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L'attrice Elena Bucci racconta il suo prossimo lavoro di drammaturgia, la cui voce sarà di John Malkovich

Ravenna | 20 Febbraio 2021 Cultura
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Elena Nencini
Attrice, drammaturga e regista poliedrica Elena Bucci ama veleggiare dolcemente tra teatro e cinema: dalla sua storica compagnia teatrale Le Belle Bandiere con il fedele amico Marco Sgrosso con cui ha realizzato produzioni importanti - che le hanno valso il premio Ubu 2016 come miglior attrice - al cinema a film come A Bigger splash di Luca Guadagnino all’ultimo, ancora non uscito, sulla vita di D’Annunzio, Il cattivo poeta, con Sergio Castellitto.
Nell’anno dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, Bucci ritorna con un progetto importante che aprirà la XXI edizione di Emilia Romagna Festival, a fine giugno a Imola, John Malkovich’s Inferno, con la voce recitante proprio del famoso attore statunitense, accompagnato dal flauto di Massimo Mercelli, le elettroniche di Gabriel Prokofiev, e i I Solisti Aquilani.
Bucci come sta andando la preparazione di questo lavoro?
«E’ incredibile, sto lavorando moltissimo: da quando mi è stato chiesto di seguire questa drammaturgia sono partite insieme tantissime cose: mi hanno chiesto di realizzare un video dello spettacolo Nella lingua e nella spada, (dedicato alla storia tra Oriana Fallaci e Alekos Panagulis nda). E poi lo spettacolo Caduto fuori dal tempo tratto dal libro di David Grossman. Adesso mi sto dedicando a questo progetto su Dante che vede un attore e regista di grande carisma come Malkovich, un compositore  giovane (Prokofiev nda), ma pieno di idee, insomma degli elementi bellissimi e stimolanti. Ma devo capire come il mondo anglosassone, attraverso le parole di Fellow, veda il mondo di Dante. È un viaggio tra mondi e culture diversi. Sembriamo esageratamente anglofoni in Italia, ma invece mi rendo conto di quanto venga fuori il tema della diversità, della differenza e di quanto bisogna farsi guidare dalla curiosità per andare oltre. Non esiste una verità unica, ma bisogna cercare di capire, di immedesimarsi». 
Sarà in inglese quindi?
«Lo spettacolo è stato creato per un palcoscenico internazionale, sarà proposto in inglese con proiezioni del testo in italiano, in un lavoro minuzioso sulla parola e il carattere universale dell’opera. Lo spettacolo è stato già venduto all’estero. Devo immergermi in una lingua medievale che però già conoscevo, anche se Dante non si finisce mai di conoscerlo, e un inglese di qualche centinaio di anni fa e muovermi tra queste due. E ogni volta mi accorgo di come Dante abbia una ricchezza dello sguardo, una visione, una poliedricità che noi contemporanei non siamo abituati a frequentare, ma che è ancora più difficile da trasportare nel mondo anglosassone che è sempre sintetico, veloce».
Come vi siete organizzati per lavorare in questo periodo di pandemia?
«Naturalmente a distanza, il computer ci permette di essere in contatto grazie alle mail e alle videochiamate: adesso stiamo lavorando io e Gabriel. Cerchiamo di mettere  in connessione la sua visione del mondo con la nostra. Gabriel, vive a Londra, è un artista complicato e affascinante, molto curioso, intelligente che ha sviluppato delle visioni in merito all’Inferno. Solitamente se penso alla Comedia sono abituata a pensare ai personaggi, alla musica, alle parole lui invece pensa alla struttura da buon musicista, dividendola in cerchi. Mi sono messa nell’ottica di un racconto lineare che si allarghi ai grandi personaggi che sono ineludibili. 
Vorrei che fosse un lavoro che non risultasse polveroso, sorpassato perché non tutti amano Dante, la scuola lo ha fatto odiare a molti».
La musica sarà quindi il filo di questo viaggio nelle parole di Dante?
«La musica è il Virgilio di questo viaggio, che per l’occasione sarà affidata a un compositore contemporaneo come Gabriel. E’ sempre bello quando le arti si uniscono: con la recitazione, teatro, musica riusciamo ad illuminare il nostro presente in modi diversi. Mi sembra che sia affascinante farci guidare da qualcuno che non c’è più, i grandi poeti, lo stesso Dante. Mi diverte proprio. Mi sembra di vedere un film meraviglioso che si affaccia sulla realtà».
Che tipo di regia state realizzando?
«Non è facile, fare una scelta: sto cercando di salvare tutti i passaggi, anche se qualcosa va sacrificato, se no si rischia di realizzare uno spettacolo fiume. Vorrei dargli un taglio in modo che anche chi non ha letto la Commedia possa seguirlo. L’opera di Dante ha tantissimi livelli, simbolici, psicologici, allegorici, spirituali, ma alla fine è il racconto di un viaggio». 
Ha parlato con Malkovich?
«Solo indirettamente al momento. E’ molto impegnato con un film, ma presto ci sarà un confronto: è importante che lui abbia una gamma di opzioni tra le quali scegliere. Essendo io attrice, oltre che regista, mi accorgo che è importante dare la possibilità di scegliere all’attore e fare una selezione  proprio al servizio di questo».
Tra i tanti lavori che ha realizzato c’è anche un progetto sull’«Orestea» in cui è stata coinvolto il nuovo ministro per la Giustizia MartaCartabia.
«E’ stato un progetto bellissimo, realizzato con Marco Sgrosso,  l’Università di Bologna e il professor Federico Condello, che ha deciso di trasformarlo in video coinvolgendo propria la ex presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia, con la troupe Kinè di Bologna, diretta da Claudio Giapponesi. E’ stata una ri-lettura di Eumenidi, una parte dell’Orestea di Eschilo, dove si evoca la creazione del primo tribunale della storia. E’ stato girato tutto in Romagna, tra il convento di San Francesco e il Teatro Goldoni a Bagnacavallo, e Palazzo San Giacomo a Russi: la presenza della Cartabia era molto importante, visto che il testo tratta dell’istituzione del primo tribunale, mentre prima era tutto basato sul giuramento dell’imputato e sul volere degli dei. Cartabia ha preparato una  visione di Eumenidi, intrecciandola in un discorso molto interessante. Un bellissimo lavoro».
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