creeranno situazioni che metteranno in difficoltà molte aziende rimaste senza prodotto e con i costi delle risemine di alcuni prodotti particolarmente sensibili avranno problemi di liquidità. Ma ritengo che se continueremo a dimostrare che il nostro è un settore sano, in cui le sofferenze sono modestissime rispetto ad altri comparti, manterremo un buon dialogo con le banche. La nostra disponibilità è massima anche a spenderci, qualora servisse, per favorire l’incontro fra le esigenze dei nostri soci e le stesse banche. In particolare ci sono istituti di credito locali che sono molto sensibili al rispetto di questa loro funzione di vicinanza agli agricoltori e riteniamo che questa attitudine possa durare».
Qual è il principale ruolo che Confagricoltura esercita nei confronti dei propri associati?
«Noi pensiamo di poter avere un ruolo nel dar voce e nella crescita culturale dei nostri soci, mettendo a disposizione le nostre strutture perché si verifichino le condizioni per incontrare, per promuovere nuove situazioni: per esempio, anche con il coordinamento di Confagricoltura nazionale abbiamo collaborato alla nascita di pregevoli iniziative aventi come obiettivo la concentrazione dell’offerta dei prodotti agricoli assieme ad altre organizzazioni. Abbiamo promosso una stagione convegnistica con relatori molto qualificati, cercando di stimolare la partecipazione dei nostri soci e ponendoci come obiettivo di far sì che questi incontri non siano utili solo come qualsiasi incontro tecnico, ma come transfert di messaggi politici ben più coinvolgenti. Penso a quelli che abbiamo organizzati relativi alle problematiche fiscali, o a quelle della Pac, o del settore vitivinicolo - dove abbiamo proposto di valorizzare il marchio Romagna - o dell’ortofrutta al quale hanno partecipato esponenti di tutte le componenti che possono avere un ruolo in questo ambito, con la partecipazione del presidente di Unitec, Angelo Benedetti, fornitore d’impianti di trasformazione della frutta a livello mondiale, osservatore esterno ed estremamente competente. Crediamo di avere espresso in questi modi quella che è la funzione fondamentale della nostra organizzazione, che non deve solo garantire alcuni servizi pur indispensabili (tecnico, fiscale, servizio paghe e patronato) ma che può e deve esprimere anche una funzione culturale più ampia a beneficio dei propri associati».