Monticelli racconta l’ultima produzione nata in Usa: «Il bello di lavorare con la tradizione italiana»

Ravenna | 15 Febbraio 2020 Cultura
E’ una tradizione per la famiglia Monticelli mescolare sapientemente la tradizione antica dei burattini con le forme di arte contemporanea (pupazzi, ombre, animazione a vista): Mauro e Andrea portano avanti la tradizione di famiglia cominciata 5 generazioni fa e presentano sabato 15 febbraio, ore 21 al Teatro Rasi, una delle ultime produzioni realizzate dal Teatro del Drago, Il magico cerchio di Prospero, liberamente ispirato all’opera La tempesta di William Shakespeare. Un lavoro nato nel 2012 in Texas e poi trasformatosi nello spettacolo odierno,  in scena Mauro e Andrea Monticelli e Fabio Pignatta come ci racconta Mauro.
Come è nata l’idea di questo spettacolo?
«Nel 2012 quando siamo andati in Texas per allestire una Tempesta di Shakespeare con la comp. AtticRep e il docente Roberto Prestigiacomo, alla Trinity University, di Sant’Antonio. Lo abbiamo realizzato insegnando ai giovani studenti che si occupavano di prosa. Solitamente per allestire uno spettacolo ci vuole un anno, ma abbiamo dovuto farne una versione iper accelerata in 30 giorni. Lo abbiamo poi ripreso in Italia e naturalmente è molto diverso».
Portare in Usa le tecniche tradizionali dei burattini come è stato?
«Ero molto preoccupato. Abbiamo trovato quello che pensavamo: ci siamo trovati in mezzo a persone – anche nel settore del teatro – abituate a lavorare sedute davanti a uno schermo con un mouse in mano. Li abbiamo colti di sorpresa. Naturalmente è una modalità di lavoro completamente diversa: per loro lavori con i ragazzi e poi una settimana prima dello spettacolo li mandi a casa per far venire i veri professionisti, per noi era inconcepibile. E’ stato un bel contrasto, ma alla fine è stata festa grande. I ragazzi erano liberi da preconcetti e pregiudizi ed hanno apprezzato il nostro lavoro. Del resto che senso ha per un italiano lavorare all’americana?».
Come è la versione che presentate al Rasi?
«Il lavoro fatto in Italia è diverso da quello americano, il testo è visto dalla fantasia di Prospero, mentre l’altro seguiva di più le parole di Shakespeare. Ci siamo ispirate a Chagall per le scenografie, un pittore onirico, spirituale, con grandi superfici colorate. È molto irreale la sua pittura. Qualsiasi pittore che non rispecchia la forza di gravità per noi è incredibile; così come l’uovo con le zampe di Bosch. Sono diversi ma entrambi surreali. Il teatro di figura non deve ripetere gli stessi canoni di quello di prosa, lasciamo molto spazio all’immagine, al teatro visuale. Per  noi la strega Sycorax - nel testo shakesperiano è appena nominata -  è uno spunto importante per creare dell’animazione intorno a un personaggio fantastico, con fumo e danza. Vedrete in scena le scenografie ispirate a Chagall, gli  attori che manipolano i pupazzi, una parte recitata in modo poetico, con piccoli tratti del testo di shakespeare. Ci saranno Prospero, Ariel, Calibano, Miranda, in uno spettacolo fatto tutto di magia».
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