Le priorità di Alfieri, nuovo presidente Fondazione Cassa: "Università, cultura, sanità e turismo"

Ravenna | 19 Febbraio 2017 Cronaca
«Vogliamo dare sempre di più un’anima di respiro internazionale a Ravenna. Le nostre priorità sono per questo università, cultura, turismo e sanità. Faremo qualche cosa anche per lo sport. In generale ci saranno meno finanziamenti a pioggia e più mirati su progetti di qualità».
Questi gli obiettivi di Ernesto Giuseppe Alfieri, nuovo presidente della Fondazione Cassa di Ravenna, eletto poche settimane fa. «Mi faccia spendere un doveroso e affettuoso saluto al mio predecessore Lanfranco Gualtieri, che dal 1993 ha guidato con saggezza e sobrietà la Fondazione, rendendola perno della crescita sociale, culturale e civile del nostro territorio».
Il bilancio appena chiuso ha visto nuovamente l’ente ravennate fra i più generosi in Romagna, con 4,2 milioni di euro erogati su centinaia di progetti che hanno coinvolto non solo Ravenna, ma anche Faenza, la Bassa Romagna e altre città romagnole, «perché – sottolinea Alfieri – come richiesto dall’Acri (l’Associazione di rappresentanza di Casse e Fondazioni, ndr) cerchiamo d’intervenire anche fuori dai nostri confini territoriali, dove altre Fondazioni non erogano più nulla».
Oggi però anche la Fondazione Cassa di Ravenna, come richiesto dal Mef, dovrà rafforzare sempre più il proprio patrimonio e tener conto dell’incremento robusto della tassazione sui dividendi percepiti a partire dal 2016. Per questo nel 2017, come già in parte successo lo scorso anno, sul fronte erogazioni ci sarà una flessione rispetto alle annate precedenti. «Assicuro che non faremo mancare il nostro sostegno alle iniziative sociali, assistenziali, educative e del volontariato, tutte convergenti nel sostenere lo sviluppo sociale e l’innovazione civica» chiarisce Alfieri.
Presidente Alfieri, l’Università è sempre più strategica per voi. A Ravenna però stenta a prendere corpo un vero e proprio campus come ci sono a Cesena e Forlì o no?
«Abbiamo sempre sostenuto il polo universitario cittadino e lo continueremo a fare con convinzione perché ci dovrà essere una crescita dell’Alma Mater in città. Rappresenta infatti una chiave cruciale per lo sviluppo anche di cultura e turismo. Noi sosteniamo con 400mila euro la Fondazione Flaminia, in più concediamo gratis il grande Palazzo degli ex Asili in via Tombesi Dall’Ova per la facoltà di Ingegneria. Bene ha fatto il sindaco ad indicare la possibilità di un campus unico in via Nino Bixio, presso l’ex Caserma. Spero che da Bologna arrivino segnali d’attenzione in più rispetto al passato, abbiamo bisogno di facoltà più specializzate, noi abbiamo il mare, un fattore da sfruttare anche in questo contesto».
Il capitolo della cultura è fra i più rilevanti nella vostra attività. Da Palazzo Guiccioli nasceranno due musei, a che punto siamo?
«Grande e specifica attenzione è rivolta agli interventi di respiro internazionale previsti per il recupero, anche con importanti risvolti urbanistici, dello storico Palazzo Guiccioli e per la conseguente realizzazione, entro il prossimo 2019, del Museo Byron e del Museo del Risorgimento, nuove, rilevanti attività culturali che favoriranno il sistema turistico nel suo insieme. In particolare il museo Byron attirerà un turismo colto anglosassone. Nello stesso Palazzo avrà sede infatti anche la Byron Society ed una foresteria per studiosi byroniani, proprio in virtù della costituzione di un museo che sarà unico in Italia».
La Fondazione fin dal 2009 ha deciso di puntare molto sul settimo centenario della morte di Dante. Il 2021 è in arrivo, ci saranno sorprese?
«Per il settimo centenario della morte del sommo Poeta proseguiremo, in collaborazione con l’Accademia della Crusca, ad organizzare il Festival Dante 2021, che registra ogni anno un crescente consenso di critica, ma soprattutto di pubblico. Per questo e non solo, sarà necessario valorizzare ancor più i nostri Chiostri Francescani, anche in vista delle celebrazioni dantesche 2021. Nel marzo 1921, sesto centenario, come ha ricordato recentemente il presidente Patuelli, il Parlamento approvò un apposito disegno di legge con il quale garantì il sostegno alle celebrazioni, fu Benedetto Croce, allora ministro dell’Istruzione del governo Giolitti, ad intervenire a Ravenna. In questi giorni sappiamo che il ministro dei Beni Culturali ha dato disponibilità perché anche gli eventi del 2021 abbiano una degna cornice di appositi finanziamenti».
Pare chiaro il vostro indirizzo di puntare molto di più su un turismo da città d’arte e meno marittimo. Forlì insegna?
«Il mio ragionamento va in questa direzione: è bene puntare con forza e lucidità su un’offerta di turismo culturale integrata, che faccia rimanere in città le famiglie e le scolaresche per più di una giornata, coinvolgendo così anche le strutture ricettive di Ravenna».
A questo proposito sulla parte museale la Fondazione che cosa pensa di fare?
«Lo spirito unico di Ravenna dovrà potersi riconoscere attraverso scelte lungimiranti che già intravediamo. Il Parco archeologico di Classe, che ci ha visti impegnati fin dal primo momento, lo sviluppo della Classense e della Oriani, istituzioni culturali di valore europeo, il nostro rilevantissimo intervento (per un totale pluriennale dal 2012 al 2018 di 750mila euro) per l’archivio storico Arcivescovile, secondo solo al patrimonio detenuto dal Vaticano. La nostra parte la facciamo».
Un altro capitolo riguarda la sanità ed il sociale, sempre fra i vostri obbiettivi principali…
«La dimensione solidaristica che la Fondazione ha sempre incarnato e che ora prosegue con il nostro impegno nel campo delle emergenze sociali e nell’assistenza agli anziani, con l’ammodernamento di attrezzature diagnostiche e strumentali di alta qualità per la sanità locale e ancora per il volontariato ed il processo culturale in genere. Voglio anticipare con piacere che l’Ausl, dopo l’accoglimento da parte nostra della delibera d’impegno per 500mila euro, ha posto in essere le procedure per l’acquisizione di un nuovo e moderno angiografo, indispensabile per lo sviluppo tecnologico del dipartimento di Radiologia vascolare del nostro ospedale».
(Manuel Poletti)
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