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L’assessore alla cultura di Firenze Tommaso Sacchi parla delle iniziative per celebrazioni dantesche e del rapporto tra Ravenna e e la città dei Medici

Ravenna | 15 Novembre 2020 Cultura
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Elena Nencini
Nella passata legislatura il sindaco di Firenze Dario Nardella aveva mantenuto la delega alla cultura, lo scorso maggio invece, al secondo mandato, ha nominato assessore alla cultura, alla moda e al design Tommaso Sacchi, trentasettenne milanese, già a capo, dal 2014, della Segreteria cultura del Comune e direttore artistico della rassegna di eventi «Estate fiorentina». Si è occupato in passato di progetti culturali internazionali ed ha portato la giusta dose di innovazione e freschezza, in una città d’arte come Firenze che necessita di aperture e rapporti verso l’estero.
Firenze, patria di Dante Alighieri, ha un rapporto forte con Ravenna, sottolineato dalla decisione nel 1908 quando, durante le Feste Dantesche fu istituita la cerimonia dell’olio, in cui annualmente Firenze offre l’olio destinato ad ardere nella lampada all’interno della tomba, simbolico atto di espiazione per l’esilio inflitto al poeta.
L’assessore Sacchi racconta i progetti di Firenze per le celebrazioni legate al 700esimo anniversario dalal morte del Poeta e l’importanza di una figura come quella di Dante ancora oggi.
Sacchi, cosa rappresenta per il Comune di Firenze questo settecentesimo anniversario della morte di Dante?
«Dante per Firenze è la lingua italiana, prima di tutto, ma anche la lingua universale della letteratura, dell’umanesimo, della Rinascita all’indomani dei secoli bui. Stiamo preparando in tutta Italia un anno di celebrazioni imponenti con mostre, convegni, eventi, festival, performance artistiche. Firenze sarà uno dei cuori di queste celebrazioni. Ma Dante è davvero di tutti, non vogliamo ricondurlo a un luogo bensì farlo latore di un messaggio che parla ad ognuno e nel quale ognuno riconoscersi. Credo che questa ricorrenza sia l’occasione per rimettere Dante al centro delle politiche culturali della sua città natale e anche un modo per sanare la ferita dell’esilio cui venne costretto. Le celebrazioni e gli eventi che si svolgeranno e che io mi auspico saranno rivolti a tutti, dai più eruditi ai bambini, dovranno essere un modo per riappropriarci del Poeta e del suo immenso lascito per la letteratura e la lingua italiana». 
In cosa, secondo lei, la fiorentinità di Dante è più evidente?
«Direi forse nella volontà di critica che però non diventa mai acrimonia bensì tradisce l’amore incondizionato per la propria città».
Il legame tra Ravenna e Firenze si è stretto negli ultimi anni ed in particolare durante  queste celebrazioni, grazie anche alla collaborazione con gli Uffizi. Prevede ulteriori scambi?
«Con Ravenna abbiamo da sempre un ottimo rapporto, conosco bene il giovane sindaco Michele De Pascale e sono stato alcune volte nella città romagnola per la cerimonia che ricorda la morte del Sommo Poeta con la donazione dell’olio, rito che si svolge tradizionalmente proprio sulla tomba.
Mi piacerebbe creare un collegamento più stretto, anche dal punto di vista turistico oltre che culturale, tra le due città, quelle che diede i natali al Sommo Poeta e quella che ne accolse le spoglie. Dante fa parte di noi, della nostra storia, di Firenze, di Ravenna ma in definitiva è uno dei maggiori simboli dell’Italia».
Pensa che ci possano essere dei modi per superare le difficoltà create allo svolgersi del programma delle Celebrazioni dantesche da questa terribile pandemia?
«Abbiamo presentato nelle scorse settimane, alla presenza del Ministro Dario Franceschini, un ricco calendario con decine e decine di eventi, per un settecentenario molto articolato e corale, senza barriere nelle discipline artistiche, che racconterà cosa ha rappresentato e ancora oggi rappresenta Dante a 360 gradi. Ringrazio tutte le istituzioni, enti e associazioni che hanno partecipato a un lavoro di coordinamento appassionante che sono certo permetterà grandi risultati. Purtroppo temo che senza una svolta sanitaria gran parte delle iniziative dovranno essere rimodulate, probabilmente in forma digitale. In questi mesi ci siamo abituati a nuove forme artistiche fruibili a distanza grazie ad internet e alle nuove tecnologie: lungi dall’essere sostitutivi dello spettacolo dal vivo, questi nuovi modi di vivere le iniziative culturali possono essere un modo diverso per accendere curiosità e avvicinare un nuovo pubblico a Dante». 
Nel programma delle celebrazioni che avete presentato da poco, qual è l’iniziativa alla quale spera proprio di non dover rinunciare a causa delle limitazioni Covid? 
«Gli eventi sono davvero tutti molto importanti e interessanti e mi auguro che la pandemia possa concederci il prossimo anno almeno una tregua. Se proprio devo selezionare un evento, ne scelgo non uno spettacolare ma molto ‘fisico’ e ‘materiale’, ovvero il nuovo museo della lingua italiana che nascerà nel complesso di Santa Maria Novella. Dante è il padre della nostra lingua e Firenze si prepara ad ospitare un nuovo, grande e innovativo luogo espositivo che ne ripercorra origini, mutazioni e soprattutto futuro. Questo il dono più grande, l’eredità più importante del Sommo Poeta».
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